Home Page
Vetrina editoriale
Opere pittoriche recenti
materiale editoriale
Presentazione 30-01-2010
La realta che supera la fantasia
Rassegna Artistica
Rassegna editoriale
Presentazione 11-04-2010
Biografia aggiornata
Riflessioni
Opere pittoriche nuove
Animali
Paesaggi
Nature morte
Pubblicazioni
Contenuti audio
Ritratti a pastello
-
PENSIERI PER VOLARE - Meditazioni di uno spirito libero
Racconti e riflessioni
PENSIERI PER VOLARE

MEDITAZIONI DI UNO SPIRITO LIBERO

DEDICHE E RINGRAZIAMENTI

Dedico questo libro alla mia splendida famiglia. Ringrazio di cuore Silvio Sgamma per la sua valida presentazione. Un grazie particolare a mio figlio Francesco per la realizzazione della copertina.



Foto della copertina a cura dell’autrice Accorgimenti tecnici a cura di Francesco Torrisi Illustrazioni e opere pittoriche dell’autrice

PRESENTAZIONE DI SILVIO SGAMMA

Chi è un artista? È questa la domanda che da lungo tempo rivolgo ai sapienti del settore, ma da cui non ho avuto e forse non avrò mai esauriente risposta. Pratico letteratura, ma amo ogni genere di arte vera, osservo attentamente il circondario, traggo le mie conclusioni e mi convinco sempre più che la dotazione artistica sia prima di tutto un dono spirituale. L’arte, così come la materia, non si crea e non si distrugge…ovviamente “ribadisco” quella vera e non quella a tavolino artificialmente creata a scopo di fama e/o di lucro. Olga Serina è un’artista poliedrica …oserei dire indefinibile. È pittrice - ritrattista, scrittrice, poetessa, musicista e per non essere prolisso aggiungo semplicemente eccetera. Nel campo scritturale, Olga vanta all’attivo la pubblicazione di numerosi libri riguardanti problematiche sociali di considerevole rilievo, come fantasiosi piacevoli racconti, ma nell’arte pittorica in particolare la sua bravura è arrivata al giudizio di personaggi di altissimo ceto.

Il suo ultimo lavoro letterario, a cui vuole essere riferita la presentazione “Pensieri per volare” raccoglie una serie di scritti riflessivi di natura umanistica, i cui contenuti trascendono nelle profondità più recondite della imperscrutabile psiche, andando a mettere a nudo le nervature anche dolenti e talvolta interdette, del nostro enigmatico terreno comportamento. La lettura, come di consueto piacevole e variegata, si presta facilmente al dialogo di gruppo, oltre al singolo culturale e personale apprendimento. Un grazie quindi alla infaticabile artista e buona lettura a tutti coloro che avranno privilegio e onore di soffermarsi sulle significative apprezzabili e lusinghiere pagine.

Silvio Sgamma

PREFAZIONE

Amo scrivere, non solo per esprimere me stessa e per comunicare agli altri, ma soprattutto perché in questo modo riesco ad esprimermi maggiormente piuttosto che parlando. Attraverso i miei libri cerco di trasmettere le emozioni, i sentimenti, i pensieri. I temi affrontati sono assortiti. Di solito non mi limito a raccontare fatti accaduti, ma anche creando racconti immaginari, che a volte esulano persino dalla realtà. Metto in gioco la mia fantasia, i miei desideri, i miei sogni, ma soprattutto mi soffermo sull’aspetto psicologico e intimo dei personaggi, cercando di scavare più profondamente possibile nell’animo di ciascuno di essi. Spesso mi è inevitabile prendere spunto dalla realtà, dalla conoscenza degli individui protagonisti, da qualcuno che mi colpisce in modo particolare o da una bizzarra situazione che si è venuta a creare. L’ osservazione della realtà e le esperienze vissute, diventano quindi ispirazione ove poter creare qualcosa di nuovo. Tante volte i miei scritti nascono per caso. Esistono mille sfaccettature, così come esistono le diverse sfumature dei colori trasportati sulla tela. Essendo una pittrice - ritrattista, sono anche abituale osservatrice, per cui mi viene spontaneo cogliere il carattere di una persona, non solo dalle fattezze fisiche, ma anche tramite il segno, ovvero attraverso un’analisi approfondita dell’indole, mediante la parola.

Il libro “Pensieri per volare” si distingue in tre parti: La prima (più consistente) contiene delle poesie ed una vasta raccolta di riflessioni, a partire dall’età della mia giovinezza fino al 2018. Gli argomenti sono i più svariati: dal concetto della vita, della sofferenza, della morte, dell’amicizia, fino ai concetti più elevati: Dio, il tempo, il mistero, l’universo, l’arte, il pensiero. Metto in evidenza inoltre gli aspetti psicologici dell’essere umano, oltre ai suoi lati oscuri: la falsità, l’ipocrisia e i moventi che fanno agire l’individuo, spesso intriso di sentimenti negativi. La seconda riguarda delle esperienze di vita: i ricordi più salienti della mia infanzia e giovinezza. La terza parte include alcuni racconti, frutto della mia immaginazione.

PARTE PRIMA

RIFLESSIONI E POESIE

AMO

Amo contemplare i tramonti, le albe, il cielo stellato, le nuvole nelle infinite e mutevoli forme durante la dissolvenza, le svariate sfumature di colore, evidenziate dalla luce del sole. Amo contemplare la trasparenza di un lago, di un fiume, o del mare calmo e agitato, scrutarlo nello splendore dei contrasti coloristici; ascoltare il suo linguaggio, lo sciabordio e il fragore delle onde merlettate della bianca schiuma evanescente. Adoro il suo profumo, l’acqua cristallina e i raggi solari quando si divertono a creare giochi di luce dalle mille varianti. Contemplo il suo fascino mentre la suggestiva luna si rispecchia su di esso. Mi incanta il fruscio delle foglie baciate dal sole, dipinte dall’Autunno e stagliate tra i rami di alberi in controluce. Apprezzo i fiori spettacolari e i suoni dei boschi, alternati dall’apparente silenzio incombente. Amo viaggiare per scrutare nuovi paesaggi, profumi e costumi diversi, mi affascinano le creature del regno animale e vegetale con le loro infinite e meravigliose tonalità cromatiche. Amo il volo di un falco, di un gabbiano, la tenerezza di due gatti, di una coppia di usignoli; mi piace la goffaggine di certi animali, mi affascinano i loro versi.

Amo la famiglia, la compagnia di veri amici, l’allegria, l’umorismo, il sorriso di un bimbo. Mi emozionano gli abbracci di due innamorati o di amici che si incontrano alla stazione o all’aeroporto. Mi emoziona il decollo di un aereo. Amo il suono del pianoforte, ascoltare la bella musica, quella che tocca l’anima, che fa sognare, che fa volare con la fantasia. Mi affascina la creatività, l’arte e ancor di più quella da esercitare, attraverso le sue varie espressioni. Mi piace approfondire le mie conoscenze e produrre per il gusto di fare. Apprezzo il bene e la felicità altrui, l’armonia, la serenità, la trasparenza, la lealtà. Amo il bello, la poesia, la sacralità dell’amicizia, l’amore puro, la libertà, la Verità, l’eterna gioia, la beatitudine e tutto ciò che gratifica nello splendore dei sentimenti più sublimi. Nonostante l’inevitabile sofferenza a cui nessuno può sfuggire, la straordinaria arte di amare è la più grande virtù dell’essere umano. 2 Novembre 2016

AMA LA VERITÀ

Ama la verità e ama la libertà! Non piegarti a chi ti vuol far tacere. Se soccombi alla sua prepotenza, rischi di perdere la tua dignità mentre non farai altro che alimentare il dispotismo. Solo chi è dispotico non accetta il dialogo. Il dispotico sembra forte, ma in realtà è la sua insicurezza che lo porta ad avere paura di confrontarsi con gli altri. Grida al mondo intero la tua verità! Metti in luce i tuoi sentimenti e le tue opinioni e allo stesso modo rispetta quelli che hanno un metro di misura diverso dal tuo. Questa è la più alta civiltà. Grida al Mondo intero la verità con purezza di cuore e trasparenza, anche se è scomoda. Non permettere che ti taglino le ali! Non riuscirai a cambiare il Mondo col tuo pensiero, ma è sempre più efficace, piuttosto che sotterrare la tua verità. Ricorda: la verità può aiutare tanta gente ad aprire gli occhi. Abbi il coraggio di esporti, ovunque tu sia, perché per un essere umano non c’è bene più prezioso della libertà di pensiero.

IL PENSARE …

Un pensiero nel pensiero. Cerco di sprofondare nel pensiero per poi involontariamente addentrarmi in un altro pensiero. Che cosa è il pensiero? È qualcosa di astratto che ti tiene la mente impegnata, che ti fa vivere l’attimo presente, che ti fa compagnia, ma a volte può essere una “cattiva” compagnia, se questo è negativo. Ti fa innescare altri pensieri, come una catena, un gabbiano che vola e tu tendi ad inseguirlo. A volte vuoi catturare i pensieri, a volte vuoi farli volare, a volte ti senti imprigionata, oppressa dai pensieri. Bisognerebbe essere padroni dei pensieri. Cerchi di fare delle elucubrazioni mentali, di filosofeggiare. Il pensiero è astratto, ma reale nello stesso tempo. Può essere insistente, assillante, evanescente. Il pensiero genera la nostra essenza, ci determina e ci cambia. Un pensiero solo. Troppi pensieri. Liberi dai pensieri. Stupidi pensieri. Quando non c’è il pensiero è come se tu non ci fossi. Si può proiettare il pensiero verso il futuro, verso il passato. Cambia la visuale. Il pensiero rivolto al futuro ti porta ad immaginare, a sperare, a sognare. Il pensiero verso il passato ti porta a ripercorrere una vita vissuta. Cerchiamo di incanalare pensieri sempre positivi, affinché la nostra esistenza sia più leggera. “Penso, quindi esisto”. Durante il sonno i nostri pensieri assumono la forma di sogni.

Il pensiero è come se fosse la nostra causa e il nostro effetto contemporaneamente. Noi dipendiamo dai nostri pensieri e questi prendono forma dalla nostra natura. Noi pensiamo in un certo modo. Il pensiero consapevole dipende dalla nostra maturità personale. Quando siamo allo stato embrionale, anche il nostro pensiero è embrionale, ma non è un pensiero percettivo, non autonomo. Man mano il nostro pensiero si allarga con la nostra consapevolezza. Ci sono i misteri dentro il pensiero. Questo è una specie di medium tra l’essere umano e il trascendente, inteso non per forza come forza divina, ma come livello di coscienza che inconsapevolmente e spesso senza il controllo cosciente, può arrivare a determinare i cosiddetti fenomeni paranormali. Qui si suole dividere tra due modi di pensare: tra razionalisti e credenti. Questi ultimi sostenitori della tesi che ogni fenomeno paranormale sia da attribuire ad un intervento divino (se non addirittura diabolico), mentre i razionalisti sostengono che questi fenomeni siano da attribuire alle potenzialità inesplorate e spesso poco controllabili della mente umana. Il pensiero ha determinato i cambiamenti storici della Società, ha cambiato livello di coscienza e consapevolezza degli esseri umani attraverso la conoscenza e la cultura. Il pensiero ci comanda, ci può lasciare liberi, ma ci può vincolare e limitare, anche a livelli di coscienza primitivi fondati sulla prevaricazione e sulla violenza. I pensieri stancano quando diventano martellanti. Se sono dei macigni, possono schiacciarti, annichilirti. Il pensiero può anche risultare plagiato, da cui deriva che tanta gente rimane intrappolata in qualche setta. Esistono diversi tipi di pensiero: il pensiero puro, astratto; il pensiero finalizzato a giustificare interessi economici o di potere, il pensiero indotto, cioè legato all’indottrinamento religioso o del “clan” e infine esiste il pensiero malato, il quale distorce la percezione della realtà, cercando di sfuggire alla sofferenza.

IL TEMPO

L’idea del tempo mi affascina e mi fa quasi paura contemporaneamente. Ho cercato sempre di addentrarmi nel significato intrinseco di questo termine. Spesso mi sento perseguitata dal tempo, perché mi sembra che non ne abbia mai abbastanza per poter svolgere tutte le attività che mi competono e che desidero fare. Il tempo sembra che divori tutto, noi compresi, poiché siamo destinati ad essere annullati da esso, anche nel senso letterale del termine (il deterioramento del nostro corpo). Mi impressiona il tempo per la velocità con cui corre, soprattutto quando la nostra età avanza, infatti ricordo che da bambina avevo un’altra percezione del trascorrere del tempo (oltre che dello spazio) in quanto una giornata sembrava più lunga. Questa percezione inoltre è anche legata allo stato d’animo del momento che stiamo vivendo, alle stagioni, al luogo geografico. Basti pensare che una giornata primaverile sembra più lunga rispetto ad una invernale.

Un minuto di grande sofferenza (sia fisica che morale) può sembrare un’eternità. Quando si vive in modo intenso, ad esempio, il tempo sembra che passi più velocemente; viceversa, sembra che non passi mai, quando ci si annoia o si è in attesa. Esistono tante diverse epoche. Il tempo è relativo, soggettivo. Non esiste in senso assoluto, esiste solo dal punto di vista umano. In realtà non esiste agli occhi di Dio. Tutti ne parlano: “Ogni cosa è legata al tempo”. Si dice: “Dai tempo al tempo”. Questa dimensione è un mistero, come la vita stessa, la morte, l’universo, il pensiero e Dio. Sono realtà intangibili, ma reali più che mai. Il tempo ci cambia, ci matura, ci evolve, ci trasforma, ci travolge, ci ispira, ci guarisce dalle ferite. Il tempo è giudice, ma anche tiranno e così via dicendo.

Scorre a diverse velocità. Esiste una relazione tra tempo e spazio e se aumenta uno, diminuisce l’altro. Se ci troviamo nello spazio, ad esempio, lì il tempo assume un altro significato e subentrano altri parametri. Il tempo è una convenzione umana, che serve inevitabilmente alla nostra esistenza terrena. È una realtà astratta, ma reale nello stesso tempo. Non è concreto, ma ci segna, attraverso tutti i mutamenti del nostro corpo fisico, della materia e dei mutamenti ciclici della natura. Non riusciremmo a pensare e ad organizzare la nostra vita senza la concezione del tempo, ormai insito nel nostro processo mentale. Ci muoviamo e apparteniamo alle tre dimensioni: tempo, spazio e materia e io ne aggiungerei una quarta: il pensiero, per cui il tempo è correlato ad esse. Durante il sonno, non riusciamo a quantificare il tempo trascorso, poiché la nostra percezione è diversa. Il tempo è legato al Pianeta Terra, ai suoi movimenti, alle stagioni, ai mutevoli fenomeni. Quando lasciamo il nostro corpo fisico, il tempo non esiste più, perché svanisce nel momento in cui ci immergiamo nella dimensione spirituale.

RIFLESSIONI

Dio è come il tempo: non si vede, eppure investe tutta la nostra vita, dal momento della nascita, fino al nostro ultimo respiro. Se il tempo e Dio non esistessero, noi non ci saremmo, non esisterebbe il creato, né l'Universo. Tutti parlano del tempo e di Dio, due realtà concatenate, che hanno un legame con l'eternità. Non si vedono e non si toccano e per questo sono due concetti astratti, ma sono più reali delle cose tangibili e concrete. Anche se il tempo in verità non esiste ed è una convenzione umana, noi siamo immersi nel tempo. La materia ha un termine, non si distrugge ma si trasforma, mentre il tempo e Dio restano per sempre. Il concetto del tempo e di Dio si riveleranno a noi in modo diverso ed assoluto, quando entreremo nella dimensione spirituale, dopo aver lasciato il nostro corpo fisico. Avremo una visione diversa della realtà e soprattutto ci immergeremo nel tempo di Dio come realtà immutabile dell'eterno presente.

IL VENTO, L’AMORE, DIO

Il vento non si vede, eppure si sente, quindi esiste. Nessuno può dubitare della sua esistenza, perché si vedono i suoi effetti! Qualcuno potrebbe dubitare dell’esistenza del vento? L’amore si sogna, si vive, si sente, si percepisce, si canta. Tutti ne parlano, sin da quando esiste l’essere umano, eppure … non si è mai visto! Non si è mai incontrato faccia a faccia, per il semplice fatto che è un concetto astratto, ma reale! È invisibile con i nostri sensi, ma visibile con la nostra anima. Allo stesso modo potrei parlare della realtà di Dio. Apparentemente non esiste perché non lo si vede, ma si sente, si vive, si percepisce, si sogna, si pensa, si ama, si desidera. Tutti ne parlano, viene lodato e immaginato. Dio sembrerebbe un concetto astratto, ma è reale più di quanto potrebbe sembrare, però solo la nostra anima lo riconosce.

INCANTO

La voce del silenzio sussurra tra il fruscio delle foglie al vento. Tavolozze di colori della natura incantano anime assetate di verità. Melodiosi canti di uccelli in volo si armonizzano con soavi cori angelici celati in uno scenario spettacolare di suggestivi paesaggi che suscitano meraviglia e stupore.

Avvolta in quest’oasi di pace cerco frequenti momenti in comunione con la natura, ma pochi sono gli attimi autentici, sublimi, a causa dei nostri pensieri e della meccanicità dell'esistenza. Cerchiamo di gustare pienamente tali semplici esperienze che ci arricchiscono l’anima. Focalizziamo il bello, il vero, la purezza, in simbiosi col creato e contempliamo questi sprazzi di Eden.

14 Agosto 2012

LA BONTÀ HA SEMPRE UN’ANIMA?

Vorrei approfondire l’argomento in questione inerente all’essere umano, per poi arrivare al caso specifico dell’animale. È vero che esiste anche il risvolto della medaglia, infatti (dando per scontato che l’anima sia immortale) se l’uomo ha vissuto la sua esistenza in modo diabolico, la sua anima sarà dannata. Tengo a precisare che a mio avviso, in questo caso, il termine esatto non è “morte dell’anima”, la trovo priva di significato, proprio perché l’anima non muore, infatti se morisse, non esisterebbe più! La morte dell’anima quindi, sarebbe una liberazione. Dato che l’anima è immortale, continua a vivere, ma ovviamente, in questo caso, nella sofferenza più atroce! Ecco perché a volte faccio delle considerazioni profonde e penso che una persona che ha commesso peccati mortali, alla fine della sua vita, se la sua superbia le impedisce di pentirsi, credo che l’idea di dover soffrire nelle tenebre la faccia star male. Allora sono certa che tale persona auguri la morte alla sua anima, cioè: che si annulli! Molto probabilmente, questa categoria di persone non crede affatto all’immortalità dell’anima, altrimenti, semplicemente per una questione di paura, prima di commettere il male, ci penserebbe mille volte.

Attenzione però! Ci sono anche tanti esseri “ragionevoli” che non credono all’esistenza dell’anima immortale, ma sono convinti che dopo la morte tutto finisca, eppure non fanno male neanche a una mosca! Ho voluto riportare l’esempio solo per far comprendere che credere o meno, non compromette assolutamente la dignità o l’integrità umana, altrimenti si ragionerebbe per schemi e questo credo sia la cosa più errata. Spero di aver chiarito il concetto di morte dell’anima. In breve, la morte dell’anima dovrebbe racchiudere questo significato: priva di luce o barlume, assenza di gioia e di dolore. Per questo motivo, dato che l’anima, a mio avviso, è immortale, continuerà ad esistere, anche se in modo diverso e più amplificato, percependo sensazioni di grande gioia e felicità, o di grande sofferenza. Per chi (come me) crede alle tre condizioni che ci attendono nell’altra vita: Inferno, Purgatorio e Paradiso, viene naturale credere nell’immortalità dell’anima. Per l’animale ovviamente si apre un altro interrogativo: ci sarà tanta diversità tra le anime del corpo razionale e quello irrazionale? In effetti la Chiesa e tanti credono che l’anima di un animale sia mortale e quindi sarà esclusa dalle dimensioni spirituali (prerogativa invece dell’essere umano).

A questo punto mi pongo una domanda: (mettendo per un attimo da parte la famosa frase: “L’essere umano è stato creato a immagine e somiglianza di Dio”) Se l’animale non possiede la cattiveria dell’essere umano, quindi la sua indole è più pura, automaticamente mi viene da pensare che questo sia più vicino a Dio! La conclusione potrebbe essere questa: la differenza tra l’essere umano e l’animale è che l’essere umano vive (ma non sempre) nella consapevolezza di Dio e l’animale vive nell’inconsapevolezza di Dio, perlomeno così si suppone. Aggiungerei un altro particolare: l’essere umano ha la presunzione e l’egocentrismo che l’animale non ha e quindi è passibile “e per l’eternità” di premio o di condanna. Questo è il mio pensiero, ovviamente certezza. È scontato, dinanzi all’insondabile bisogna giocoforza arrendersi, abbandonare la presunzione, avere l’umiltà del dubbio. Del resto… dubitare è umano.

LA CONCEZIONE DI DIO

Se è pur vero che la natura di Dio nella storia rimanga immutabile, nella nostra concezione, subisce dei cambiamenti. Da come si descrive nella Bibbia, alcune migliaia di anni fa, l’essenza divina era totalmente collegata e in modo molto tangibile con la storia dell’uomo. In svariate occasioni, dal diluvio universale fino a tanti altri eventi, il Padre Eterno teneva d’occhio gli esseri umani, giudicandone la condotta, infliggendo di volta in volta flagelli naturali come segno della propria ira per spronare talune popolazioni al ravvedimento. Ma non si fermava qui: se il suo popolo eletto si trovava in pericolo, correva in suo aiuto e “partecipava” alle guerre necessarie al suo riscatto. In questa veste l’immagine di Dio era per gran parte rappresentata dal senso di timore e rispetto che logicamente incuteva.

Dopo la venuta di Cristo, quest’idea antica del Dio terribile, fu trasformata nell’idea del Dio Padre. In questa seconda veste ci troviamo di fronte a un Dio vicino all’uomo e alle cose tutte, cha dà vita e nutrimento, impersonando la Provvidenza, che ispira opere buone perché è Amore (come dice Dante è “Amor che muove il Sole e l’altre stelle); ma è anche un Dio che sempre più vediamo come “Super partes”, non interventista, che non si intromette in modo plateale nelle storie umane, perché come ispirato a un principio democratico, concede agli esseri stessi il libero arbitrio. In epoca biblica, il credere in Dio era un fatto scontato perché la spiegazione di tutte le calamità naturali, veniva attribuita all’unica origine. Possiamo quindi immaginare che non esistesse l’ateismo, perché Dio si “manifestava” e se ne riscontrava l’azione in ogni evento eccezionale non controllabile dall’uomo.

LA CONVERSIONE

Se un individuo ha empatia, non ha bisogno di religione o religiosità per diventare una persona buona, proprio perché buoni si nasce e non si diventa. Il ladrone crocifisso accanto a Gesù era un buono che era stato indotto a rubare. Se non fosse stato buono per natura, non si sarebbe convertito (né sarebbe stato tramandato ai posteri con l’appellativo di “buon ladrone”). Sono rare le autentiche conversioni, a mio avviso: se un uomo ha un’indole cattiva, non si può convertire. La natura non cambia. Si può convertire semmai un pensiero, una convinzione: una persona atea, può diventare credente e viceversa. Questa è la conversione che comunemente si riesce a concepire, ma non è certo quella che fa nascere solo fiori dove prima erano solo spine. La dimostrazione è questa: può esistere una persona molto cattiva e nello stesso tempo religiosa, mentre può esistere una persona molto buona, non religiosa e addirittura non credente. Possono esistere mafiosi e assassini molto religiosi, apparentemente o realmente presi dalle pratiche di culto e che continuano comunque a condurre una vita sbagliata e disumana.

La conclusione è che l’indole di un individuo, non si può cambiare, proprio perché la natura è irreversibile ed è più forte di ogni condizionamento sociale. Sotto l’aspetto del peccato o dell’imperfezione, più o meno buoni e cattivi, ci assomigliamo tutti. La mia riflessione non si sofferma su fatti esteriori relativi, ma considera ogni essere umano nelle sue peculiarità e inclinazioni: sensibile, compassionevole o spietato, umile o superbo, egoista o altruista. Il cosiddetto peccato non è quindi al centro del problema, semmai la differenza potrebbe consistere nel diverso modo in cui chi è di natura buona, rispetto a chi non lo è, sa riconoscere i propri errori. Chi è sensibile infatti è capace di autocritica, mentre chi non lo è, si giustifica sempre e tira dritto per la sua strada. Non è vero che tutti possono scegliere indifferentemente se essere buoni o cattivi, senza affrontare sforzi differenti. Proviamo a pensare ad una persona di indole buona che arrivasse a fare del male per condizionamenti estremi, dopo starebbe malissimo per il resto dell’esistenza. Chi invece è di indole cattiva non prova scrupoli né rimorsi, perché la cattiveria si coniuga con l’insensibilità e con la superbia. Chi è buono e sbaglia, si sente colpevole, mentre chi è cattivo, fa il male, sentendosi comunque giustificato.

Gesù è venuto per portare la Buona Novella agli uomini di buona volontà. In questo si nasconde anche il senso del libero arbitrio umano, che non è un problema di scelta razionale, ma è una risposta alla natura più profonda di ognuno di noi. Il buono risponderà e sarà sensibile verso tutto ciò che è buono, il malvagio non ne sarà coinvolto o al massimo riuscirà ad ingannare l’apparenza, mostrandosi ipocritamente aderente, ma in realtà distante dalla cosiddetta conversione. La mia considerazione comunque si sofferma sul problema della cattiveria umana, non senza considerare i fattori che possono averla determinata. Per questo motivo si potrebbe aprire un’altra parentesi a proposito delle colpe, della cattiveria e del giudizio che se ne potrebbe dare, visto che chi si rivela cattivo, è reduce di una serie di passaggi che lo hanno costituito tale e perciò teoricamente sarebbe troppo sbrigativo addebitargli tutto il peso e la responsabilità della sua malvagia condotta. A quel punto possiamo dire che chi possiede un maggior grado di consapevolezza, di sensibilità, ha in proporzione una responsabilità maggiore nel discernimento del bene e del male, rispetto a chi non ha ancora strumenti sufficienti, perché un po’ i geni, un po’ l’educazione, un po’ l’esperienza, gli fanno vedere la realtà da una prospettiva sbagliata.

L’ ESISTENZA DI DIO

Se ci soffermiamo sulla realtà dell’Universo, non possiamo fare a meno di chiederci come possa esistere lo spazio con i molteplici pianeti, le innumerevoli costellazioni e galassie, governate da una legge comune così perfetta da permettere ad ogni astro di avere una sua vita e le sue leggi fisiche. In breve, se per ipotesi o per assurdo fosse tutto determinato dal puro caso, emergerebbe il fatto che ci sia un’intelligenza superiore che abbia architettato tutto questo: la vita, la trasformazione, la forza di gravità e tutte le infinite leggi che permettono l’esistenza tra le svariate forme viventi. Il termine Dio è molto diffuso anche se spesso inflazionato, è tuttavia una realtà di cui tutti parlano fin da quando l’uomo è apparso sulla faccia della Terra. In tanti cercano la Verità, anche se a volte in modo sbagliato. C’è chi crede nell’ esistenza di Dio e c’è chi non ci crede, ma tutti ne parlano, arrivando a conclusioni diverse. Dio è quindi Verità e solo la Verità è Dio agli occhi dei credenti, mentre Dio è una menzogna o immaginazione agli occhi dei non credenti. I più astuti invece fingono di crederci per poterlo strumentalizzare.

Ciò non toglie che resta sempre un mistero nel momento in cui, evitando il termine Dio, non esistono risposte ai soliti quesiti che l’essere umano si spiega al di sopra delle sue capacità intellettive e aspettative. Il fatto è che ognuno arriva alle proprie conclusioni, in base ai propri limiti, cultura e raziocinio. Avendo un barlume dell’idea di Dio, non significa che Dio non esista. Un Principio Supremo, l’origine di tutte le origini ci deve pur essere! Credo che Dio non abbia un’origine, altrimenti entreremmo in contraddizione. Lui è sempre stato. Secondo la dimensione fisica o materiale, non esiste il “sempre”, mentre secondo la dimensione spirituale, il termine “sempre” implica la Sua esistenza. Esistono tante religioni, ma ciò non toglie che si possa escludere il concetto di Dio o che Dio possa essere una semplice invenzione umana come tanti sostengono. Se è vero che le religioni sono imperfette o relative rispetto alla Verità assoluta, è pur vero che l’essere umano non sarà mai in grado di poter comprendere l’insondabile. Anche gli agnostici e gli atei, pur negando l’esistenza di Dio, sono affascinati dal mistero in cui siamo immersi.

STATUE RAFFIGURANTI DIVINITA’ GRECHE LACRIMAVANO

Forse non tutti sono al corrente di misteriosi fenomeni inspiegabili: soprannaturali per chi crede in Dio, paranormali per chi crede nei poteri della mente. Per questo motivo vorrei affrontare un particolare argomento, affinché ognuno di noi possa trarre le proprie conclusioni. Dopo essere a conoscenza di uno strano fenomeno che accadeva all’epoca dei romani, in un primo momento rimasi sbigottita, perché metteva quasi in crisi il mio credo, ma dopo aver riflettuto e aver messo in moto la mia parte razionale, trovai in un certo qual modo una spiegazione. Sappiamo benissimo che i romani e i greci erano considerati da noi pagani, poiché concepivano l’idea di Dio in modo diverso dal nostro e la loro religione era politeista. All’epoca si verificavano degli strani fenomeni: le statue che rappresentavano le loro divinità, lacrimavano, proprio allo stesso modo di come oggi lacrima un’immagine del volto della Madonna, di Gesù o di un Santo.

La prima domanda che sorge spontanea per un cattolico è questa: come è possibile che Dio ascoltasse le preghiere dei pagani o desse loro dei Segni? A mio avviso esistono due possibilità: 1) Dio ascolta le nostre invocazioni manifestandosi attraverso le icone o sculture (dato che l’uomo ha bisogno del tangibile) a cui si affida riponendo totale fiducia in manifestazioni divine. A Dio non interessa in che modo noi crediamo, Lui guarda il nostro cuore. 2) La nostra mente mette in moto delle energie che determinano questi fenomeni paranormali e che noi codifichiamo come risposta ad una volontà divina. Ovviamente la seconda versione è consona al punto di vista di una persona atea o agnostica, mentre per un credente in Dio, la prima versione è la più plausibile.

Dinanzi all’evidenza di questi fatti storici in epoche diverse, si può dedurre che il fenomeno della lacrimazione (o trasudazione di sangue o di olio) non si limita all’ambito della religione cattolica o ortodossa, (sappiamo benissimo infatti che in Russia esiste un convento ortodosso (o forse diversi) in cui tantissime icone raffiguranti la Madonna, lacrimano e addirittura trasudano olio). Questi inspiegabili fenomeni (come dimostrano i fatti) si estendono alla “divinità più complessa”, infatti, Dio dava i segni ad una popolazione (definita pagana) che credeva in più divinità. Ci dovrà pur essere quindi una spiegazione! Tali fenomeni provengono da Dio oppure da altro? Ovviamente non si può affatto affermare che esistono diversi dei, ma soltanto l’unico Dio che si manifesta a noi. La conclusione è questa: qualunque sia il nostro credo, è soltanto Dio (unico) che si rivela a noi, adeguandosi al nostro limitato pensiero. Molto probabilmente gli agnostici o atei non condivideranno la mia teoria (come ho già accennato) per cui vedono il fenomeno da un’altra ottica. In ogni caso, il fenomeno esiste ed è scientificamente inspiegabile, quindi rimane il mistero.

L’ILLUSIONE DELLA VITA

Ho compiuto cinquantatre anni, ma soltanto per un anno, perché tra un anno ne avrò cinquantaquattro e poi tra un anno ancora ne avrò cinquantacinque e così via. Ogni individuo ha un’età soltanto per un anno, dato che gli anni si susseguono. Tutto è un continuo divenire. Un bimbo che ha un anno di vita lo avrà soltanto per un anno, dato che poi avrà un anno in più, infatti ogni anno che passa, avrà sempre un’età diversa, tanti anni quanti saranno quelli della sua vita che fino a quel momento ha vissuto. Siamo in continua evoluzione e mutamento. Quell’attimo che vivi non esiste più, svanisce dopo un momento. La nostra esistenza quindi è un continuo morire a sé stessi. Ci dirigiamo verso la morte del corpo e questo passaggio che tutti attendiamo con trepidazione, è una trasformazione, è l’inizio di una nuova vita a noi sconosciuta, che ci affascina ma che ci spaventa nello stesso tempo, perché l’ignoto è mistero. Questo passaggio a prima vista non è per tutti uguale, poiché non tutti credono ad una vita eterna, senza spazio e senza tempo. Molti infatti sono convinti che la morte corporale non sia l’interruzione di un passaggio terreno, ma la fine di tutto. Questa concezione di pensiero è avvilente per chi crede, ma tutto è relativo e dipende dal punto di vista dal quale si guarda. Tutto resta legato al fatto del credere o non credere all’esistenza di una vita eterna.

RIFLESSIONI

LA VITA

La vita è un travagliato e rischioso viaggio nel tempo. Tuttavia il tempo non esiste. Il tempo è un concetto astratto e convenzionale, concepito a misura per l’essere umano, eppure la vita, paradossalmente, è un misterioso viaggio verso il tempo. La vita non è una filosofia, ma una realtà concreta, nonostante la materia sia destinata a svanire. Il nostro corpo fisico ci procura tanta sofferenza. Infine resterà la nostra anima, con Dio o senza Dio. La vita è un lungo viaggio che attraversa il tempo, verso l’ignoto. Questa è l’unica certezza che ho.

La vita è un viaggio, non si sa quando avrà fine né dove condurrà. Conosceremo stupore, incontreremo imprevisti, percorreremo molte tappe, conosceremo persone, più o meno interessanti, anche quelle che non avremmo mai voluto conoscere. Vivremo tante battaglie e sprecheremo inutili energie. Percepiremo innumerevoli gioie, emozioni, ma anche dolori e delusioni. Conosceremo la sofferenza ma anche l’amore. Non sappiamo quale sarà il luogo della nostra ultima destinazione, ma l’importante è sempre e comunque non perdere la speranza! Non dovremmo negare la carità ai bisognosi, anche attraverso i piccoli gesti. Importante è anche contare su sé stessi, con la consapevolezza di essere polvere, confidare in Dio e nella sua infinita Misericordia. Pregare l’Onnipotenza e ricercare senza sosta l’amore. E questo il sentimento più grande e di valore inestimabile.

La vita è sfuggente come la musica. L’importante è catturare la sua armonia. Sii capace di usare il filtro del buon senso, per non farti travolgere dal pattume e dall’orrido. Non omologarti alla stupidità e alla moda del momento, ma spicca per la tua originalità e splendi come una stella! La vita è piena di colori: freddi, caldi, grigi, tenui, brillanti. Sperimentali, ma cerca di rivelare i colori della tua anima. La vita è sofferenza, ma tenta di scoprire la sua poesia e di scorgere l’amore che c’è in te e nel Creato. Solo così valorizzerai la tua vita.

27 Gennaio 2018

LA NEVE

La neve scende copiosa come i pensieri che non si arrestano mai. La contemplo con la sua poesia ammirando il suggestivo paesaggio che mi stupisce. Torna in mente però ogni bruttura dell’essere umano che deturpa sé stesso, insieme all’ambiente che lo circonda. Avido di potere e di gloria, vuol dominare il Mondo e non sa che proprio lui è tutt’uno con la natura. L’uomo è il risultato delle condizioni atmosferiche, climatiche. È figlio degli alberi, invece si crede separato e superiore a tutte le altre forme di vita. Crede di essere il padrone. L’essere umano ignavo, incosciente, stupido, plagiato e corruttore, non riesce più ad apprezzare le meraviglie della natura, mentre siamo spettatori di continue violenze terrificanti, insulse.

Intrappolati in un sistema dove predomina l’idea perversa, intrisa di sentimenti mafiosi, dove vige la regola che per paura, fa tacere. Il codardo tace ed è la rovina, perché alimenta la malvagità. Ma la neve, se vista con gli occhi della purezza, è pura. L’uomo tace come questa neve che cade copiosa. Non c’è gioia per colui che è concentrato sulla sua sopravvivenza, né per colui che vive per la sua bramosia e per sé stesso! Tanti non hanno nemmeno pietà per gli ultimi, i più fragili, i più innocui, puri come la neve, che ancora si adagia sui colli e sulle case. Il bambino contempla con stupore questa coltre bianca ed è felice, perché incosciente del dramma dell’esistenza.

E intanto la gente continua a distruggersi per affermare sé stessa, per screditare il proprio fratello, non vedendo la propria meschinità, mentre, come lo struzzo, finge di non sapere ciò che in realtà sta succedendo nel Mondo. Il regno vegetale riesce ad amarci. È il nostro ossigeno. Ci protegge, ci accoglie e noi lo respingiamo. L’uomo è presuntuoso ed egocentrico, crede di essere al centro dell’Universo, del Creato. Vorrei che la neve che scende copiosa dal cielo, purificasse non solo la terra, ma ridesse la prima innocenza all’uomo malgrado il triste scenario di guerra e violenza.

Spesso l’essere immondo frantuma ogni cosa, le relazioni umane, uccidendo persino i propri figli. Non ha più sentimenti ma solo l’unico idolo da adorare: il dio denaro, la radice di tutti i mali che lo ha accecato. Nostalgica, guardo ancora la neve, allontanando ogni pensiero che mi intristisce. Cerco di assaporare questi attimi di silenzio senza tempo e di alimentare la speranza che ancora uno spiraglio di luce possa catturare la bellezza ormai assopita.

OCCHI

Occhi per osservare, scrutare, analizzare, occhi indagatori. Occhi per vedere oltre l’orizzonte, per scorgere negli occhi di chi ti parla, ma per sfuggire allo sguardo della persona perfida. Occhi per contemplare l’arte, il sublime, le bellezze del Creato. Occhi per piangere, per non guardare le nefandezze del Mondo che provocano tanta sofferenza, ma occhi vigili, benevoli, compassionevoli. Occhi in simbiosi con il cuore e con l’anima, affinché si possano percepire le meraviglie dell’Infinito. Occhi curiosi, per mantenere lo stupore del fanciullo, e poter gustare le gioie della vita. Occhi dello Spirito per poter amare.

27 Aprile 2017

MEDITAZIONI

Immagino il trapasso di questa vita come una sorta di risveglio da un lungo e profondo sogno. Quando varcherò il confine della transitoria esperienza terrena, avrò una nuova consapevolezza dell’essere. L’anima, imprigionata dal fardello del mio corpo, sarà finalmente libera di volare nella dimensione dello Spirito, potendo così gustare la beatitudine e l’Amore infinito. Esiste una religiosità che funge da cornice per camuffare l’ipocrisia di molti. Esiste anche una religiosità più autentica di tante altre che non ha bisogno di essere sfoggiata, proprio perché non c’è nulla da dimostrare, essendo in sintonia con lo spirito giusto. Quando l’amicizia diventa una pretesa, denota arroganza. L’amicizia è spontanea, non esistono i presupposti perché debba essere corrisposta, poiché questo legame implica rispetto alla pari. Si parla spesso di amicizia, ma tanti non ne conoscono il vero significato. Alla radice di questo straordinario sentimento emergono la lealtà e la totale fiducia. L’amicizia non ammette ambizioni di possesso, gelosia, o invidia. Va custodita come una pianta preziosa.

SPIRITO SANTO

Spirito Santo, guidami nei pensieri, nelle parole, nelle intenzioni, nelle azioni. Guidami nei desideri più profondi. Ispira tutti i popoli, illuminali affinché costruiscano un Mondo nuovo, secondo i criteri della giustizia, pace, Verità e Amore.

NON SFUGGIRAI

Non sfuggirai al mio sguardo, di giorno, quando vuoi mimetizzarti, nel bene o nel male, di notte, quando sei immerso nel tuo mondo onirico. Non sfuggirai al mio sguardo. Ogni tuo pensiero, gesto, o parola lascia trapelare i tuoi sentimenti e nel frastuono del caos mondano, lotti per raggiungere il tuo traguardo, ma non sfuggirai al mio sguardo. Io ti curo in ogni istante, e tu ignorando la mia presenza e la mia capacità di introspezione. (Che io sia uno sconosciuto, che io sia il figlio dell’Uomo, o che sia Dio), non sfuggirai al mio sguardo. In questa esistenza piena di inganno e sofferenza, io ti curerò. Ti esorto però a guardare la tua coscienza, a nutrire l’anima, perché quando lascerai le spoglie, io ci sarò e tu mi vedrai. Sarà l’inizio di una nuova vita e l’amore che hai donato ti ritornerà.

29 Maggio 2017

NUVOLE

Nuvole, la vostra presenza mi fa percepire il senso della profondità dello spazio e liberare la fantasia. Vi scruto nelle più svariate forme, mentre spinte dal vento, dolcemente vi rincorrete. Mi diverto ad interpretare infinite immagini e come disegni impressi su una tela, vi associo a ciò che voglio vedere in quel momento. I colori del sole vi rendono belle e riuscite ad emozionare la mia anima… oh nuvole eteree! . I contrasti di luci e di ombre giocano con l’illusione della vista, come l’illusione della vita, donandomi piacevoli suggestioni. A volte apparite trasparenti come semplici pennellate, per dare un tocco di poesia a me che contemplo e vi amo.

Voi, nuvole, vi mostrate ai miei occhi, vi trasformate, vi intersecate e poi svanite, come i miei pensieri che a volte si infittiscono, a volte si affollano e si appesantiscono. Vi alleggerite, vi allontanate e vi fate scorgere oltre l’orizzonte. Le vostre sfumature coloristiche, pittoresche e quasi surreali sono sempre pronte ad essere catturate dall’occhio del pittore, che vi immortala sulle sue tele. Col vostro fascino, siete capaci di donarmi due ali, per poter evadere dalla realtà, gustando già un barlume di Paradiso. A volte siete anche minacciose e persino rumorose, a volte consistenti, ma innocue. Voi, nuvole, siete come noi esseri umani: pesanti, dominanti, leggiadre, severe, cupe, o allegre. Sfoggiate tutta la nostra bellezza che poi svanirà nel nulla Noi, come voi, vorremmo apparire in mille modi. Ci rincorriamo, ci affolliamo e infine ci dissolviamo. Infine rimaniamo essenza, svanendo nell’oblio, ma … con la speranza di nascere a nuova vita.

21 Maggio 2017

LA GELOSIA E L’INVIDIA

La gelosia è un sottoprodotto dell'amore, si fonda sulla pretesa di possesso e non riconosce la libertà altrui. Non a caso spesso a causa della gelosia si rompono legami di amore o di amicizia. Il sentimento della gelosia ha radici nei primi anni di vita, quando da piccolissimi, in modo istintivo e ingenuo, si pretende di possedere persone e cose ed averle a propria disposizione. La gelosia può essere intravista come una mancanza di crescita, di evoluzione dalla fase egocentrica infantile. Chi è realmente maturo non può essere geloso. In una certa misura, la gelosia è ammissibile quando non crea problemi al prossimo. Va anche detto che senza un pizzico di gelosia, vivremmo in una Società di libero amore. Quando paradossalmente la gelosia diventa un sentimento morboso, logora il rapporto fino a distruggerlo. L'invidia rappresenta una manifestazione della meschinità umana, dell'egoismo più strisciante, è imparentata con la superbia, non vuole riconoscere a nessuno, al di fuori di sé: meriti, bellezza, ricchezza e virtù di ogni genere.

L’ ADULATORE

Chi promette, senza poi mantenere le promesse, ha come scopo principale quello di manipolare gli altri, cercando di esibire una personalità generosa, magnanima o coraggiosa, che sicuramente non possiede. Chi adotta un comportamento del genere è un adulatore, che cerca di far credere alla sua vittima, di proporsi come suo promotore, difensore e quindi "amico fedelissimo", pronto a schierarsi sempre dalla sua parte. Nella realtà invece queste persone false (perché di questo si tratta) adottano l'identica strategia con quasi tutte le persone con cui hanno a che fare, per estorcere favori e in molti casi un sentimento di amicizia che non meritano.

IL POTERE DELLA MUSICA

Mi trovavo a Malta, a La Valletta e fui colpita da un giovane musicista che suonava l’oboe. La sua esibizione dal vivo catturava l’attenzione dei passanti. I suoi brani musicali andavano dal classico al moderno ed erano molto famosi. I turisti di passaggio si fermavano ad ascoltare e avvicinandosi al giovane suonatore, lasciavano qualche moneta. Fu per me inevitabile fare delle riflessioni. Notavo i volti dei passanti, ognuno dei quali caratterizzati dalla propria etnia, personalità e soprattutto dalla rispettiva provenienza culturale. Ciascuno di loro racchiudeva un mondo a sé, ma dinanzi alla musica esibita dal vivo, notavo che gli animi erano tutti accomunati tra di loro, era come se si incontrassero nella loro sensibilità comune più nascosta. Percepivo come la musica riuscisse ad unificare tutti quei turisti diversi gli uni dagli altri. Comprendevo la bellezza e l’anima delle persone nel momento in cui queste si emozionavano, abbandonandosi alla suggestione dei suoni che echeggiavano per la grande piazza.

La musica ha il potere di unire e fare incontrare tutte le culture, così come l’amore che esula da ogni barriera, la musica trasmette un messaggio universale, accomunando tutti. È comprensibile a qualunque linguaggio etnico, esula dal colore della pelle, dal proprio vissuto e bagaglio culturale. L’essere umano in fondo ha un’anima e per questo motivo i sentimenti sono molto simili. Tutto il resto, come i partiti politici, la cultura, le religioni, non sono altro che delle sovrastrutture costruite per potersi differenziare l’uno dall’altro, spesso per poter affermare la supremazia. La musica ha un forte potere sull’animo della gente, ha un grande carisma ed è la forma espressiva più immediata ed efficace rispetto a tutte le altre manifestazioni artistiche.

SOGNO UNA SOCIETÀ A MISURA D’UOMO

Tra le mie riflessioni, vorrei affrontare un argomento che riguarda alcune delle tante problematiche di oggi, riguardo ai figli non desiderati che vengono abbandonati e ancor peggio soppressi durante la gestazione. Si, perché di questo si tratta! La vita già comincia nel grembo materno. Se poi analizziamo tale atrocità, confrontandola con il problema opposto: le coppie che desiderano avere figli e non possono averne, il fatto è davvero paradossale. Consideriamo ancora che le coppie che vorrebbero adottare un bambino, spesso devono fare salti mortali, aspettando anche anni e spendendo esorbitanti cifre. Nelle peggiori delle ipotesi, ad età avanzata, l’atteso figlio non viene loro affidato. La procedura è talmente complessa che quando gli aspiranti genitori riescono a coronare il sogno, è come se i figli fossero stati comperati. Ci rendiamo conto di dove è arrivato il livello spirituale dell’essere umano e che stiamo usando ragione come fossimo delle bestie?

La persona non è un oggetto ed ancor più grave è il fatto che dei bambini “nati fuori luogo” vengano uccisi dalla madre che li ha concepiti. Anticamente i neonati non desiderati venivano lasciati nei monasteri dove vigeva il sistema della “ruota” e dove nascostamente un anonimo depositava il nascituro. Oggi una ragazza madre o una coppia irresponsabile che ha concepito “per errore” un bambino, piuttosto che sopprimere farebbe cosa saggia ad affidare il neonato magari a persone capaci di accudirlo come civilmente si conviene. Stando la notoria vergognosa situazione, sarebbe opportuno creare delle apposite strutture e con personale adeguato, dove accogliere quei figli di nessuno, nonché tutelare le puerpere, molto spesso vittime d’ un malefico destino. Forse qualcosa si sta comunque muovendo, visto che i reparti maternità degli ospedali hanno già dei loro statuti di tutela. Le leggi e le strutture quindi esistono già, ma l’iter burocratico è troppo complesso e soggetto a “lungaggini” che spesso scoraggiano i bisognevoli.

SOGNO UN NUOVO MONDO

Vorrei cambiare il Mondo, ma lo so… è solo un sogno che resterà nel cuore della gente come me. Devo lottare contro la falsità, l’avidità e la vanità del prossimo. Il desiderio più grande è la pace e la gioia che pervada tutti noi, affinché l’uomo spezzi le catene dell’odio, delle passioni e delle sue perverse aspirazioni. Sogno che il dolore voli via per sempre e che scenda una pioggia di amore su tutti i popoli. Il male, l’odio e la perfidia brucino in un baleno e come un veleno crolli all’istante ogni pregiudizio. Sogno che svaniscano per sempre ignoranza ed invidia che procurano soltanto sofferenza.

Sogno un’evoluzione spirituale che dia all’uomo una nuova consapevolezza della vita, che guardi al bene comune, per eliminare il senso della divisione e dell’egoismo. Sogno una nuova Umanità in cui ci si concentri sull’essere, piuttosto che sull’avere, consapevole che solo l’amore resterà, mentre svanirà tutto il resto. La pace e la gioia si impossessino della nostra anima. Ogni gabbiano continui a volare sempre più in alto, così come l’essere umano possa spiccare il volo attraverso le ali della creatività. Che ogni artista, con la sua fantasia, possa librarsi verso le sfere dell’infinito. Che la musica e i colori di tutti i popoli si fondino, formando una dolce armonia, racchiusa in un unico arcobaleno. SE POTESSI

Se potessi cambiare il Mondo lo guarirei da ogni male, dall’ignoranza e convulsioni d’odio. Lo salverei da ogni pregiudizio, dal conflitto e rancore. Debellerei l’ira e l’arroganza, Purificherei gli animi, mi metterei a pregare in un angolo nascosto, in attesa di una forte pioggia d’Amore per l’Umanità Invoco Dio e le Sue Schiere Celesti per poter spezzare le catene dell’ingiustizia e del dolore. Veli di illusioni pieni di falsità crolleranno, mentre barriere di divisioni si distruggeranno e raggi di sole si squarceranno tra le nubi, le stesse che hanno oscurato lo spirito dell’individuo rendendolo prigioniero di sé stesso.

Sogno arcobaleni di mille colori, smeraldi e cristallini. Scenderà la rugiada donando una nuova consapevolezza. Una Luce incomberà su ogni creatura e si udiranno echi di Arpe e violini, e incantevoli sfere colorate con ali d’argento ci sfioreranno, mutando i sentimenti. Saremo immersi in beatitudini infinite mentre nuove canzoni e melodie verranno sussurrate da cori angelici e fiori fantastici sorgeranno sulla Terra. Cuori assetati d’ Amore si fonderanno diventando Uno. Anime ormai libere finalmente spiccheranno il volo verso l’agognata pace, dove risorgerà un nuovo Mondo, colmo di vera gioia.

PERCEZIONI

Molte volte ho l’impressione di trovarmi dentro un sogno ed altre volte di camminare verso il lungo viaggio della vita. Mi rendo conto che il tempo inesorabilmente fugge via. Il tempo e la vita sono una triste illusione. L’ideale sarebbe il vivere l’attimo fuggente. Di fronte al dolore, mi domando, è così importante vivere l’attimo? Non verrebbe meglio sfuggirlo? Più resto su questa Terra e più mi rendo conto che tutto ciò che ci circonda è mistero, noi stessi siamo mistero, il nostro respiro e il nostro pensiero sono mistero. La nascita, la malattia, la sofferenza, la morte o il trapasso… tutto è mistero. Potremmo rivolgere – rivolgerci mille domande senza mai avere risposta. Basti pensare a come si forma un embrione per capire la battaglia che devono affrontare milioni di spermatozoi prima di raggiungere il traguardo l’ovulo. Infine la vittoria sarà di un unico spermatozoo, il più forte. Ecco la legge del più forte, sin dall’origine della vita. Ed ecco la legge dello spreco su cui si fonda la vita stessa. Se la vita è un mistero, a maggior ragione lo sarà quella realtà nascosta che governa la realtà tangibile, ovvero la scienza. Questa realtà celata e affascinante viene chiamata Dio. Se esistono meravigliose teorie che cercano di rendere più bella e poetica la nostra esistenza, queste entrano, nello stesso tempo in contrasto con il processo in cui nasce la vita stessa. INNO ALLA BELLEZZA

Cos’ è la bellezza? Filosofi, pensatori, artisti, mistici, gente comune, vogliono cercare, gustare, vivere la bellezza. Tutti prima o poi (anche per un attimo) la scoprono. Non si può certamente racchiudere in una parola o in un concetto la bellezza che tutti vediamo. Essa è nel Creato, nella Natura: nel volo perfetto di un gabbiano, o nella profondità del mare, nel movimento delle sue onde, nei mobili argentei riflessi della luna. La bellezza si trova nell’Arte, nell’equilibrio, nell’armonia nella brillantezza dei colori, nella melodia di una musica, nelle proporzioni perfette di un corpo umano, nelle piccole cose e nelle grandi.

Esiste anche una bellezza che si raggiunge con un pensiero elevato, la purezza del cuore, l’amore, Esiste la bellezza del mondo delle idee di Platone, la bellezza dello spirito, dell’intuizione. La bellezza si cela nello sguardo di un bimbo innocente. È ottimismo, entusiasmo, spontaneità. La bellezza è l’essere umano che risorge a nuova vita. Occorre eliminare il velo dell’illusione e solo gli occhi del cuore la rivelano donando pace e gioia. È il rifugio e la speranza dell’uomo che supera la sua angoscia esistenziale.

LA SESSUALITA’

La sessualità non è una scelta, non è un merito né una colpa. Presiede nella psiche e definisce l’identità di ogni individuo, come il colore dell’iride o le impronte digitali. In tanti casi non è legata al corpo. Si sa infatti che nella stragrande maggioranza dei casi, corpo femminile = istinto sessuale femminile, corpo maschile = istinto sessuale maschile. Si sa che grazie a questa unione armonica è garantita la continuazione della specie. In natura esistono altre combinazioni sessuali in cui non sempre la conformazione fisica determina il corrispettivo teorico sesso di appartenenza. Le suddette varianti fanno parte, in una certa percentuale dei “prototipi” che madre natura crea. Siccome bene o male, tutti siamo un prodotto della natura, non possiamo ancora una volta addossarci colpe o vantare meriti per come la natura stessa ci ha creati. Il senso del peccato non si può considerare un fatto astratto e distaccato dalla realtà, ma va ricercato sempre nelle conseguenze negative che produce. È male ciò che produce male.

La natura è basata sullo spreco degli spermatozoi, infatti basti pensare quante coppie di coniugi esistono in cui uno dei due è sterile, per cui non possono proliferare, non per loro scelta, ma secondo un progetto naturale, quindi la natura fa le sue eccezioni. Se la natura fosse stereotipata, non farebbe nascere né persone sterili o infertili, né omosessuali, probabilmente bisogna rivoluzionare il nostro pensiero umano, considerando chi si può ritenere in possesso di una normale dotazione naturale, non un privilegiato, bensì un individuo portatore di un maggiore carico di responsabilità, di comprensione e di tolleranza verso chi è diverso. Ovviamente le coppie che non possono avere figli, possono avere una vita sessuale regolare e non per questo motivo debbano essere obbligati alla castità. Se tali coppie dovessero attenersi a certe teorie bibliche, secondo cui l’atto sessuale è finalizzato esclusivamente alla procreazione, facendo sesso, dovrebbero avere i più grandi sensi di colpa, così come tutti gli omosessuali che decidono di avere una relazione con una persona della stessa indole. Anche nel mondo vegetale, possiamo notare che esiste un enorme spreco, dovuto ad una miriade di tentativi a vuoto che la natura fa per arrivare allo scopo finale: la procreazione. Eppure le piante non hanno volontà, per cui si deduce che se ciò avviene, è perché è la natura stessa che è progettata. Per il cattolico credente la natura è dominata dalle leggi di Dio, quindi se la natura si basa sullo spreco delle risorse attraverso cui si procrea, vuol dire che non sta a noi iudicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, perché anche noi esseri umani, facenti parte del Creato, siamo uno dei tanti effetti della natura.

IN GRAZIA DI DIO O IN GRAZIA DI PECUNIA?

PREMESSA

Ciò che ho scritto è un fatto realmente accaduto e il lettore alla fine non potrà rimanere sgomento e soprattutto sarà stimolato per trarre le sue conclusioni. Ho necessariamente voluto cambiare i nomi dei personaggi, pur rimanendo fedele ai fatti accaduti ed ho cercato di romanzare il racconto. La finalità di questa storia è duplice: 1) Mettere in evidenza la Misericordia, la potenza dell’Amore e della Fede. Nel caso specifico il “dramma” assume un risvolto positivo e la preghiera e Dio prendono il sopravvento. 2) Metto in evidenza il paradosso di un’Istituzione che si fa interprete ed amministra in un certo senso la Grazia di Dio, ma talvolta lo fa praticando dei compromessi con l’altra divinità: il dio denaro. Vorrei concludere con una mia riflessione, che mi accompagna sempre nella vita “poi ho scoperto che è la stessa di San Pio”: “L’essere umano potrà sfuggire alla giustizia umana, ma non a quella Divina”. Aurora: “Padre, devo confessarmi”. Don Claudio: “Sì, figliola, ti ascolto.” A: “Sono gravemente ammalata, ho un tumore all’utero e sono molto preoccupata per la mia salute! In questo momento la mia vita è appesa ad un filo!”

D: “Oh Signore mio! Non lo sapevo. Mi dispiace davvero, ma cerca di stare tranquilla e di confidare nel Signore, vedrai che Lui non ti abbandona! Cerca di non lasciare mai la preghiera!” A: “La cosa più tremenda è un’altra: mio marito mi ha lasciata! Per fortuna eravamo sposati da poco e non c’erano figli in arrivo. Non ha accettato la mia malattia e forse non so … ! Non può immaginare padre, come io mi senta adesso!” Don C.: “Ti comprendo benissimo. Ti senti sola … soprattutto nella tua condizione di dolore. Io ti assicuro preghiere, ma la tua Fede ti aiuterà. Stai tranquilla, vedrai che Gesù ti starà sempre vicino!” Dopo averle dato l’assoluzione, Aurora tornò a casa, confortata, ma sempre molto preoccupata e triste. Trascorse circa un anno ed Aurora, sempre in lotta con la sua grave malattia, conobbe Paolo. Tra i due scaturì un sentimento bello e sincero. Lei dopo qualche mese, confidò a Paolo la sua grave malattia. Lui non si scoraggiò e promise di starle vicino perché l’amore che provava era molto forte. Finalmente Aurora si sentì di nuovo amata ed è investita da una gioia profonda, anche se la preoccupazione incombeva ancora su di lei, continuò a confidare nella misericordia divina.

Trascorsero ancora diversi mesi e più si frequentavano, più si rendevano conto che erano fatti l’uno per l’altra, nonostante la complicata relazione di amore minacciata dalla gravissima malattia, che non poteva garantire alla loro storia un futuro certo. La donna tornò a confessarsi da don Claudio. A: “Don Claudio, le comunico che mi sono innamorata di un uomo e anche lui mi ama”. Don C.: “Lui è a conoscenza che sei sposata e che tuo marito ti ha abbandonata?” A: “Certo che lo sa! Per adesso conviviamo, ma Paolo sarebbe disposto anche a sposarmi.” Don C.: “Ma lo sai che non potete? Vivendo con lui, tu saresti nel peccato. Nella tua posizione risulteresti per la Chiesa una concubina di questo nuovo compagno che hai conosciuto! Lo sai che tu risulti ancora sposata e che non potresti avere relazioni con altri uomini?”

A - “Ma in questo caso si tratta di amore! Io mi sono innamorata sinceramente di Paolo e lui farebbe qualunque cosa per me!” Don C.: “Hai detto che ti sposerebbe, eventualmente?” A: “Certo che mi sposerebbe anche in questa complicata situazione!” Don C.: “D’accordo, ma sappi che non potrai farlo prima di avere annullato il precedente matrimonio e finché ciò non avverrà, tu resterai nel peccato!” Trascorse ancora del tempo e grazie alle preghiere sue e delle persone care, soprattutto della mamma di Paolo, Aurora, in un modo inspiegabile per la scienza, guarì dalla triste malattia, pur senza ricorrere a cure mediche o a terapie. Un’altra cosa ancora più straordinaria stava accadendo, contrariamente alle indicazioni e alle speranze datele dai medici: aspettava un bambino, che nacque bello e sano. Aurora e Paolo erano felici, perché adesso avevano ottenuto un’altra grande grazia: una nuova vita. Dio si era manifestato a loro con il Suo Amore e la Sua potenza e adesso loro si sentivano in “dovere” di mettersi in regola con la Chiesa, decidendo di chiedere l’annullamento alla Sacra Rota, dato che esistevano i requisiti necessari per poterlo fare (Aurora era stata abbandonata dal primo sposo).

Giunse la risposta: “I costi del disbrigo della pratica e la causa di annullamento avrebbero comportato un costo di 5.000.00 €”. Aurora e Paolo ci rimasero un po’ male, perché la condizione economica che attraversavano, non permetteva loro di poter coronare quel sogno e così si rassegnarono a vivere “non in grazia di Dio”. Aurora tornò ancora da don Claudio, per spiegare ciò che provava: non si rassegnava all’idea di doversi sentire comunque una peccatrice, solo perché non poteva sposarsi, visto che l’impedimento era determinato dalla stessa Chiesa! Aurora: “Don Claudio, sono mortificata e molto delusa, perché non possiamo ancora sposarci!” Don C.: “E perché mai non potreste?” A: “Lo sa che per l’annullamento occorrono 5.000.00 € e noi non li abbiamo?!”

Don C.: “Ti capisco e comprendo le tue ragioni, ma cosa potrei consigliarti? Non c’ è altro da fare!” A: “In che senso non c’è altro da fare?” Don C.: “Finché voi non regolarizzerete l’annullamento della precedente unione, non potremo celebrare nessun altro matrimonio. la Chiesa non può fare nulla per voi, infatti non sposandovi, rimarrete sempre nel peccato! Quindi o continuate a vivere insieme, ma praticando la castità, oppure non potrete accostarvi ai Sacramenti. Rifletti Aurora!” A: “Ma allora mi dica, se siamo nel peccato, si tratta di peccato mortale?” Don C.: “Certo che si tratta di una trasgressione grave!” Aurora se ne andò con una amarezza indicibile e raccontò tutto a Paolo. I due giovani incompresi da questa organizzazione che è la Chiesa, non si rassegnarono all’idea di doversi sentire peccatori, solo perché la “Grazia di Dio” era un lusso che non si sarebbero potuti permettere. Continuarono ad amarsi, ovviamente senza seguire la via della castità e senza dover pagare “la grazia di Dio”, perché loro in Grazia di Dio già lo erano e ne avevano avuto anche le prove! Quello che avrebbero dovuto adempiere, era una pura formalità, un atto burocratico, un adempimento materiale. E la Chiesa lo aveva dimostrato nel momento in cui aveva presentato loro il conto!

La Chiesa spesso giudica addossando “colpe” ai fedeli, per tenerli in soggezione, per avere il controllo e il dominio e affermare la sua supremazia e il suo potere temporale. Quando nel Vangelo Gesù disse: “Quello che legherete in terra sarà legato in Cielo, quello che scioglierete in terra, sarà sciolto in Cielo”, non ha indicato nessun prezziario! La grazia di Dio infatti non dovrebbe avrebbe costi! Se il Vaticano o la Sacra Rota per l’annullamento chiede che siano soddisfatti taluni requisiti, questa procedura di annullamento alla fin fine è redatta da dei comunissimi avvocati. Perché mai chi chiede un annullamento non può rivolgersi a studi privati che, tenendo conto delle condizioni che impone la Chiesa, potrebbero benissimo produrre la stessa certificazione e magari a un prezzo concorrenziale? Ma questo è risaputo, il Vaticano non lo permetterebbe mai!

La Chiesa ci insegna (ed è anche giusto) a diffidare da quanti, dietro pagamento di denaro, promettono l’intercessione per ottenere grazie da Dio. Ma la stessa Chiesa è la prima a praticare questa usanza. La grazia di Dio dovrebbe essere gratuita. Ma se la Chiesa invece presenta il conto, con questo modo di fare, può ancora ritenersi Santa? Chi fa confusione tra Chiesa infallibile nei dogmi e Chiesa infallibile negli atteggiamenti, non riesce ad aprire gli occhi su delle grandi contraddizioni che caratterizzano questo potente Organismo.

SOGNO

Mi trovavo per le vie di una città e gioivo accarezzata da un piacevole venticello e dal sole ristoratore. Ero felice, poiché mi sentivo parte integrante della natura e percepivo la mia pura esistenza, essendo priva di pensieri…in quel momento ero solo essenza. Avevo la consapevolezza che la mia felicità era scaturita dalla mancanza di qualunque pensiero, quindi di preoccupazioni. Non pensavo a nulla, ero semplicemente in sintonia con la mia anima. Anche nella realtà ho provato simili magici momenti. Purtroppo non ce ne sono tanti, perché il mondo in cui si vive, le condizioni contingenti spesso ci impediscono di restare a tu per tu con l’anima e di poter gustare l’attimo presente. Credo che ci troviamo sulla Terra principalmente per soffrire, non c’è via di scampo. Tuttavia, quando si presentono questi attimi di gioia assoluta è davvero una benedizione. Se l’essere umano fosse più giusto e più sano, l'intera umanità potrebbe assaporare questi idilliaci.

15 Gennaio 2017

IL DOLORE

Il dolore più atroce per un essere umano è il distacco dalle persone amate, soprattutto dalla separazione di un figlio o del proprio coniuge. Si soffre a dismisura e neanche la fede talvolta basta per alleviare certe sofferenze. Il dolore è nell’anima, la tortura s’insinua nel corpo, sino ad uccidere la persona nello spirito. Anche se il tempo potrà attutire il dolore, il vuoto nel cuore non sarà colmato. Con l’età che avanza anche l’entusiasmo di vivere tende a diminuire, poiché con la maturità si acquisisce una nuova consapevolezza dell’esistenza, mentre la giovinezza resta un sogno passato. Oltre alla sofferenza fisica o mentale, dovuta soprattutto alle malattie, alle ingiustizie subite o alle persecuzioni e alla paura del domani, al dolore non c’è rimedio.

Se la gente avesse la capacità di focalizzare il senso della vita, se comprendesse i veri valori importanti ed il proprio destino, non lascerebbe spazio alla superbia, alla cattiveria, alle guerre o alla stupidità che lo spinge a rincorrere la gloria, la ricchezza, il potere. Se la gente avesse il buon senso, non sprecherebbe le proprie energie per effimere ambizioni che abbrutiscono persino l’anima, ma investirebbe il suo tempo per costruire e non per distruggere. L’uomo infatti distrugge la natura e le relazioni umane. La vita è una grande sofferenza già di per sé, quindi non c’è bisogno di creare altri inutili patimenti. L’individuo dovrebbe vivere per amore e per costruire la pace, perché solo l’amore resta. Se noi soffriamo a dismisura per amore, dobbiamo sperare che quando lasceremo le spoglie mortali, saremo avvolti dalla Luce di Dio, ci ritroveremo uniti nell’Amore.

21 – 03 - 2018

EFFETTO BOOMERANG

Tutto il bene che compirai sulla Terra, prima o poi ti tornerà. Se ciò non accadrà, quando varcherai la soglia mortale, ti sarà restituito (se non moltiplicato) nella dimensione spirituale. E se credi che tutto finisca qui, non importa, cerca di compiere ugualmente il tuo dovere! Non sarà mai tempo sprecato. Non devi compiere il bene per essere ricompensato, perché avrà più meriti colui che non preventiva il risultato, calcolando una ricompensa. Allo stesso modo, tutto il male che commetti in questa vita, ti sarà restituito fino all’ultimo! E se ciò non accadrà in questo Mondo, lo sconterai nell’altra dimensione. E se credi che tutto finisca, non importa: ti sarà rivelato quando sarà il momento.

06 - 03-2015

BRUCEREI I SEMI…

Brucerei i semi dell’ignoranza, della presunzione, della perfidia, dell’inganno. Brucerei i semi della vanità, della superbia, dell’invidia, dell’orgoglio, dell’odio, dell’omertà. Brucerei i semi dell’avidità, della lussuria, dell’orrore, del tradimento, dell’indifferenza. Donerei sentimenti di amore, di tolleranza, di pietà, lealtà, trasparenza, giustizia, e donerei ancora onestà, fratellanza, amicizia, perdono. Spargerei semi di speranza, fedeltà, sorrisi, salute, armonia, dolcezza, benevolenza, gioia, serenità. In modo invisibile volerei in alto per le strade del Mondo, senza che nessuno mi scorga, e porterei una pioggia di amore a tutti gli esseri viventi. Regalerei microscopiche particelle di pace da innestare in tutti i cuori delle varie popolazioni di ogni cultura.

Finalmente la mia anima sarebbe appagata, perché soltanto in un Mondo felice, dove crollassero i muri della disparità, divisione, emarginazione, divario, mi sentirei pienamente realizzata come essere umano. Se il Mondo fosse investito da un’immensa carica di positività (energia d’amore) ogni essere umano potrebbe essere felice. Se ci fosse l’Unità, prenderebbe forma un grande arcobaleno senza mai svanire. Crollerebbero pure le barriere religiose che dividono, perché soltanto nell’Unità si vivrebbe in sintonia con Dio, il vero Dio, che accomunerebbe il credente e il non credente, perché l’uomo non avrebbe più l’esigenza di dare un nome alla Divinità, origine di tutte le cose, perché Dio “È” e non ha bisogno di essere definito. Ecco il significato: “realizzare Dio”. Solo se si percepisce la totalità dell’Amore, si vive in Lui.

POESIA E MISTERO

Sembra che tutto sia poesia, quando osservi un tramonto, l’alba, un fiore o il cielo stellato. Una dolce melodia ti conduce verso sfere celesti, ma basta un attimo per rompere l’incantesimo: ti distogli dalla bellezza del Creato prendendo consapevolezza del mondo che risiede nella tua mente, sembra quasi che tutto crolli, perché ti assalgono i pensieri e le preoccupazioni della vita, per non parlare della percezione della realtà: la cattiveria umana, le più infime passioni e sentimenti che distruggono le relazioni e minacciano il nostro Pianeta. Per un attimo ti vergogni di appartenere alla stirpe umana. Ti assalgono infiniti contrastanti pensieri e ti chiedi se l’essere umano meriti tanta bellezza. La poesia è frutto della nostra sensibilità? E gli animali sono capaci di percepire, di gustare ciò che noi filtriamo con la nostra mente? E gli individui bruti sono pur capaci di emozionarsi dinanzi alla bellezza del Creato?

La stupidità umana e la sete di potere hanno da sempre rovinato tutto. Se il mio pensiero è capace di andare ancora oltre, volando nell’ Universo, ti accorgi di come la nostra percezione sia capace di alterarsi. Provi stupore, paura d’essere tanto piccolo, un punto tuffato nell’immensità. Il mistero cresce a dismisura attorno a te. Ogni individuo è immerso nel proprio mondo, stimolato dalle proprie pulsioni e desideri, segnati dalle proprie ferite, caratterizzato dai propri sogni, condizionato dal proprio stato di salute fisica e mentale e marchiato dal suo DNA. Se riuscisse a evadere per un solo attimo da sé stesso, sprofonderebbe nell’abisso dell’ignoto, dove tutto diventa piccolo, dove il macrocosmo diventa microcosmo, se ci relaziona con i pianeti e con noi stessi. Sembrerebbe che il tuo mondo e il tuo piccolo ego siano insignificanti dinanzi alla grandiosità e al fascino dell’Infinito.

Inevitabili sono le domande pur senza risposta e legate ai problemi esistenziali. I nostri pensieri oscillano come un’altalena e l’essere umano è in balia di sé stesso, va dove lo porta il vento o resta in balia dei molteplici condizionamenti individuali, culturali e sociali. Chi ha Fede vi si appiglia, chi non la possiede ricorre alla sua forza. Ognuno crede in ciò che crede, fin quando avrà una mente per pensare e fin quando questa sarà efficiente. Esiste una conclusione? Esiste un perché? Esiste il nulla? Esiste il mai? Esiste il sempre?

IL TRAMONTO DEL SUCCESSO

Bellezza in disfacimento logorata dal tempo, diventata per molti ostentazione di non accettare il proprio cambiamento. Trasformata in mostruosità. Gente maniaca della propria immagine assillata dai segni degli anni trascorsi, adesso vaga come burattini, priva di vitalità. Nemica del tempo e della vita ostile, non ha più gioia nel suo cuore perché è stata tradita dal successo che dopo averla corteggiata per una vita, ora la ignora.

Questo giullare beffardo gira come una ruota, senza preferenze. Gente che ha vissuto solo per l’apparenza e per la vana gloria, ora si sente inutile. Cerca un po’ di conforto nella semplicità delle piccole cose; ma fatica a gustarle, perché è grande il vuoto che gli permane, a causa delle accattivanti e ingannevoli futilità che ha perseguito con bramosia e affanno durante tutta la sua effimera esistenza.

CIELO STELLATO

Sdraiata sull’amaca fisso su di me l’immenso cielo stellato. Non c’è spettacolo e stupore più bello nel contemplare l’universo. Le stelle sono piccoli lumini accesi, sparsi nello spazio e tutto è pieno di fascino e mistero, ancor di più quando, come per grazia divina, il mio pensiero sprofonda in quest’ abisso, sentendomi un minuscolo punto del Creato, avendo la percezione di essere un’anima avvolta dall’amore cosmico, partecipando e immergendomi nel mistero dell’Infinito. Percepisco pace, gioia nel cuore e soprattutto una nuova consapevolezza: sono un microcosmo nel macrocosmo, faccio parte della creazione di Dio!

RIFLESSIONI

Giornalmente apro la mia posta elettronica e leggo il solito messaggio inconsulto e insignificante: “15 uomini voglio ciattare con te!” Poi continuo ad adocchiare un altro messaggio: “Ancora otto uomini della tua zona stanno aspettando la tua risposta”. Ed ancora un altro: “Tizio e caio stanno ancora aspettando di essere contattati da te!” Rimango perplessa e mi dico: “Ma chi li conosce? Ma chi se ne frega?” Se il tempo non mi basta nemmeno per curare tutti i miei contatti sociali o per dedicare del tempo ai miei amici, come potrei spendere tempo per gente che nemmeno conosco? Poi mi arrivano avvisi del tipo: Sei stata fortunata! Hai vinto tanti soldi! ecc. ecc. Io penso: “Esiste ancora gente così demente che possa pensare che tu creda alle loro favole?” Posso capire che si tratti di persone truffaldine, avide di denaro, ma faccio fatica a credere come loro possano credere che tu ti lasci abbindolare così facilmente? Ci sarà ancora qualche pollo che abbocca?

Poi mi arriva ancora una marea di pubblicità, insieme a tutti i galleristi che mi chiedono cifre per esporre i miei quadri in qualche galleria disperata o prestigiosa che sia. Insomma tutti mi chiedono soldi e in qualche modo mi vorrebbero truffare. Spesso non apro nemmeno gli allegati per non perdere tempo. Li cestino direttamente e canticchio: “In questo mondo di ladri … e aggiungo: “In questo mondo di falsi …..” Dopo un po’ ricevo telefonate sul telefono fisso che mi propongono mille promozioni, insomma mi vogliono ad ogni costo vendere qualcosa. Io per non essere sgarbata, molto delicatamente, li mando a quel paese in due parole: Mi scusi, siccome non le voglio fare perdere tempo, le rispondo subito che non mi interessa.” Dall’altra parte però qualcuno insiste e allora rispondo con tutta calma: “Scusi, devo scappare!” Attacco il telefono. A volte però, mi richiamano poco dopo e così sono costretta a staccare la linea telefonica!

Meno male che ho avuto la brillante idea di essere munita di un servizio telefonico che mi fa vedere il numero dell’utente che mi chiama. La ciliegina sulla torta deve ancora arrivare. Proprio quando finalmente riesco a stare tranquilla, concentrandomi su un lavoro in atto, suona il citofono. Immagino già che possa essere ed infatti sono i testimoni di Geova. Questi pseudo portatori di pace non possono mancare e soprattutto arrivano nel momento meno opportuno. Allorché aprono bocca, capisco che sono loro! Anche in questo contesto sono ormai molto esperta e pratica nel liquidarli. Lo faccio però sempre in modo molto cortese.

RIFLESSIONI

Di tanto in tanto si presentano nei talent show dei concorrenti che si propongono per esibire il loro numero consistente in una serie di giochi anche parecchio rischiosi, possono avere tutta l’abilità, il coraggio, la precisione, fino a sfiorare l’incoscienza, ma i suddetti requisiti non abbiano nulla a che vedere con il talento artistico, per cui sono convinta che la loro esibizione sia discutibile dal momento che per dare spettacolo viene messa a repentaglio la sicurezza e l’incolumità. Ebbene, questi concorrenti esordiscono con spettacoli terrificanti, come ad esempio infilarsi una lunga spada all’interno della gola materializzando il rischio di ferirsi, compiendo nel contempo persino acrobazie. Durante l’esibizione molti del pubblico e la giuria rimangono in apprensione totale per paura che l'esecutore possa sbagliare, mettendo a rischio l’incolumità stessa e dove l’emozione rasenta il senso di ripulsa. Il pubblico, ovviamente, dopo il dovuto suspance, applaude l’artista.

Credo fermamente che sia diseducativo ospitare nei talent personaggi che del rischio fanno spettacolo, perché se apprezzati verranno incentivati ad andare sempre oltre, sino a proporre numeri dove il rischio diventerà sempre maggiore. Non penso che tale abilità possa considerarsi un talento, ma soltanto temerarietà e incoscienza e capacità fisica con fini inutili che esulano dalla bellezza e dalla armonia. Chi ha talento artistico deve emozionare, stupire, lasciare un segno positivo e non suscitare ansia, agitazione o angoscia. Ecco il motivo per cui non bisognerebbe premiare o incentivare certi concorrenti, soprattutto per non farli sentire motivati a osare oltre misura. È vero che nei circhi esistono acrobati che fanno evoluzioni come i trapezisti, ecc, ma non possono assolutamente questi, essere paragonati a persone che non hanno frequentato una scuola specifica e che non sono debitamente tutelate: gli acrobati circensi sono degli artisti che non hanno nulla a che spartire con le esibizioni di improvvidi spericolati.

In verità la televisione diventa diseducativa quando non opera una scelta di contenuti validi, preoccupandosi semplicemente di fare “odiens”. Per quanto riguarda gli scherzi televisivi, non è e lecito mettere a repentaglio chi li subisce. In breve, se per scherzo si intende procurare uno spavento col rischio di causare un infarto, diventa soltanto una esibizione goliardica di pessimo gusto. Sono pochi gli scherzi intelligenti ed architettati a giusta arte. Sulle reti TV purtroppo si vedono taluni scherzi che denotano la mancanza totale di creatività e rispetto verso chi subisce.

NUOVO CINEMA PARADISO

COMMENTO

Il film “Nuovo cinema Paradiso” rappresenta uno spaccato della nostra vita ambientata in un piccolo centro della Sicilia, nel periodo del primo dopo guerra. Il regista Tornatore ha voluto evidenziare l’importanza della capacità di amare, la generosità d’animo, il forte sentimento dell’amicizia, i valori umani più profondi, mettendo in rilievo inoltre la fragilità dell’essere umano con tutta la sofferenza che ne deriva. Mi ha colpito in particolare l’animo del protagonista, Totò, sotto un duplice aspetto: la sua perseveranza: Totò da bambino riuscì a portare avanti la sua passione, grazie alla disponibilità del suo amico cinematografo, personaggio molto rilevante, che gli diede l’opportunità di imparare il mestiere, dopo tante insistenze da parte del fanciullo. L’anziano amico, Alfredo, gli trasmise oltre al mestiere, i valori della vita e lo aiutò a crescere, fino ad invogliarlo ad andare via dal suo paese. Dovette infatti partire sia per il sevizio militare che per una sofferta delusione amorosa.

Un giorno l’anziano cinematografo ebbe uno slancio di generosità: decise di fare un regalo ai suoi assidui clienti, proiettando un film gratuitamente su una parete di un palazzo e così i compaesani, sorpresi, dalla piazza guardarono estasiati il film, ma all’improvviso la bobina prese fuoco e si sviluppò un incendio. Totò riuscì a salvare il suo affezionato amico, che purtroppo rimase ustionato e cieco. Tra i due continuò l’amicizia e si rinsaldò nel tempo. Totò ormai era cresciuto e prese il suo posto. Di tanto in tanto Alfredo lo andava a trovare al lavoro e nonostante fosse cieco, riusciva a percepire quello che stava accadendo davanti a lui, perché era un grande conoscitore del suo mestiere e della vita. Successivamente il giovane dovette emigrare per Roma, anche perché le circostanze lo portarono ad occuparsi di altro lavoro e in futuro si affermò come famoso regista. Totò in amore non ebbe fortuna, poiché dopo avere avuto la sua negativa esperienza, non riusciva più a legarsi, per cui cambiava sempre donne. La ragazza che aveva amato in passato, si era resa irreperibile, seguendo la famiglia sua benestante. Ritornò dopo lunghi anni al paese di origine, in occasione del funerale dell’anziano amico mai più rivisto ed anche mai dimenticato.

Trovò tutto cambiato, l’atmosfera, il traffico delle macchine, pullman con turisti, ma il disagio più grande lo provò quando al posto del cinema, trovò un ammasso di rottami pieno di ragnatele e che poco dopo sarebbe stato definitivamente demolito. Ricordò i momenti più belli della sua vita trascorsi nella vecchia cabina del cinema, dove avveniva la proiezione dei film che conosceva quasi a memoria. Si ricordò dei giorni trascorsi in compagnia del caro amico durante la sua infanzia, poi quelli della gioventù trascorsa nell’ambito del lavoro. In occasione del funerale dell’indimenticabile amico, diverse persone lo riconobbero e vollero calorosamente salutarlo. Toccante anche l’atteggiamento della madre, molto diverso rispetto al passato: severa col figlio ancora fanciullo, dopo essere era rimasta vedova di guerra in giovane età, era diventata poi comprensiva e dolcissima nella vecchiaia. Lei aveva sostenuto la scelta del figlio quando aveva deciso di lasciare l’amata terra andando in cerca di fortuna, sacrificando i legami affettivi, soprattutto quello della madre.

Il regista volle mettere in risalto la dinamica della vita. La trasformazione delle cose, delle persone e delle situazioni. La storia si ripete, il tempo inesorabile cambia e macina tutto. Infine Totò ricevette il regalo più bello, consegnatogli da un’amica comune, affidatole a sua volta dall’uomo prima di morire: una bobina contenente il montaggio di tutti gli spezzoni delle scene censurate, che il sacerdote proprietario della sala impediva di proiettare: ovvero tutte le scene dei baci. Totò aveva chiesto più volte quel materiale ad Alfredo, senza averlo mai ricevuto. Adesso Toto, prima di ripartire per Roma, aveva finalmente quella bobina tanto desiderata. Le sue lacrime scendevano copiose mentre le rivedeva proiettate, scaturivano da esse emozioni e nostalgie del passato e dell’amico a cui aveva voluto tanto bene. La colonna sonora del grande Ennio Morricone ha sicuramente arricchito le scene struggenti e nostalgiche, valorizzando con musiche esemplari l’intera opera “Nuovo cinema Paradiso”, che resterà per sempre nella storia della letteratura cinematografica. Il film si potrebbe trasferire benissimo in un altro luogo del Mondo, perché l’animo umano è sempre lo stesso e dove si ripetono situazioni, incomprensioni, intrecci e soprattutto emergono le caratteristiche positive o negative dell’essere umano. L’ultima scena del film è stata struggente e ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la consapevolezza del divenire delle cose, che governa la legge della nostra stessa esistenza. Il tempo trasforma e tutto passa. Infine ciò che resteranno indelebili saranno soltanto i sentimenti profondi e autentici. L’amore non ha spazio il tempo, è eterno.

COMMENTO di Olga Serina

REGALAMI UN ULTIMO ABBRACCIO di Alessandro Sgamma

La sceneggiatura “Regalami un ultimo abbraccio” è un bellissimo omaggio ai ricordi e in particolare alle persone care trapassate che restano impresse nella nostra memoria e nei nostri cuori. Il regista Alessandro Sgamma è stato davvero geniale per avere avuto l'idea di scriverla e metterla in scena, anche grazie al talento artistico delle attrici, nonché sue stesse allieve, che sono riuscite con maestria a trasmettere al pubblico le emozioni che il regista per primo ha vissuto nel concepire l'opera. I dialoghi dei personaggi, ognuno con una propria caratteristica, si alternano tra le note umoristiche a quelle più serie, con delle sfumature di drammaticità. L'argomento affrontato è universale, perché il tema della morte e quindi della separazione dalle persone care, riguarda tutti noi. Ognuno conosce il senso del vuoto, di solitudine che la nostra anima percepisce per il distacco delle persone che abbiamo amato. Nello stesso tempo, il regista ha voluto mettere in evidenza il legame affettivo, l'amore che va al di là del tempo, l'eterno presente che ci accompagna nella nostra vita. Verso la fine della commedia, i dialoghi si fanno sempre più accattivanti e toccanti, perché oltre alla creatività di Alessandro, la bravura degli interpreti riescono a risvegliare negli spettatori emozioni molto forti, percependo il senso più profondo della nostra esistenza.

COMMENTO DEL LIBRO "ECHI DI UNA VITA" di Maria Rosa Lumia

Gran parte delle poesie di Maria Rosa Lumia sono paragonabili a dei dipinti colorati attraverso le parole. Tante altre esprimono le sue emozioni vissute, i suoi sentimenti, che giungono inalterati ai lettori. La poetessa ha colto nel segno, perché è proprio questa la finalità dell'arte: catturare sensazioni e vibrazioni dell'anima, restituendoli attraverso espressioni vive come colori, per consegnarle intatte al lettore. Maria Rosa Lumia, dotata di una raffinata sensibilità, spazia dalla poesia alla pittura. Attraverso i suoi quadri, riesce a descrivere atmosfere, situazioni ed emozioni, dando espressione alle forme e bellezza ai colori, nei paesaggi e negli altri soggetti floreali o figurativi. Sia nella pittura che nella poesia, Maria Rosa Lumia è un'esteta, sempre alla ricerca del lato bello e romantico. Ogni sua poesia è una descrizione dettagliata di un momento vissuto con intensità, di un contesto specifico, dove ogni verso è una sfumatura che cambia, come un colore che richiama un preciso stato d'animo. Così come i suoi quadri esprimono poesia, le sue poesie sono in grado di richiamare immagini pittoriche, cosicché le due espressioni artistiche si integrano e si compenetrano tracciando mirabilmente la sua interiorità, la sensibilità d'animo e l'abilità, patrimonio dell'artista stessa.

LETTERA APERTA AI MIEI EX ALUNNI E AI GIOVANI

Carissimi, non vi ho dimenticato! Nella mia memoria sono rimasti impressi i vostri sorrisi, i talenti e soprattutto la dolcezza che traspariva attraverso il vostro sguardo. Non scorderò le battute e le nostre risate. Tengo custodite le vostre lettere illustrate e le dediche che con affetto mi avete donato. È appena iniziato il nuovo anno scolastico e voglio augurarvi ogni bene, scrivendo questa lettera aperta e rivolgendomi a ciascuno di voi, singolarmente. La scuola non è soltanto il luogo in cui si imparano nozioni, ma una sorta di laboratorio della Società, ove comprendere che la vita stessa è già una scuola, una lunga scala alternata da tappe e da continue attese. Mi auguro che tu mantenga la capacità di emozionarti e che abbi sempre la curiosità e la voglia di imparare, perché solo in questo modo si sconfigge l’ignoranza e la tua mente si manterrà giovane. La vita non è quell’ incantevole fiaba che ti hanno inculcato sin da bambino! Cerca di contribuire, creando un’atmosfera positiva in classe, per il tempo che sarai studente e successivamente nel tuo ambiente di lavoro, poiché l’esperienza ti aiuterà ad essere più proficuo, costruendo nel tuo piccolo la pace. Non dare retta ai pettegolezzi e non accettare le provocazioni che potrai subire. Se qualcuno accende il fuoco, cerca di spegnerlo piuttosto che alimentarlo, altrimenti si innescherà un incendio.

Prefiggiti degli obiettivi e soprattutto abbi fiducia in te stesso. Stai lontano dalle persone che ti vogliono demolire, ma accetta con umiltà le critiche o ammonimenti, se con garbo e soprattutto da chi è più competente di te e se finalizzato al tuo miglioramento. Sii tu il primo ad usare gentilezza, perché soltanto il rispetto ti permetterà di essere apprezzato ed avvicinato dagli altri. Vivrai molte esperienze che ti aiuteranno a crescere e tu cerca di trarne insegnamento! Incontrerai molte persone: educatori, compagni, colleghi, veri amici e conoscerai l’amore. Incontrerai adulatori che ti vorranno comprare. Avrai a che fare con persone che tenteranno di abbagliarti con la propria cultura, con il proprio potere, con il denaro o con la loquacità: ricorda che arido è il loro cuore…guardati da loro! Incontrerai tante maschere in giro, ovunque tu vada e purtroppo pochi volti veri, ma non dimenticare che le belle persone, soprattutto quelle autentiche, esistono e quando le conoscerai, le custodirai nel tuo cuore. La loro vicinanza è preziosa. Sii paziente e cerca di essere tu il primo ad essere impeccabile, anche in senso morale.

Sarai comunque invidiato, anche dell’aria che respiri, ma allontana chi ti invidia! Impara a desiderare il dono del discernimento, per poter distinguere il bene dal male e capire chi hai davanti. Cerca di focalizzare soltanto i buoni propositi, prendendo in considerazione i modelli positivi, allontana piuttosto quelli negativi e i falsi idoli, perché cercheranno di soggiogarti con le loro idee contorte, procurandoti sofferenza. Tutto il resto è vanità. Non farti abbagliare dalle idee politiche o dal credo religioso, perché spesso è soltanto una luccicante parvenza che sfoggiano taluni per raggiungere i loro scopi. Non farti condizionare dal colore della pelle, dal sesso, o dalla cultura, perché l’apparenza inganna! Allontana i superbi, chi è arrogante e ogni tipo di fanatismo, di violenza. La vita è come una giungla in cui tanti “lupi” e tante “volpi” hanno costruito mille trappole per poterti sfruttare e danneggiare. Abbi un certo orgoglio, ma non troppo, perché diventerebbe un’arma a doppio taglio.

Abbi l’umiltà di chiedere “perdono” quando capirai d’aver sbagliato, ma non perseverare negli errori, altrimenti ti condanni. Guardati da chi predica bene e razzola male, ma prendi per buone soltanto le sue azioni, che valgono più di mille discorsi affascinanti! Sii cauto nel dare giudizi. Diffida da chi ragiona per schemi e non usa la propria testa per pensare, utilizzando soltanto frasi fatte. Questi illusi individui sono i più propensi ad essere adescati in qualche setta, usando nello stesso tempo lo stesso meccanismo con te, per poter trascinarti nella loro tana oscura. Non cercare di imitare certe mode nocive solo perché considerate all’ avanguardia! Abbi il coraggio di distinguerti dalla massa e di andare contro corrente. Ascolta la bella musica, coltiva il buon gusto e l’arte, perché ti aiuteranno a superare la fatica e ad affinare il tuo spirito. Ti sentirai libero. È come il respiro dell’anima. Concediti del tempo per te stesso, soprattutto dedicalo a tutto ciò che ti gratifica.

Coltiva i tuoi talenti, perché sarebbe un vero peccato non realizzarti e credi in ciò che tu potenzialmente sei! Non sprecare il tuo tempo davanti ad uno schermo, dietro ad un mondo virtuale che annichilisce il tuo cervello, annientando la tua creatività e rifugi da qualunque tipo di droga o dipendenza. In verità, chi sfugge alla realtà è un perdente, facendo inconsapevolmente il gioco dei potenti, che vorrebbero fare degli esseri umani delle marionette. Non reprimere i tuoi desideri e non smettere mai di sognare, perché soltanto i sogni ti permettono di volare. Non nutrire odio e non portare rancore nei confronti di chicchessia, ma cerca di stare lontano dal male e dalle persone negative che ti vogliono rubare la tua energia. Proteggi i più deboli. Aiuta il tuo prossimo, ma solo chi ti chiede di farlo, perché rischi di essere frainteso. Esprimi un tuo parere, ma solo se sei interpellato, altrimenti potresti infastidire! Frena la tua lingua, perché può recare danno, ma non permettere che ti sottomettano! Domina i tuoi istinti, perché non sei una bestia. Se ti senti superiore all’ animale, dimostralo.

Non perdere di vista i veri valori e non accettare compromessi. Non mettere il denaro al primo posto, ma prima le persone! Soltanto in questo modo non perderai mai la tua dignità. Che ti importa se tanti l’hanno già perduta? Non essere schiavo dei soldi, ma sono i soldi che devono servirti! Non vivere per il lavoro, ma lavora per vivere. Cerca di contare solo sulle tue forze e non essere subordinato mai a nessuno! Non dipendere dalle brutte abitudini o da vizi. Sii tu il padrone della tua vita. Allontana la volgarità, lo squallore e la desolazione. Controlla ogni tuo gesto, azione, intenzione e soprattutto investi sull’ amore, perché sappi che soltanto amando, ogni cosa acquista un sapore diverso. Tutto passa, gli anni si inseguono sempre più velocemente, divorando e trasformando ogni cosa, ma l’amore. resta. Emergerà la tua spiritualità. e quando il sipario si chiuderà, resterà la tua essenza.

Molto ancora dovrai imparare, ti farai mille domande e non avrai tutte le risposte che cercavi, perché la vita è un mistero. Prenderai tante batoste, sarai deluso dalle persone a cui davi fiducia e quelle più care ti faranno maggiormente soffrire. Preparati ad affrontare e superare gli ostacoli, le scommesse e le battaglie della vita, perché sei un combattente e non dovrai mai arrenderti! Se riuscirai ad attuare tutto ciò, sarai degno di essere considerato un vero essere umano: un grande uomo o una grande donna.

ALCUNE POTENZIALITÀ DELLA MENTE UMANA

La mente in certe situazioni è più ricettive possono verificarsi delle cose davvero incredibili. Riporterò un episodio che mi è accaduto alcuni anni fa. Mi trovavo nella piazza di Taormina, in Agosto, vicino a mio marito che svolgeva l'attività di ritrattista. Mi trovavo seduta sul mio sgabello, intenta a disegnare e con precisione stavo svolgendo un ritratto da una foto. Si sa che l'essere umano quando è molto concentrato in un'attività, il suo livello di concentrazione è molto alto. La nostra mente in quel caso emana onde alfa, per cui è più ricettiva. Intenta che ero nell’opera, pensai: “Adesso tra qualche secondo alzerò gli occhi e incontrerò una persona di Milano che non vedo da un anno. Mi venne in mente la persona specifica e il suo nome. Sollevai lo sguardo e in quell'istante trovai davanti a me proprio quel volto. La persona, sorridente e sorpresa di trovarmi, mi venne incontro per salutarmi: Oh, chi si vede! Olga! Restai letteralmente di succo e mi stupii di me stessa. Sarà stata una coincidenza? Non potrò mai dimenticare un altro episodio avvenuto tanti anni fa.

Dormivo, quando nel sonno fui svegliata bruscamente da mio padre, ma attenzione! Si trattava probabilmente dal suo corpo eterico, dato che lui si trovava nel letto della sua camera, dove dormiva profondamente. Vidi nitidamente e in primo piano il suo viso terrorizzato, accompagnato dalla sua forte voce, mentre ripeteva il mio nome: “Olga!!! Nooo!!!” Ebbi molta paura e il cuore mi batteva forte, perché non sapevo cosa stesse accadendo. Fui molto infastidita: ebbi la sensazione della presenza del fantasma di una persona viva (mio padre). Allora cercai di respingere il suo viso col pensiero e questo svanì all'istante. Il giorno successivo, quando vidi mio padre, cercai di sondare per capire cosa fosse successo in realtà. - “Papà, cosa è successo stanotte? Stavi male? Mi hai fatto spaventare!” Lui sbiancò, rimanendo sbalordito e mi rispose: “Come fai a sapere che ho avuto un incubo?” Ci guardammo esterrefatti, stupiti.

- “Raccontamelo!” Gli dissi. Mio padre: “Ho sognato che tu stavi molto male e stavi per morire e gridavo: Olga! Olga! Olga!” Mi venne la pelle d'oca. A quel punto gli raccontai tutto. Io e mio padre in realtà ci eravamo incontrati telepaticamente nel sogno. Ovviamente la ritengo un'esperienza terrificante, perché lui mi trasmise la sua angoscia. Resta sempre un mistero: il mistero della nostra mente.

IL SIPARIO

Siamo tutti coinvolti in questo gioco delle parti, dentro questo palcoscenico, affaccendati in mille impegni, ciascuno con le proprie risorse, capacità, ambizioni, desideri. C’è chi si prefigge il bene, e chi senza rendersene conto insegue il male. Musica, danze, colori, riempiono le giornate, allontanando noie e propositi. Gente frastornata che va di fretta, treni che corrono, barche nella loro rotta, aerei in volo.

Marpioni, imbroglioni, giocolieri, dimenticano che prima o poi arriverà quel giorno … che con pazienza, ci sta aspettando! Man mano tutto va cambiando e le scene si susseguono, mentre stupiti e indecisi inseguiti dal tempo, che non aspetta e non risparmia nessuno! Consapevoli o incoscienti, vittime o colpevoli, tutti sullo stesso palco. Sembra una commedia, a volte una tragedia, una grande avventura. C’è chi ha bisogno di fingere per tutto il tempo, chi si toglie la maschera dal volto ogni tanto e chi non finge quasi mai. Poi c’è chi invece di maschera ne ha più di una, perché si crede più astuto.

Chi si affanna, inseguendo, tra tanti sguardi, ambiti traguardi. E mentre l’età avanza, ogni energia gradualmente svanisce e c’è chi non arriva alla sua ambita meta, perché per lui il sipario si chiude troppo in fretta! Per gli altri che invecchiano, il sipario rimane ancora aperto, ma il prezzo è rincarato. Mentre il sipario si muove lentamente, non tutti si accorgono del cambiamento, sono troppo distratti e occupati. Noi siamo lì, ancora su quel palco, sempre più impolverato e consunto! Tra una scena e l’altra mentre si alternano personaggi vecchi e nuovi, che si susseguono a ruota.

Tanti individui sfuggono dagli sguardi, si trovano dietro le quinte, non vogliono apparire, ma partecipare senza mettersi in mostra, restando in una zona nascosta del palco. Pur se tra lotte e sofferenze, tutti ci attacchiamo a questa unica occasione, per quanto fugace e beffarda, che tante volte promette e che raramente mantiene. Adesso sì, sembra proprio arrivato il momento; si chiude il sipario sulla scena della vita.

16 Gennaio 2018

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Non si può dimenticare che l’inferno è arrivato sulla faccia della Terra. Per capire che la ferocia umana non ha limiti. Non si può dimenticare per capire fino a che punto il silenzio, la complicità, la paura, possano aver provocato sofferenze di tali entità. Non si può dimenticare e non si potranno mai giustificare simili barbarie. Non si può dimenticare l’innocenza di milioni di persone indifese e sterminate. Non solo uccise nel corpo, ma prima perseguitate nello spirito, nella psiche e nella dignità umana. Adesso le anime delle vittime, libere di poter gioire in un’altra dimensione, ispirano le generazioni nuove e quelle future affinché la memoria rimanga impressa nella mente e nel cuore di ciascuno di noi, non per poter gridare vendetta, ma per esortare implorandoci che simili atrocità non debbano mai più accadere, cercando piuttosto di arrestare i semi dell’odio e del pregiudizio, prima che sia troppo tardi.

E che ne sarà stato dei demoni che con le sembianze umane si sono impossessati del potere per soddisfare tali brutalità, durante la loro inutile e nociva esistenza terrena? Non voglio nemmeno immaginarlo! Imploro l’Umanità di non dimenticare questo vergognoso brutale periodo storico, non lontano, così intriso di dolore inimmaginabile, che si è sviluppato come un cancro in metastasi, senza via di uscita, affinché non si ripeta mai più l’impensabile! Il giorno della memoria resterà indelebile come la più grande colpa di tutta l’Umanità. Non si può dimenticare!

23 Gennaio 2018

LA TRADUZIONE IMPROPRIA DEL SENTIMENTO RELIGIOSO

Vorrei affrontare un particolare argomento, partendo da alcuni episodi realmente accaduti per poi tirare le somme, facendo sì che anche il lettore possa arrivare alle sue conclusioni. In breve, cerco di evidenziare diversi fattori nel comportamento di una persona civile: l’incoerenza che spesso si nota tra il dire e il fare, la presunzione, la convinzione e spesso i falsi pregiudizi, soprattutto se sono legati al sentimento religioso, perché è proprio questo l’elemento che l’ autorizza a comportarsi in un certo modo. Ho potuto verificare, facendo un raffronto tra una persona che con convinzione si definisce religiosa e una che si dichiara agnostica: la prima, generalmente è molto più pericolosa della seconda. Sembrerà un paradosso, ma credetemi, è proprio così! Ovviamente l’origine del problema non può essere attribuito al messaggio sacro, ma alla sua traduzione impropria. Spesso la gente si serve del messaggio religioso esclusivamente per imporsi agli altri. Le persone fragili e molto insicure, nel campo della Fede e dei convincimenti, hanno bisogno di punti fissi su cui poggiare la loro insicurezza e sono sul punto di andare in crisi se qualcuno mostrasse sfumature appena differenti dalle sue.

E comunque altre categorie di persone ci sono. Insomma, la religione teoricamente dovrebbe migliorare la qualità dello spirito dell’individuo, ma in molti casi non è così, capita anche che tanta gente perfida, camuffata dietro la pratica religiosa, utilizzi questo falso atteggiamento per scopi propri, riuscendo a creare una doppia identità per fugare ogni eventuale sospetto sulla sua integrità e onestà. Soltanto chi è realmente onesto, cerca il più possibile di non fuorviare il significato del messaggio religioso in cui crede. Tutti gli altri, che escono dal seminato, sono paragonabili a dei ciarlatani o degli impostori. In diversi periodi storici, e soprattutto oggi, più che altro si nota il fanatismo cosiddetto religioso, causa di divisioni, emarginazioni, scompigli, confusione totale e nei casi estremi, guerre. È risaputo che le guerre religiose nascono esclusivamente dal fanatismo religioso, che poi diventa razzismo religioso. Il fanatismo si riscontra in tutti i campi e può andare al calcio, alla politica, allo sport e come si è visto anche alla religione, il che comporta conseguenze notevoli. La storia ce lo insegna. Avverto l’esigenza di riportare degli esempi.

Alcuni anni fa, ebbi un colloquio con una mia cara amica, la quale mi raccontò che conoscendo degli amici sacerdoti russi, cristiani ortodossi, era molto informata sul loro modo di praticare la dottrina religiosa. infatti questi si riconoscono nel pensiero della Chiesa cattolica, ma si definiscono più rigidamente aderenti al messaggio evangelico. Cercherò di essere breve: in merito al perdono, la mia amica portò in proposito un esempio: secondo la loro concezione, il vero perdono consiste nel perdonare di cuore una persona, anche se avesse commesso un delitto grave, fino a reinserirla nella sfera delle proprie amicizie. Se ad esempio, un pedofilo avesse violentato un bambino/a, la famiglia della vittima, dopo aver perdonato il colpevole sarebbe tenuta ad invitarlo amichevolmente a casa propria, magari a cena e non solo e sarebbe tenuta pure a chiedere “scusa” al pedofilo, perché se il fatto è accaduto, è stato per causa di quel/a bambino/a che quella persona è caduta nel peccato. Semplicemente aberrante! Esiste un solo appellativo per poter definire il caso:

FANATISMO RELIGIOSO.

Passiamo al successivo episodio: Una volta, a Palermo, fui testimone di un dialogo tra un filippino e un nord- africano. Non professavano nessuno dei due la religione della popolazione di origine. L’asiatico rivolgendosi al nord - africano sottolineava il suo pensiero: “I musulmani in passato hanno ucciso in nome di Dio! Gli ebrei hanno ucciso in nome di Dio! A loro volta, poi sono stati perseguitati. I cristiani hanno ucciso in nome di Dio! I missionari Gesuiti hanno ucciso in nome di Dio! Hai capito perché non credo a nessuna religione? Per questo motivo! Perché la storia ci ha insegnato nell’arco dei secoli, che tutti i religiosi troppo convinti, sono stati fanatici e assassini, perché se Dio è amore, non si può mai concepire che si possa ammazzare in nome Suo!” L’altro annuiva con la testa e diceva: “E’ vero amico, anch’io la penso come te! Hai ragione!” Il filippino riprese: “Per non parlare di quelli che si fanno esplodere in nome di Dio! E sai perché lo fanno? Perché hanno la convinzione di andare direttamente in Paradiso!”

Tanto per concludere questo capitolo, vorrei dire la mia, in proposito. Non si può condannare una persona che ha fatto la sua scelta di vita: se ha deciso di non aderire ad alcuna religione, è perché non si è più fidato di fronte a questo drammatico scenario. D’altro canto però se una persona è equilibrata, deve ovviamente capire che nella quotidianità ci sono tanti esempi di religiosi che operano nella maniera più giusta e coerente, come ad esempio tante persone comuni e tanti santi. Le uccisioni intanto continuano ad esistere e oggi più che mai. E mi riferisco anche a quegli atteggiamenti tra persone che, essendo talmente sicure del proprio credo religioso, (ribadisco, qualunque esso sia) si sentono autorizzate a offendere o a riprendere l’altro, soltanto perché la visuale religiosa altrui è diversa dalla loro e quindi vorrebbero convertire, così nascono i diverbi, le liti. Questi atteggiamenti spesso vengono usati per primeggiare in un gruppo o per ottenere privilegi. Chiara Lubich, cattolica e fondatrice del movimento dei Focolari, era una delle figure carismatiche, che riusciva a evangelizzare con i fatti (senza fare proselitismo) e non a caso era aperta a tutte le religioni. Ecco: io mi sento molto affine al suo modo di pensare.

E con questo vorrei mettere in evidenza tutte quelle persone col paraocchi, che se notano qualcuno che professa un altro credo, lo vedono sulla via della perdizione e giungono a commiserarlo, additarlo o a giudicarlo con aria di sufficienza. Queste persone probabilmente sono maniacali o leggermente squilibrate, perché se fossero sensate, desisterebbero di volere a tutti i costi convertire gli altri, usando magari un atteggiamento inquisitorio o ironico e testimonierebbero il loro credo con i fatti. Non so se sono riuscita a spiegare le dinamiche che avvengono nel campo religioso, così come in tutte le manifestazioni sociali. Ho conosciuto su un social una persona molto insicura che andava alla ricerca di conferme, scriveva abbastanza bene. Se condividevo il suo pensiero, manifestava una gioia e un entusiasmo incredibile ed era molto riconoscente, andava invece in crisi non appena qualcuno apriva una riflessione su qualche argomento leggermente al di fuori dei suoi parametri, diventava offensivo e aggressivo. Come tanti, egli aveva la sua “stampella” e guai a chi, anche senza volerlo, gliela spostava di qualche frazione di millimetro.

Credetemi, ho conosciuto personalmente individui travestiti da angeli, che usano il Vangelo e si mettono “l’aureola in testa”, proprio mettendo in evidenza la loro apparente irreprensibilità, per far sì che la gente in buona fede si fidi ciecamente. A quel punto l’obiettivo è raggiunto: truffare il prossimo attraverso il pretesto di opere di carità e beneficenza. In poche parole, speculano alla grande, intascando indebitamente somme di denaro che la gente le affida con piena fiducia, per le loro dichiarate “opere di bene”, magari nei paesi sottosviluppati. Il Signore davvero stenda un velo pietoso su queste persone, ma credo che dovranno pagare fino all’ultimo centesimo ciò che hanno tolto, perché non si può ingannare il prossimo, strumentalizzando il nome di Dio e rubando il pane ai poveri per arricchirsi. Un’altra considerazione: a volte capita che una persona decida di abbandonare la religione di appartenenza, convertendosi magari ad un'altra dottrina: nel migliore dei casi, quelli che prima considerava amici, le girano le spalle e la guardano con diffidenza. È questo l’amore che ci ha insegnato Dio? Seguire Dio significa ben altro! I casi estremi sono quelli in cui in certi luoghi del Pianeta (che conosciamo benissimo) bisogna stare molto attenti prima di cambiare la propria religione: si rischia di essere uccisi.

Un altro aspetto dell’argomento che stiamo trattando: attenzione alle sette! Parecchie persone ne restano intrappolate. Vengono create da guru o dall’impostore di turno, dietro il paravento di un qualsiasi movimento religioso. Esistono una marea di sette. La finalità più o meno è sempre la stessa: sfruttare la buona fede delle persone, rendendole succubi, soprattutto quelle mentalmente più fragili e insicure, alle spalle di pochi che si arricchiscono sproporzionatamente, acquistando attraverso i loro stessi sostenitori o adepti, gloria e potere. Tutto sommato è ciò che succede nell’ambito della politica, con la differenza che nell’ambito religioso, le conseguenze possono essere anche più deleteree. Se succede che qualcuno si ravvede, consapevole dell’inganno e ha la grazia di uscire dalla setta, gli altri adepti (ancora ciechi) gli si rivoltano contro, pensando con convinzione che sia un traditore.

E aggiungo ancora: sembrerebbe una vera barzelletta (e qui si rivela dinamica ricorrente dell’atteggiamento umano): i cosiddetti praticanti o “religiosi” più chiusi mentalmente, affermano che tutte le altre religioni sono state create dal demonio! Scusatemi, ma allora vi volete mettere d’accordo una volta per tutte? Qual è l’unica religione perfetta in cui il diavolo è assente? Ovviamente per ognuno la Verità è la propria. Una cosa è risaputa: il diavolo si aggira nelle sedute spiritiche, molto pericolose o attraverso strane pratiche esoteriche e in casi estremi nelle sette sataniche, ma anche nei contesti meno sospettabili … ma questo è un altro conto. Non mi meraviglio più quando molti sostengono che la religione sia paragonabile alla politica, nonostante i testi sacri ci abbiano insegnato il contrario.

Dopo queste esperienze, ho aperto gli occhi una volta per tutte, riuscendo a conoscere maggiormente le dinamiche spesso contorte della natura umana. Concludo: vogliamo seguire Dio? Vogliamo manifestare il nostro sentimento religioso (se lo possediamo?) Allora iniziamo ad essere moderati nelle nostre esternazioni, cerchiamo di perfezionare noi stessi, guardando la nostra coscienza e soprattutto cerchiamo di rispettare il prossimo, con le sue diversità di pensiero, di cultura, ecc. Dovremmo abolire e biasimare tutte queste caratteristiche che ho citato e che danneggiano i rapporti umani, perché Dio ci insegna la pace, l’amore, la mitezza, la sincerità. Tutto il resto è separazione da Dio, quindi è male, è il diavolo reale si infiltra proprio in tutti i bassi sentimenti umani. Se non si riesce ad essere civili col nostro prossimo, come si può pretendere di sentirsi dei fari per poter illuminare gli altri verso un cammino di Fede, o verso la Verità? Una persona che ti commisera, ti ignora o non ti guarda più in faccia, solo perché è rimasta delusa, perché il tuo pensiero si è discostato dal suo, come la si può definire?

CONSIDERAZIONI SULLE ADOZIONI

La relazione tra genitori e figli, da madre natura è stata programmata, ponendo al centro della questione la prole, dove i genitori sono al servizio di un progetto. Con l’adozione di bambini da parte di coppie gay, viene ignorata questa priorità, mettendo in primo piano la figura dei genitori adottivi e tralasciando il diritto del bambino di avere genitori normali. Questa grossolanità porta a considerare l’adozione del bambino quasi con la stessa leggerezza di quella richiesta per prendere in carico un animale domestico, che mai potrebbe avere da ridire sul conto delle persone che lo allevano. Non si tratta di stabilire se più buona possa essere una persona omosessuale oppure un’ etero, si tratta di uno schema che attraverso le polarità sessuali opposte, permette al bambino uno sviluppo psichico armonico. Il problema quindi non è accontentare aspettative pseudo genitoriali nelle coppie diversificate, ma verificare se questa diversità possa risultare lesiva dei diritti del bambino. IL BULLISMO

Nell’età dell’adolescenza ho assistito ad episodi di bullismo. Ho potuto verificare che la psicologia di gruppo può essere pericolosa, soprattutto quando si decide di prendere di mira qualcuno ed è proprio la medesima strategia attuata dal branco. Arrivare a sfoggiare il lato più oscuro o aggressivo del proprio carattere per sentirsi più in gamba degli altri è d’una gravità estrema. Quanto è perversa a volte la mente umana! Generalmente chi vuole sconfinare dalle regole della civile convivenza è un insicuro, immaturo, rozzo. Non è detto però che la sua presunta cattiveria sia insita nell’ indole. Bisogna distinguere infatti chi lo è per natura da chi non lo è. Purtroppo il bullismo è un ricorrente fenomeno molto diffuso nei nostri tempi, comincia nell’ambiente scolastico e può arrivare a manifestarsi nell’età adulta, nell’ambito familiare o in quello lavorativo. Basti leggere fatti di cronaca per rendersi conto di come e di quanto questo sia diffuso. Gli individui che esercitano violenza fisica o psicologica sugli altri, denotano l’aspetto primordiale più brutale, molto simile alle bestie allo stato brado, in cui vige la legge del più forte. Un esempio è la psicologia o legge della mafia, dove è garantito il rispetto solo al più forte.

Credo che sia molto più grave e intollerante quando la violenza venga esercitata sui più deboli o indifesi. Lo vediamo attraverso fatti di cronaca tutti i giorni, non solo nelle scuole, ma anche negli ospedali e in ogni ambiente. Per quanto riguarda l’adolescente bullo, se con l’età della maturità riesce a superare questa fase critica e trova le persone giuste che lo aiutano, significa che la sua indole non era poi così malvagia, ma era soltanto debole e insicuro tanto da farsi condizionare dal gruppo o delle cattive compagnie. Il bullo si illude di essere un forte, ma non lo è. Più grave è quando l’adulto continua ad avere un atteggiamento nocivo: non solo non ha risolto il suo nascosto disagio, ma addirittura ha continuato ad alimentare certi atteggiamenti negativi, trasformandosi in prepotente e in casi estremi in vero e proprio delinquente. Il bullo dunque lo possiamo incontrare anche tra gli adulti e non c’ è cosa peggiore quando questi individui rivestano una carica importante.

Oltre alla malavita organizzata, siamo spettatori di fatti molto gravi, che si verificano con estrema gravità anche verso bambini, anziani o malati. Credo che non basti sottoporsi ad una visita psichiatrica per verificare se si è in grado di poter occupare un determinato posto di lavoro, perché tanti possono nascondere dei lati oscuri che prima o poi si manifesteranno. Ritengo opportuno piuttosto una sorveglianza continua con la telecamera piazzata in ogni ambiente di lavoro. In conclusione, il fenomeno del bullismo è un germe negativo, velenoso e se non viene bloccato in tempo, cresce a dismisura come una piovra, un vero cancro per la società. Purtroppo sempre più frequenti sono i fatti dolorosi anche irreparabili.

AI TEMPI DEL LICEO Ricordo un compagno di classe del primo anno del liceo artistico: Giuseppe, molto carino, la dolcezza personificata, timido e riservato. Suscitava un senso di tenerezza perché era il più piccolo della classe, sembrava un bambino, la sua voce non era ancora cambiata da quella infantile. Ebbene, non dimenticherò come veniva trattato dalla classe! I compagni lo prendevano in giro e lo emarginavano, solo perché non era considerato dei “loro”, eppure la sua bontà era di gran lunga superiore alla media della classe. Giuseppe non rispondeva mai alle provocazioni e più i compagni notavano la sua indifferenza, più cercavano di offenderlo. Che cattiveria e crudezza mentale! Io ero una delle poche compagne che lo prendeva in considerazione, gli parlavo e lo apprezzavo, evidentemente non mi sfuggiva il suo stato d’animo, anche perché la mia indole è propensa a tutelare i più deboli (anche se in quel caso di debolezza vera e propria non si trattava). Tra l’altro lo stimavo tanto: Giuseppe mostrava una gentilezza e finezza d’animo infinita, i suoi modi e il suo sguardo esprimevano trasparenza e intelligenza acuta. Era bravissimo a disegnare e spiccava inoltre per la sua bravura in tutte le altre materie; emergevano le sue doti umane e intellettive.

Sarà stata invidia della sua bravura e della sua bontà la causa di tutto? Giuseppe non diceva parolacce, non fumava e non si montava la testa, i suoi atteggiamenti non rientravano nella norma stereotipata di tanti adolescenti che per sentirsi accettati, spesso si rendono antipatici…era spontaneo e candido. Non riuscivo proprio a capire perché non fosse accettato dal gruppo e perché venisse emarginato. Ero una delle poche compagne con cui parlava durante i momenti di ricreazione. Tra noi due esisteva stima reciproca, probabilmente avevamo delle cose in comune. L’anno successivo Giuseppe non era più in classe con noi, poiché aveva deciso di cambiare scuola. Anche se mi dispiacque non averlo più come compagno, provai un senso di sollievo per lui. Penso che sia stata la soluzione migliore, perché evidentemente era stanco di subire quella sorta di tortura psicologica tutti i giorni.

Oggi se mi capitasse di assistere a piccoli atti di bullismo nell’ambito scolastico, nel ruolo di docente, cercherei di intervenire tempestivamente, non solo tentando di sostenere l’alunno che subisce soprusi, ma soprattutto sperando di far capire al prepotente di turno quanto sia meschino comportarsi in modo per niente gratificante. Nella vita è molto importante lasciare un bel ricordo agli altri, perché il rispetto, l’affetto e l’amore non hanno prezzo. Quando ciascuno di noi morirà, non si porterà nulla, ma lascerà la propria scia: il ricordo. I nostri posteri riceveranno quello che siamo stati capaci di dare. Soltanto l’amore rimane. RIFLESSIONI

Il pensiero esiste solo in virtù della mente. Il tempo non esiste di per sé, ma si vedono i suoi effetti, quindi esiste in virtù del nostro essere, del mondo e dell’universo. Il tempo si manifesta attraverso le cose e i cicli della natura. Consuma la materia e trasforma tutto. La gallina esiste in virtù dell’uovo, ma l’uovo esiste in virtù della gallina. Una verità non esclude l’altra, eppure le due verità si contraddicono a vicenda. Ogni cosa è legata ad un’altra e tutto ha origine da un’altra origine.

IMMAGINAZIONE

Mentre percorrevo la strada in auto per recarmi al lavoro, la mente riuscì a formulare uno strano pensiero: immaginai le strade in cui circolavano le auto come se fossero delle vene in cui scorre il sangue e paragonai ogni conducente di auto intento a guidare, ad una minutissima porzione di questo sangue. Osservai le macchine che si incrociavano e le corsie che permettevano di circolare in senso contrario. Ebbene, riuscii ad immaginare l’organo del cuore che manda in circolo il sangue, svolgendo la più importante funzione vitale. Come ciascuna particella di sangue contribuisce al funzionamento degli organi del nostro corpo, ciascun individuo, corre giorno dopo giorno per raggiungere il suo traguardo: ha un compito ben preciso da svolgere. Paragonai ciascuno di noi ad una piccola cellula in movimento.

Vidi l’esistenza da un altro punto di vista, come se sprofondassi nel microcosmo, come se la mia coscienza si espandesse, come se ogni globulo di sangue fosse una vita a sé, come se io fossi una minuscola cellula. Mi sentii molto piccola e nello stesso tempo avvolta da un’onda d’amore. Percepii che nel Creato non esiste forma di vita superiore ad un’altra, nel senso che ognuna è utile a sé stessa e agli altri; siamo tutti in continua connessione. Per pochi attimi, vidi la vita come una fitta enorme rete in cui tutti siamo collegati, come se fossimo la stessa cosa: un unico grande organismo. La mia anima fu avvolta dall’Amore universale. Non era la prima volta che mi capitava.

LA FIDUCIA

Soltanto chi ripone in te totale fiducia, può ritenersi amico. Non sempre però chi si propone è degno di fiducia, nel momento in cui di questa ne farà abuso. La fiducia quindi è un’arma a doppio taglio: va concessa solo a chi la sa apprezzare. Deve essere reciproca, s’intende. Occorre molta cautela prima di fidarsi totalmente di qualcuno. Solo se il dubbio non s’insinua, inquinando la genuinità dell’amicizia, potrai chiamarlo amico.

LA PRESUNZIONE DI ESSERE NORMALI

Se nella Società umana, per assurdo la maggioranza della popolazione fosse costituita da omosessuali e noi etero a quel punto minoranza, dovremmo fare molta fatica per affermare i nostri diritti e probabilmente subiremmo la discriminazione da parte loro. Questo per capire che l’orientamento sessuale, proprio perché non è una scelta voluta, non può essere considerato un merito o una colpa. I credenti, cercando di trovare delle risposte al mistero, dato che nelle Sacre Scritture non si parla di omosessuali, ma dei pervertiti di Sodoma e Gomorra, forse per questo motivo associano le due cose, dando un connotato abominevole all’omosessualità, considerandola una scelta di vita, quando una scelta di vita non è.

In pratica quello che emerge nel modo comune di pensare è solo una fobia e un rifiuto verso ciò che si presenta diverso dai canoni e come ogni forma di accanimento o di esaltazione di idee preconcette, sfocia in quello che più comunemente è definito razzismo. Un bravo credente non deve rompersi la testa per trovare risposte, per capire se il fenomeno sia volontà di Dio o capriccio del diavolo, ma deve solo coltivare l’umiltà che serve per rapportarsi con tutte le situazioni umane meno semplici e scontate, affinché tutto ciò che si scorga negli altri come eventuale problematicità o difficoltà, non diventi occasione per ergersi a giudici, ma solo per migliorare sé stessi.

RIFLESSIONI

Puoi cambiare se tu lo vuoi, basta volerlo. Non assoggettarti all’ignoranza, alla malvagità del Mondo, alla superficialità del dialogo, all’abitudine scorretta. Non assoggettarti a vivere meccanicamente, all’abbandono di te stesso. Non sprecare il tuo tempo per cose futili. Sii cosciente in ogni tua azione. Reagisci alle nocività di ogni tipo e purificati nel corpo e nello spirito, perché solo così puoi avvicinarti a Dio. Sii tu il primo ad agire, poi ti seguiranno gli altri. Elimina ogni pensiero negativo, cercando di immagazzinare energia positiva. Sii sempre ottimista.

Abbi pazienza. Persevera nel tempo senza ripensamenti. Non dimenticare che non potrai aiutare gli altri se prima non aiuterai te stesso. Allora ama te stesso, solo così amerai gli altri. La Verità, impronta divina, sta in te. Segui qualunque via con amore. Non dimenticare mai di pregare Dio, ringrazialo per quello che ti ha dato e chiedigli la forza di andare avanti. Non preoccuparti se qualcuno non ti comprende. Se riesci inoltre ad accettare la sofferenza, sarai felice, vedrai.

L’INSONDABILE

Il fatto di concepire il Paradiso in un certo modo e in particolare credere alla risurrezione dei corpi (come ci è stato insegnato dalla Chiesa) è un altro conto. Ovviamente sarebbe bellissimo conciliare l’esperienza del sacerdote in questione (quella extracorporea e la visione del Paradiso) con il credo della Chiesa. Non lo possiamo pretendere (dato che tutto è opinabile, altrimenti non esisterebbero diversi pensieri, o teorie, ma esisterebbero le prove scientifiche). C troviamo in un campo insondabile, quindi potremmo discutere all’infinito e non arrivare mai ad una conclusione. Infatti, ognuno ha la sua “verità”, persino in una stessa religione, ognuno pensa a modo suo. Come è possibile quindi giustificare questa manifesta incongruenza? Rispondo (potrei però sbagliare, datosi che sono un essere imperfetto e limitato): Esistono due possibilità. La prima, la testimonianza del sacerdote (figlio spirituale di Padre Pio) potrebbe essere un’esperienza personale, soggettiva, opinabile. La seconda, potrebbe essere verità. In questo caso la Chiesa ci avrebbe trasmesso solo una parte della verità.

Non voglio entrare in merito, proprio perché non mi sento in grado di dare un giudizio assoluto. Del resto la mia (o la nostra) teoria non sarebbe sufficiente per cambiare la convinzione altrui, se dubitiamo persino di noi stessi. Ma al di là dell’apparente contraddizione che si potrebbe notare nel racconto del sacerdote, lui parla anche della visione chiara della Madonna, di Gesù, e quindi della risurrezione della carne. Allora, non vedo nessuna contraddizione. Certo, se poi analizziamo la conclusione della sua testimonianza, nel momento in cui afferma di avere sperimentato il punto di luce, identificandosi in esso come pura anima, lascia pensare un po’ …! In quella dimensione vissuta, o immaginata che sia, infatti, ci potrebbe indurre a riflettere ulteriormente. Per chi crede (senza dare spazio ai dubbi) alla dottrina della Chiesa, potrebbe andare in crisi qualora dovesse prendere alla lettera l’esperienza del sacerdote in questione.

Quale potrebbe essere la conclusione? Ognuno arriverà ovviamente alla sua. Una cosa è certa: le nostre esperienze sono tutte opinabili, proprio perché soggettive. Resta un mistero ed è giusto che sia così. Per questo motivo non voglio approfondire questo argomento e non mi pongo troppe domande, poiché ci troviamo in un terreno insondabile. Una cosa è certa: il Paradiso esiste e poco importa se si crede o meno alla risurrezione del corpo, ma si può decidere di continuare a credere a ciò che ci ha insegnato la Chiesa (solo per dogma) senza aver fatto una propria indagine.

D’altro canto, dal punto di vista di altre religioni, un induista concepirà un Paradiso diverso rispetto al nostro e un musulmano crederà ad una concezione completamente diversa (per noi, il loro, potrebbe essere considerato addirittura fiabesco, inconcepibile e viceversa!) Per chi invece si ritiene lontano da qualsiasi dottrina, è giusto che rimanga nella sua convinzione e nessuno può arrogarsi il diritto di “convertirlo”, perché allo stesso modo, l’agnostico vorrebbe “convertire” noi. Gli agnostici, di conseguenza, non si aspettano nulla dopo la morte. Quando arriverà il momento, “dicono” ci sarà tutto rivelato. Credenti e non credenti conosceranno la verità. Che senso ha quindi voler conoscere tutto adesso? A volte sembriamo impazienti, come i bambini che vorrebbero spiegarsi le problematiche degli adulti e che non capiranno se prima non diventano adulti. Gesù ci insegna a non occuparci del Mistero o delle cose di Dio, ma dovremmo piuttosto cercare di agire bene in questa terra. Gesù ci insegna a chiedere a Dio i doni dello Spirito Santo, in modo da meritarci il Paradiso (tanto discusso e ambito). Il fatto stesso che ci si ponga con un atteggiamento così pretenzioso e concentrato su quello che dovrebbe essere la cosiddetta ricompensa, sforzandoci di quantificarla e pesarla, si rischia di far scadere o come minimo mettere in secondo piano, quello che è il nostro ruolo nella vita terrena e cioè di amare in modo disinteressato.

. RIFLESSIONI SULL’ARTE

Oggi, se l’arte non riesce più a coinvolgere, o spesso non è autentica, è perché mirando non più ai veri valori umani si dà la supremazia ad interessi economici, per cui ciò che si vorrebbe spacciare per arte, in realtà opera con freddezza, con calcolo, con premeditazione, con distacco, standardizzata. Di conseguenza, chi dovrebbe fruire del bello, è sempre più confuso e non educato alla cultura artistica. Ecco perché l’arte è decaduta; in pratica è lo specchio di una società falsa e consumistica. Se la civiltà moderna ha avuto un progresso economico e tecnologico, sul piano morale non ha progredito di pari passo, ma addirittura ha fatto parecchi passi indietro. Sembrerebbe un controsenso. Il benessere economico dovrebbe essere edificante per l’umanità, perché la può riscattare dalla fame, dalla miseria, dalla malattia, dallo sfruttamento, mentre abbiamo potuto notare che a ogni primo assaggio di benessere, ogni società è andata sempre incontro alla decadenza di valori. DALL’ IGNORANZA NASCE IL BUSINESS

Nella nostra società si assiste ad un degrado che si estende dalla crisi dei valori all’assenza dei modelli da imitare. Non voglio comunque dilungarmi, ma soffermarmi sul piano dei “valori” che tra i giovani maggiormente vanno di moda e sull’inganno giocato a discapito dell’arte. Vorrei approfondire determinati argomenti, legati all’estetica, quindi al buon gusto. Una volta chi voleva essere accettato, cercava il modo come distinguersi dalla massa, oggi invece è proprio il contrario: l’ideale è l’uniformità. Osserviamo il look: pantaloni con vita bassa e non solo. Risultato: il cavallo è talmente basso che e le gambe non si vedono più, sembrano corte e buffe e con le mutande in vista. I ragazzi più egocentrici li portano talmente bassi che si vede l’incavo del sedere e la cintura arriva fino alle parti intime. Pazzesco! Definirei questa moda veramente grottesca. Sono di moda i tatuaggi. Non voglio criticare chi opta per un piccolo disegnino, ma ovviamente mi scandalizza chi, in casi estremi, si fa riempire le spalle, le braccia, le gambe o addirittura tutto il corpo. È Impressionante! Credo che queste persone superficiali vogliano stare al centro dell’attenzione, credendo di eccellere per coraggio, intraprendenza e originalità. Sono persone senza qualità e anche consci dei loro limiti, altrimenti saprebbero farsi valere per quello che sono e non per un’ostentazione di un corpo diventato vistoso o eccentrico. Ciò che più indigna è che questi pessimi esempi vengono presi come esempi. La televisione dovrebbe ignorare queste persone trasformate in esseri simili a serpenti a dir poco mostruosi!

Il tatuaggio toglie luce al corpo, rovina la pelle, col tempo i disegni si alterano, poiché la pelle perde elasticità e riduce i tatuaggi a tante macchie scure e sbavate esposte a malattie. Oggi purtroppo predomina l’ignoranza e il cattivo gusto: seguendo l’atteggiamento del “gregge” molti ragazzini e giovani che non riescono a d emergere in modo adeguato o intelligente, capovolgono gli autentici valori, soprattutto quando applicano corpi metallici nelle parti del corpo più impensate: nella lingua, nel labbro, nel dente, nella palpebra, ecc... Ciò è inaudito non solo da un punto di vista estetico, ma anche igienico e sanitario: l’uso del piercing, cosa vuole rappresentare? Che funzione ha? Aumenta il rischio di contusioni e non solo. Mi viene in mente una trasmissione televisiva che faceva partecipare e gareggiare le persone che presentavano delle stranezze come ad esempio: l’uomo o la donna dalle unghie più lunghe del mondo. Sembravano delle radici, delle liane repellenti, un misto tra esseri umani e alberi, sembravano quei personaggi da film surreale, abominevoli! Se esistono queste pratiche, è perché nell’epoca moderna, in cui non esiste più il valore del sacrificio e del coraggio, il piercing, come i tatuaggi, sono una specie di simulazione dei vecchi simboli visibili che determinavano la valorosità e il coraggio di un essere umano: in passato c’era anche la sostanza, oggi c’è solo l’apparenza. Per concludere vorrei affrontare l’argomento della pseudo-arte, quell’arte che ci hanno propinato i critici incompetenti e corrotti dal denaro, che hanno dovuto accettare compromessi, per poter lavare il cervello a persone che di arte capiscono ben poco.

Gli incompetenti più sprovveduti credono che per produrre un ‘opera d’arte occorra e sia sufficiente una nuova idea, però non capiscono che oltre all’idea non debbano essere persi di vista i requisiti che si sono sempre richiesti. È vero che i canoni cambiano rispetto alle diverse correnti artistiche e ai tempi, ad esempio un dipinto del millecinquecento non presenterà le caratteristiche di un dipinto del “Futurismo”, ma non dobbiamo farci propinare per arte ciò che disgusta o cade nel banale. Un melodramma inscenato da un autore teatrale, se oltre alla tecnica e all’eleganza della scrittura, ha in sé l’originalità, l’innovazione dell’idea, può essere definito un capolavoro artistico. Per lo stesso motivo, nel campo della pittura e di tutte le arti figurative, oltre all’idea, devono esistere quelle specifiche caratteristiche che rendono apprezzabile un lavoro. L’arte per essere ritenuta tale, non deve semplicemente valersi di un concetto teorizzato. Alcuni presunti “artisti” hanno creduto di creare delle opere d’arte, facendo filosofia: ebbene, un conto è l’essere filosofo, un conto è fare l’artista. Un vero artista non ha bisogno di fare filosofia. Un’ opera d’arte parla da sé.

Conobbi un giovane che con convinzione e presunzione si proclamava grande artista. Dai suoi discorsi si comprendeva che non solo non sapeva tenere la matita in mano, ma aveva una convinzione tutta distorta della materia. Sosteneva infatti che tutta l’arte classica dei nostri maestri italiani (tra cui Michelangelo, Leonardo, ecc) fosse sorpassata, quindi non si potesse più considerare tale, mentre esaltava tutti i pseudo-artisti del periodo contemporaneo, i cosiddetti “artisti” che hanno avuto una nuova idea. Mi mostrò con orgoglio la sua ultima creazione d’arte: alcune ciocche dei suoi capelli inseriti dentro delle piccolissime buste trasparenti. Per lui quello che contava era stata l’idea! Nessuno infatti fino a quel momento aveva avuto un’idea così strampalata per cui lui, essendo stato il primo a concepirla, si considerava un grande artista. Se ciò che conta è l’idea, allora potrei escogitare qualunque cosa, spacciandola per opera d’arte! Raccogliere ad esempio le mie unghie o magari i miei dentini da latte applicandoli su un piccolo compensato, lo incornicio col vetro e lo espongo magari alla Biennale di Venezia. Il fatto che sia esposto alla Biennale, certamente non susciterà il dubbio che sia una montatura, perché ci hanno fatto credere che questa manifestazione culturale di Venezia sia una garanzia, dove inevitabilmente si devono esporre soltanto vere opere d’arte.

Per questo motivo le mie unghie sotto vetro diventerebbero un’opera d’arte di grande valore, perché è l’idea che secondo alcuni conta. Non scherzo! Proprio alla Biennale di Venezia, in un recente passato, hanno superato i limiti della decenza. Sono state esposte tra le varie installazioni, una persona disabile su una sedia a rotelle, degli escrementi umani in un barattolo e più recentemente tre fantocci che rappresentavano dei bambini impiccati, in un altro contesto un cane lasciato morire di fame. La vera arte non passa mai di moda, a qualunque epoca appartenga. Chi non riesce ad operare nel campo artistico, abbia l’umiltà di non esporsi, di non mettersi in gioco, spacciandosi per artista e prendendo in giro la gente. Dire che l’arte passata sia da annullare o da non considerare importante, sarebbe come dire che la storia passata sia insignificante. In questo gioco disonesto, prestano la loro complicità i critici, che come nelle promozioni pubblicitarie, rassicurano i “consumatori” della validità dei prodotti. Si procede con la costruzione del personaggio, come si trattasse di una star. Ad esempio, quante volte ho sentito dire: “Questo capo è migliore perché è firmato, infatti costa di più”. Costa più caro perché ci è stato imposto dai “furbi” e spesso molti si lasciano plagiare e comprano solo fumo.

La gente ha smesso di volere essere autosufficiente, poiché vuole avere tutto preconfezionato, da quello che mangia a quello che pensa, e questo stato di cose avvantaggia gli imbonitori e i falsificatori. Ogni patacca acquista il significato di un trofeo, nell’esibizione del proprio status symbol, facendo della superbia virtù.

LA SOVVERSIONE DEL SENSO DELL’ARTE

Il termine “Arte” è stato da tempo inflazionato, fino al punto da definire “Arte” qualunque opera, persino la più abominevole o banale, espressa in qualsiasi contesto, persino quello più impensabile. Tanto per fare un esempio, colui che ha avuto l’idea di realizzare la passerella permettendo alla gente di poter accedere alla superficie del lago d’Iseo, camminando, pur dovendo ammettere che ha avuto senza dubbio una trovata piuttosto originale, non la si può comunque paragonare ad un’opera d’arte, né tanto meno colui che l’ha ideata potrà ritenersi un artista. Sarà probabilmente una persona con del talento ingegneristico, capace di suscitare una certa emozione alla gente, concedendo l’opportunità di fare qualcosa di inusuale. Altrettanto emozionante, sarebbe l’attraversamento (con sotto il vuoto) di un ponte tibetano, ma non per questo a chi lo ha installato viene conferito il titolo di “artista”.

Se nella storia dell’Arte si sono inventate diverse correnti artistiche, assieme alle relative concezioni di pensiero, purtroppo si è andato sempre di più a perdere il senso critico, nonché la capacità di emozioni davanti a ciò che è bello. Forse è così spiegato il frequente senso di indifferenza dinanzi all’orrido. Nel millenovecentosessanta nasce l’arte concettuale e termina dieci anni dopo, anche se si protrae ancora per alcuni anni e anche oggi. Individui senza idee né talento si improvvisano “artisti” cercando il consenso e il successo, scimmiottando le produzioni di quei presuntuosi che hanno avuto la furbizia (o la “fortuna”) di essere annoverati tra i grandi nomi. In merito al concetto di arte, una cosa è certa, l’arte concettuale è il culmine e la più degradata forma d’involuzione artistica in assoluto che sia mai esistita nei nostri tempi. È il più grande inganno che il pensiero umano abbia mai potuto partorire nel campo dell’arte. Il movimento si caratterizza per l’abbandono della tela e dei pennelli, per occuparsi di oggetti e composizione che nulla hanno a che fare con il concetto di estetica, nonché di poesia dell’arte espressa e riconosciuta, appartenente al campo delle Arti visive.

Molti di questi sedicenti artisti hanno un punto in comune: il gusto per l’orrore, per il sangue, per il liquido seminale, per l’urina, per gli escrementi, per il muco nasale, ovvero per il piacere della mostruosità. In due parole: un vero schifo! L’arte concettuale quindi non è altro che il riflesso dell’animo abbrutito e sterile, del pensiero malato o perverso dell’essere umano. Di conseguenza, questi soggetti non si limitano al rifiuto dell’arte, poiché di arte proprio nulla presentano, infatti il movimento esprime proprio il contrario di ciò che l’arte trasmette. Mi chiedo pertanto come mai siano stati catalogati come facenti parte dell’ambito artistico, visto che ciò è semplicemente inaudito! Vorrei fare un parallelo religioso, tanto per rendere un esempio simile: è come se coloro che uccidono in nome di Dio, si proclamassero Santi, mentre in verità speculano sul nome di Dio abusando, fino a toccare il fondo della barbarie, proprio perché il loro operato non ha nulla a che fare né con Dio, né con la spiritualità. Non sanno che Dio è amore, perciò è l’opposto di ciò che professano e credono.

Analogamente infatti, l’arte concettuale si contraddice nel momento in cui questa non è un concetto, non è una filosofia, ma è tutt’altro. Ovviamente il talento artistico non lo possiede chiunque e per questo motivo a tutti i costi l’arte si è indebolita e quindi mercificata, soprattutto per via di coloro che non hanno qualità, ma hanno soltanto l’astuzia per ingannare. Ecco come nascono i mistificatori dell’arte! Esiste la speculazione economica assieme a quella del pensiero, ovvero il cosiddetto plagio. La vera ARTE non può ingannare e parla già da sé. Non a caso si dice: L’arte di cucinare, l’arte di comporre, l’arte di amare e così via. Il motivo è semplice, all’arte si dovrebbero dare esclusivamente i connotati di capacità, abilità, creatività, positività e non ci possono essere vie di mezzo. Datosi che non tutti posseggono talento artistico, tanti presuntuosi e incompetenti in materia si improvvisano artisti, cercando di emergere con l’ostentazione e scimmiottando l’arte concettuale, nata negli anni sessanta e terminata dieci anni dopo, spacciano per arte qualunque pensiero gli affiori nella mente, come fecero i presunti e presuntuosi artisti di quel periodo.

Solitamente si concentrano sulle problematiche attuali. Ma sappiamo tutti che in fondo, i temi sono sempre quelli: la povertà, la fame, l’ingiustizia, la violenza, l’ignoranza, lo sfruttamento, la mafia, l’immigrazione, la natura contaminata e ribelle. Sono problematiche tanto scottanti quanto scontate! Che bisogno c’è per esempio, di esporre dei fantocci che rappresentano bambini impiccati, per denunciare la violenza, la guerra e l’ingiustizia? Forse se io non vado alla Biennale e non vedo questi scempi, non so che nel mondo esiste la violenza o le impiccagioni? Credo che già sia bastato il periodo del Cubismo, in cui il fautore, Picasso, come anche altri artisti di altre correnti artistiche, abbiano scelto di rappresentare con le opere il brutto e l’orrido della guerra. Devo aggiungere però che questi artisti hanno prodotto senza dubbio delle opere d’arte concrete, attraverso la loro abilità creativa e reale. Che poi piacciano o meno da un punto di vista estetico è un altro conto, ma hanno prodotto sicuramente qualcosa che non tutti sarebbero stati capaci di proporre. Non solo, ma tanti, attraverso le loro opere sono riusciti ad emozionare. L’arte deve riuscire a trasmettere emozioni, sentimenti, o semplicemente il piacere estetico. Un’opera astratta è l’esempio di una forma espressiva che non rappresenta nulla di specifico, ma che piace per l’equilibrio cromatico, per la sua gradevolezza, o per l’armonia delle forme. Ecco i diversi linguaggi artistici. Sono sempre quelli, universali, come la musica con le sue regole universali.

Parallelamente, la musica, quella vera, infatti (non mi riferisco alla “pattumiera”, quella che fa solo rumore) non deve raccontare o spiegare un concetto, eppure piace! Piace per la sua armonia, le cui note riescono a toccare le corde dell’anima. Dov’è invece la creatività, l’invenzione, o l’abilità, mi chiedo, di colui che espone un fantoccio impiccato, o un asino morto, o una persona fisicamente sofferente in carrozzina o addirittura un cane, costretto a morire di fame? Dove sta tutta questa genialità? Dov’è la creatività artistica? Non dovremmo indignarci forse, dinanzi ad un vespasiano dove l’urina è spacciata per opera d’arte? Vorrei vedere ad esempio se il cesso che è stato mostrato alla Biennale di Venezia, visto in un contesto diverso, fosse riconosciuto dai fruitori come opera d’arte! Piuttosto sarebbe stato sensato destinarlo ad una discarica!

Ciò che mi indigna maggiormente è che dei presunti critici compiacenti abbiano potuto sostenere e pompare una simile corrente artistica, creata da individui a mio avviso, molto simili a dei malati psichici. Nello stesso tempo è ancora più grave come la maggioranza della popolazione possa fare eco, subendo tacitamente e acconsentendo all’inganno della falsità costruita a tavolino, smerciata come corrente artistica, mentre è in verità un’offesa all’intelligenza e all’arte stessa. Si deduce che spesso l’essere umano è privo di senso critico, perché teme di pensare con il proprio raziocinio, anche per paura di andare controcorrente e di essere giudicato, cerca di uniformarsi al pensiero comune. Solo chi ha uno spirito libero riesce a distaccarsi dal modo comune di pensare e ad esserne critico.

Il significato o il concetto che si vorrebbe attribuire all’arte concettuale è l’abilitazione e l’autenticazione di ciò che è falso e privo di senso, tale plagio ha come fine ultimo la speculazione, una serie di parole studiate appositamente per tenere in piedi una montatura, un qualcosa che in realtà non esiste. Se qualcuno vuole esprimere un concetto, ad esempio vuole dire o denunciare il grave problema ecologico, non c’è bisogno di creare un’istallazione per rendere l’idea. Basta dirlo a parole. Per farla breve, se si vuole raccontare la triste realtà degli immigrati che vengono sfruttati dagli scafisti, non c’è bisogno di costruire un’emulazione, postando su un pavimento di un museo una lamiera di ferro un po’ piegata e quattro contenitori di plastica trasparente, accompagnati da una scritta col titolo: “Gli scafisti”. Quando il fruitore dopo aver guardato con aria perplessa questa specie di composizione, che di composizione non ha nulla, per capirne il significato, è costretto ad ascoltare la spiegazione di qualcuno che è stato “ammaestrato” dall’autore stesso. Invece avrebbe senso solo se la presunta opera riuscisse ad esprimere il contenuto e le emozioni senza bisogno delle parole che lo spieghino. Infatti è proprio questo il traguardo dell’arte. Un’opera deve parlare da sé e non deve avere bisogno di intermediari e spiegazioni, altrimenti si può parlare solo di elaborati, opere di menti limitate, che attraverso un simbolismo infantile, istituiscono un linguaggio primitivo, comprensibile solo all’autore.

Credo piuttosto che tali personaggi che si spacciano per artisti, dovrebbero essere fermati. Magari ricoverati e curati con qualche seduta di psicoanalisi, insieme a quanti li hanno sostenuti e continuano a farlo. I più stupidi risponderanno: “Eh! Sì, però c’è alle spalle tutto un discorso dietro, quindi non bisogna guardare il cesso come oggetto in sé, ma nel contesto di quello che l’artista vuole comunicare. Puntualizziamo, se una persona ha bisogno di speculare su un concetto con le sue parole, non è un artista, perché l’artista è colui che crea, non che fa un aborto, giustificandosi poi, che inizialmente aveva però una grande idea. Ognuno di noi inoltre, una mattina può svegliarsi con una qualsiasi idea balzana, benché di valore infinitesimale, dicendo che ha creato un’opera d’arte!

Se dovessimo adottare lo stesso parametro di misura, basterebbe recarsi presso un reparto psichiatrico per scoprire nuovi talenti. Con questo esempio, credo di aver detto tutto. Le persone malate di mente “scoprirebbero” altre problematiche che esulano dalla realtà, legate alle proprie paure, manie, aberrazioni, ecc. Sembra a volte di trovarsi tra bambini dell’asilo che improvvisano strani assemblaggi, utilizzando piccoli oggetti o scatole con cui cercare di rappresentare degli oggetti o dei contenuti, spiegando con il loro stentato linguaggio ciò che hanno in mente e ciò che vorrebbero esprimere. Ecco la differenza: i bambini che si esprimono in questo modo vanno considerati e rispettati, ma soprattutto osservati per ciò che vorrebbero trasmettere, ma solo perché i bambini devono crescere e maturare. Invece gli adulti che adottano lo stesso procedimento, andrebbero piuttosto biasimati, invece paradossalmente vengono esaltati e in molti casi riconosciuti come degli artisti!

Mi indigna e mi disgusta come l’arte concettuale sia rimasta nei libri di Storia dell’arte, non solo offendendo l’intelligenza e i veri artisti, ma incentivando indirettamente tanti altri cretini e presuntuosi a seguire lo stesso facilissimo percorso. Con gli anni, in seguito ad un’insoddisfazione per via delle varie espressioni artistiche, attraverso cui ormai era stato scoperto tutto, pur di non rassegnarsi alla mancanza di idee, di creatività e soprattutto di talento, si è superato ogni limite di ridicolaggine, infatti ogni obbrobrio prodotto dall’essere umano, con questo espediente lo si può far diventare un’opera d’arte, sostituendo la creatività con la “cretinaggine”. L’esempio più eclatante è quello di un presunto artista, che a mio avviso rasenta la pazzia, il quale ha raccolto le proprie feci in un barattolo di vetro e l’ha esposto alla Biennale di Venezia, lasciando perplessi i fruitori. Non so fino a che punto questi siano rimasti indignati e schifati. Chiederei ai sostenitori di queste produzioni sconcertanti o allo stesso pubblico che ha paura di esprimere il proprio giudizio in merito alle feci dell’artista, considerate come un’opera d’arte, quale sensazione, emozione abbiano provato o se abbiano percepito una certa rabbia, indignazione o semplicemente schifo, dinanzi agli escrementi dell’autore.

Mi chiedo inoltre se davvero credono ancora che il “grande artista” abbia dimostrato del talento artistico. La risposta arriva da sé: la sua opera di c…. Probabilmente costui aveva bisogno di essere ricoverato in qualche reparto psichiatrico, assieme a tutti coloro che l’hanno sostenuto. In conclusione, credo che l’errore più grave che sia stato commesso nella storia dell’arte, sia stato quello di fare una confusione tale da non riuscire a distinguere il tipo di fenomeno degradante che sta emergendo. Questo fenomeno avrebbe dovuto interessare piuttosto il campo medico e precisamente la sfera psichiatrica. Di conseguenza non avrebbe dovuto sfiorare l’ambito artistico. Non solo, ma addirittura hanno dato grande importanza alla schifezza, fino a catalogarla come corrente artistica, annoverando gli autori promotori di mostruosità e paragonandoli persino ai grandi fautori delle vere correnti artistiche. È come mettere sullo stesso piano l’oro e il pattume. Non sarà che si sia trattato di uno scherzo di pessimo gusto, per capire fino a che punto possa arrivare l’idiozia umana?

Spero che prima o poi emerga qualche critico competente e spassionato che abbia il coraggio di rivedere e rivoluzionare tutto il periodo artistico di quegli anni, fino ai nostri giorni. Purtroppo però, siccome prevale il senso dell’egoismo e dell’interesse economico insieme all’arroganza e alla presunzione umana, non potrà mai prevalere il buon senso, quello suggerito dall’onestà intellettuale. Quindi finché ci saranno tanti fruitori ignoranti e imbonitori mistificatori, il mondo continuerà a girare sempre allo stesso modo. Occorrerebbe se non altro un minimo di cultura in materia e di educazione all’arte, per poter distinguere un’opera vera da ciò che è pattume. Da quando l’arte è diventata uno dei tanti beni di consumo, come tutti i manufatti o prodotti commerciali che possono essere smerciati, necessita di pubblicità. Nel campo specifico, chi si istituisce a tale scopo, non è un semplice attore, ma una figura dall’apparenza altolocata, che per raggiungere il suo scopo di imbonitore, si sostituisce completamente al pensiero del fruitore, al suo istintivo buon senso, per plagiarne il gusto, un po’ come farebbe un medico che prescrive una medicina disgustosa, ma dai presunti effetti eccellenti. Un’opera d’arte non è però una medicina da mandare giù ad occhi chiusi e tanto meno solo per il fatto che un sedicente esperto prezzolato ne garantisce il valore. Una vera opera d’arte deve bastare da sola a convincere chiunque del proprio valore.

IL SUCCESSO E IL MERCATO DELL’ARTE

Ai tempi dell’oscurantismo religioso la Bibbia era vietata al popolo e l’accesso era riservato soltanto ai dotti che comprendevano il latino o che erano comunque esponenti religiosi. Nei tempi moderni, invece chiunque può accedere ai testi sacri e pur con la possibilità di sbagliare, è libero di farsi un’idea proprio di quanto in esso è contenuto. Se sotto l’aspetto religioso sembra che la società abbia abbattuto tantissime barriere, nel campo dell’arte, specialmente nel mercato dell’arte, continua a suscitare un monopolio riguardante il giudizio dell’arte stessa, per cui la facoltà di stimare il valore di una data opera e quindi di un autore, è demandata al cosiddetto esperto o critico d’arte. È come se al destinatario del prodotto, che sarebbe poi l’acquirente, venisse preclusa ogni capacità di giudizio critico e valutativo. Tanti artisti non affermati, si lasciano irretire dall’organizzazione e della “notorietà” a pagamento. Tanti bravi artisti, tanto bravi, quanto sconosciuti, si illudono di poter intraprendere la scalata del successo, partecipando ad innumerevoli collettive, organizzate da furbi galleristi.

Queste iniziative, che si propongono come lancio pubblicitario a favore degli autori, invece assicurano un garantito guadagno a chi organizza, restituendo un pugno di mosche a chi partecipa pagando. Alla fine il presunto artista, dopo aver esposto a destra e a manca le proprie opere e sborsato fior di quattrini, rimane sempre un emerito sconosciuto. Esiste una grande distanza tra arte e il mercato dell’arte, anche se sono molti a credere che il successo artistico debba essere legato sempre alla bravura e al talento dell’artista stesso. Nella realtà, la scalata verso la notorietà è un percorso intrigato e complesso che richiede quasi sempre compromessi e agganci col potere. Non è una novità, ma è una storia che si è sempre ripetuta, come nella storia che viene scritta dai vincitori: nel mercato dell’arte contano solo quelli che con qualsiasi mezzo, raggiungono il successo. Nel mondo del mercato dell’arte sussiste questo paradosso, dove l’artista che detiene le migliori quotazioni, si può permettere di vendere spazzatura al prezzo dell’oro, mentre un bravo professionista che produce opere dignitose e anche eccellenti, riesce a malapena a sopravvivere.

Se questi artisti super quotati hanno un mercato, è solo perché i loro prodotti non vanno in mano a veri stimatori, ma a chi possiede mezzi economici adeguati e considera l’acquisto un investimento. Chiaramente di investimento non si tratta, proprio perché il presunto valore dell’opera, al momento dell’acquisto, non aumenterà mai in seguito e la cifra recuperabile in caso di rivendita, sarebbe ben più magra di quella inizialmente spesa, per cui l’unica funzione di questi aborti super quotati è quello di contribuire all’affermazione dello status symbol dell’acquirente, per molti versi stupido, ma che attraverso il suo feticcio comprato a caro prezzo, dimostra alla società quanto si possa permettere col suo tenore di vita. Alla fine, se vogliamo essere pratici, il vero successo, su piccola o vasta scala, lo raggiunge l’artista che riesce a vendere le opere che produce.

IN MERITO AL NUDO ARTISTICO

Adamo ed Eva sono stati creati nudi, l’essere umano nasce nudo. Ancora oggi esistono diversi luoghi della Terra in cui si vive a contatto con la natura, senza vestiti. Perché ci si dovrebbe scandalizzare dinanzi ad un corpo nudo, armonico, bello e proporzionato, tanto più se è un’opera d’arte? Nel campo della pittura e in quello della scultura, artisti di varie Epoche, sin dalla preistoria, hanno raffigurato il corpo umano e grazie alla sua nudità ci ha permesso di potere studiare l’anatomia umana; nello stesso tempo di conoscere il corpo umano da un punto di vista medico e scientifico. Il nudo artistico inoltre non ha nulla a che vedere col nudo osceno, che potrebbe offendere la sensibilità, per cui non credo minimamente che una pittura o una scultura possa essere considerata fonte di turbamento o che possa scandalizzare qualcuno. Una valida opera d’arte di questo genere, a mio avviso, dovrebbe suscitare soltanto gioia, emozione, stupore e soprattutto ammirazione nei confronti dell’artista che l’ha ideata e concretizzata attraverso la materia.

ARTE E SPIRITUALITA’

(dal libro “Sulle ali dell’arte – Itinerario creativo tra arte e spiritualità”, di Olga Serina). Secondo l’estetica del periodo classico, il concetto di bello non comprendeva solo ciò che si vede o si sente, ma anche qualità della mente umana, che noi definiamo bello in senso metaforico. I Greci distinguevano due categorie: le arti libere e le arti servili. Quelle libere erano più apprezzate, perché non richiedevano alcuna fatica ed erano musica e poesia, mentre quelle servili erano l’architettura e la scultura. La pittura solo molto più tardi, fu considerata un’arte libera. L’idea dell’arte nei Greci si riassumeva in un ideale da raggiungere in quanto armonia, bellezza, misura, serenità, bontà, da riscontrare non solo nelle cose, ma anche in sé stessi. L’estetica dell’arte classica è perciò una bellezza di tipo psico-fisica, cioè interiore ed esteriore, comprendente forma e contenuto. Socrate pensava che le belle arti si distinguessero dalle altre arti, grazie ad un carattere imitativo e figurativo. Parrasio riconobbe che in una statua l’occhio può esprimere l’anima, mentre secondo la concezione pitagorica la bellezza dipendeva dalle proporzioni coerenti ai canoni estetici: Per Socrate scaturiva anche dall’espressione dell’anima. Platone si identificava con l’antica idea dei Greci, in quanto sosteneva che il bello non è per la vista e l’udito, ma include anche la saggezza, la virtù, gli atti eroici e le buone azioni. Aristotele sosteneva che l’arte si potesse insegnare, quindi subentrasse la pratica ma che senza il talento la pratica sarebbe pressoché inutile. Datosi che gli artisti possono riprodurre la realtà, non solo com’è, ma anche più brutta, deformandola o più bella, idealizzandola, fino a un certo punto l’imitazione è rappresentazione della realtà, per il resto diventa libera espressione. Secondo Aristotele ci sono due tipi di artisti: quelli guidati dall’abilità e quelli che operano per ispirazione. L’arte purifica e soddisfa le esigenze dello spirito, perché è lo spirito che si esprime mentre crea. L’arte è universale. In materia di arte si può essere: un artigiano, un artista, un esperto.

Così come l’arte, intesa nel significato più esteso e quindi non solo quella visiva, ma anche attraverso la musica, il teatro, la danza eleva lo spirito umano, similmente la spiritualità si prefigge la stessa finalità, infatti stimola l’essere umano ad innalzare la sua anima verso sfere più alte, anche se, bisogna dirlo, non tutti accedono alla spiritualità attraverso l’arte, pur essendo questo un mezzo semplice e immediato che ci può agevolare il cammino verso quella dimensione. Non tutti sanno attingere da questa risorsa. In certi momenti, l’individuo sente la necessità e intuisce la possibilità di potersi elevare verso quelle mete che allo stesso tempo rappresentano origine e fine ultimo a cui egli è destinato a ricongiungersi. Per concludere, aggiungo che, se è vero che non tutti posseggono una spiccata sensibilità verso l’arte, è pur vero che il gusto per l’arte va anche esercitato ed affinato, per poter arrivare ad apprezzare l’arte prodotta dai grandi artisti anche come espressione della personalità di ciascuno. Questo esercizio dà la possibilità all’essere umano di diventare più completo. L’uomo non è solo razionalità e istintività ma è anche fantasia, sentimento, sogno. Egli nel suo viaggio terreno, sente il bisogno di creare un patrimonio artistico e culturale da tramandare ai posteri.

PARTE SECONDA

RICORDI

MICHELINO

Avevo circa due anni quando mi affezionai a Michelino. Ricordo che fui legata a lui almeno per quattro anni. Mi coricavo con lui, lo coccolavo e me lo abbracciavo con tanta tenerezza. Verso l’età di sei anni un giorno chiesi a mia madre: “Mamma, come è possibile riuscire ad amare un semplice orsacchiotto di peluche, se è finto?” In realtà Michelino era un bellissimo e morbido orsacchiotto, che ormai rappresentava per me un ipotetico compagno di gioco, un illusorio amico del cuore. Nonostante il tempo lo avesse consumato, feci fatica in seguito a separarmene. Da adulta ho capito che i bambini avvertono il desiderio (almeno nel mio caso) di riversare affetto e tenerezza, immaginando che quello che hanno davanti sia veramente animato. Il bambino ha bisogno di fare esperienze fantastiche. A volte mi viene da ridere se ricordo quel periodo della mia fanciullezza e tutto sommato lo ricordo con un po’ di nostalgia.

IL CARILLON

Nei fine settimana, da bambina, con la mia famiglia, ci fermavamo a casa dei nonni ad Agrigento, solitamente verso sera. Si scendeva per raggiungere la casa dei miei nonni materni. Nell’età dell’infanzia i ricordi sono molto vivi. Superato l’uscio, mi sentivo avvolta in un’atmosfera rassicurante e amorevole. Prima di abbracciare i due anziani, percorrevo il lungo corridoio della grande casa, poiché essi si trovavano seduti nel solito posto della spaziosa cucina, davanti alla TV, prima di cena. (Ricordo ancora la solita musica del consueto programma che precedeva “Carosello”). Non dimenticherò l’odore gradevole della casa, il rumore della porta dello sgabuzzino che stentava ad aprirsi e dal quale proveniva un profumo di noci e di mandorle, come non scorderò il cigolio delle ante di una credenza: la mia preferita, perché di tanto in tanto andavo a scovare, di nascosto, i dolciumi che mia nonna conservava. Non potrò dimenticare lo strano cigolio, insieme al miscuglio tra l’odore del legno laccato e quello dei dolciumi. Quante immagini impresse ho nella memoria!

Adoravo la casa dei nonni, e non solo per la loro piacevole compagnia, mi divertivo a perlustrarla tutta; mi aggiravo per le numerose stanze scrutando le vetrinette con i relativi suppellettili. Mi affascinava ogni cosa, a partire dagli album con le foto di famiglia, con i ricordi dai più remoti a quelli più attuali. Mi incuriosiva sfogliare i libri stipati nello studio, grossissimi volumi della facoltà di medicina che mia zia frequentava. Amavo contemplare l’enorme arazzo raffigurante un’importante opera pittorica di Monet. Lo osservavo in tutti i suoi particolari e pensavo: “Quando sarò grande, sarò mai capace di dipingere una simile opera?” Il momento più allettante era quando decidevo di accedere nella stanza adibita a ripostiglio, la mia preferita, per il semplice fatto che andavo ad esplorare, infatti era come entrare in un mondo nuovo, anche se in realtà non lo era, dato che si trovavano innumerevoli oggetti in disuso. C’era di tutto: reti, materassi, bambole, giocattoli vecchi, ma anche in buone condizioni. Che gioia nel momento in cui scoprivo qualcosa di nuovo! Quante cose accatastate! Sembrava il mondo dei balocchi o forse un luogo dove il tempo si era fermato. Trascorrevo delle ore, accontentandomi di poco per restare da sola e immersa nella mia fantasia.

Era la felicità quando arrivavano i miei affezionati cugini, con cui poter condividere lunghi e allegri momenti di scherzo e di gioco. Indimenticabili i prelibati pranzi di Natale e di Pasqua, in compagnia di zii e cugini, attorno ai due dolcissimi nonni. Il momento più atteso in assoluto era quando entravo nella camera da letto dei nonni e chiudevo la porta per poter accedere in un’altra nuova dimensione: mi appostavo davanti al solito carillon, un portagioielli, sormontato da una piccola ballerina col tutù bianco. Il mio solito rito: aprivo il cofanetto di legno colorato laccato, osservavo i gioielli della nonna, li toccavo un po’, dopo averli riposti bene, lo chiudevo e davo la carica al carillon, girando una chiavetta in basso. Ecco il momento magico: la ballerina danzava a suon di musica, dolce e melodiosa. La mia testa era all’altezza della danzatrice che ballava leggiadra; vivevo momenti d’incanto, rilassanti. La cosa che più mi affascinava era il tocco della punta del piede che poggiava sulla base, cioè sul coperchio del cofanetto, al ritmo della musica. La ballerina assumeva dei movimenti aggraziati e delicati. Il tempo era come se si fermasse. Ricaricavo il carillon tre – quattro volte di seguito, provando un’emozione indicibile. Sognavo ad occhi aperti.

Gli anni trascorrevano e puntualmente vedevo danzare la ballerina del carillon, ma col passar degli anni l’entusiasmo diminuiva gradualmente, fino a perdere lo stupore della bambina, ora un pizzico di nostalgia rimpiazzava la gioia e la felicità che avevo vissuto nei momenti in cui ascoltavo la musica del carillon, durante la tenera età. Tutto cambia nella vita, il mondo esterno, il nostro mondo interiore e le emozioni insieme a noi! Il carillon rappresenta il simbolo della nostra esistenza terrena. All’inizio ci stupisce, ci incanta, poi ci illude, ci fa sognare, ci emoziona … e infine si ferma. Tutto svanisce! Questa consapevolezza dovrebbe aiutarci a comprendere che tutto passa in questa vita e che tutto è effimero. Restano due cose: la sofferenza e l’amore. Chi guarda l’esistenza umana con occhi della fede, dovrebbe percepire che anche il dolore più atroce passerà, col termine dei nostri anni, ma l’amore resta per sempre, anche nell’altra vita: la dimensione spirituale. Sarebbe molto triste credere che il dolore sia vano e che tutto finisca al di là del sipario della vita, se la speranza non fosse protagonista della vita stessa.

Commento del racconto “Il carillon”

Il carillon rappresenta il simbolo della nostra esistenza terrena. All’inizio ci stupisce, ci incanta, poi ci illude, ci fa sognare, ci emoziona e … infine il carillon si ferma. Tutto svanisce! Questa consapevolezza dovrebbe aiutarci a comprendere che tutto passa in questa vita, è tutto effimero. Restano due cose: la sofferenza e l’amore. Chi guarda l’esistenza umana con occhi della fede, dovrebbe percepire che anche il dolore più atroce passerà, col termine dei nostri anni, ma l’amore resta per sempre, anche nell’altra vita: la dimensione spirituale. Sarebbe molto triste credere che il dolore sia vano e che tutto finisca al di là del sipario della vita, se la speranza non fosse la protagonista della stessa!

LA CASA DELLA NONNA

Ogni anno per Natale, da Palermo, ci recavamo a Palma di Montechiaro, a casa della nonna paterna, vedova ormai da alcuni anni. L’amavo tanto, a tal punto che, dopo la sua morte, l’avrei sognata spesso, provando intense emozioni: la vedevo sempre in cucina e l’abbracciavo. Lei era buona, onesta, forte. Vestiva sempre di nero, poiché anni addietro aveva perso l’ultimo figlio, tredicenne, annegato. La nonna radunava attorno a sé i sette figli, con le rispettive famiglie, memorabili le grandi tavolate! Per Natale si giocava a carte: a sette e mezzo, a salta cavallo, a piatto, a cucù, a tombola e a mercante in fiera. Quasi sempre mi proponevano di fare il mercante e mi divertivo tanto, coinvolgendo allegramente anche gli altri, dato che facevo acquistare le carte ai giocatori che si illudevano di fare “affari”, mentre a loro capitava solo una carta! Così facevo aumentare il monte premi! Al gioco si alternavano le battute e si faceva addirittura a gara. Seguivano fragorose risate.

Ricordo con tanto affetto lo zio Totò per il suo spiccato spirito dell’umorismo, era lo spasso di tutti noi cugini. All’età di nove anni imparai il gioco del poker e insieme ai parenti, per Natale, si organizzavano i tavoli da gioco, tanto per divertirci un po’ e in modo più “intelligente”. Quanta allegria regnava in compagnia tra le mie affezionate zie, zii e lo zio sacerdote, persona sui generis, il quale animava le serate di festa con le sue divertenti barzellette e per noi bambini alcuni giochi di prestigio! Era proprio simpatico. Che sballo quando giocavo e scherzavo con i miei cugini! Eravamo bambini abbastanza vivaci; ricordo che non litigavamo quasi mai. Era una grande gioia stare tutti riuniti attorno alla grande tavolata, con mia nonna a capo-tavola. Mi divertivo ad affascinare i cuginetti (avevo circa sette anni, mia cugina quattro e suo fratello cinque) con alcune storie da me stessa inventate. Avevo creato dei personaggi fantastici: “Il coniglio” (magico e parlante) per incantare mio cugino Angelo e “la fata” (buona ed imprevedibile) per incantare mia cugina Maria Rita.

Era come se, secondo il mio intuito, avessi cucito le storie in base ai desideri dei relativi cugini e infatti quando imbastivo i racconti che ruotavano intorno ai due personaggi, questi restavano quasi incantati dallo stupore e dalla curiosità, tanto da stimolare sempre di più la mia fantasia! In pratica “il Coniglio” apparteneva ormai all’immaginario di Angelo e “la Fata” a quello di Maria Rita, mentre a Salvatore, il fratello maggiore, non potevo raccontare nulla di simile, dato che non era sprovveduto, essendo un po’ più grande di me. Angelo e Maria Rita hanno creduto al Coniglio e alla Fata almeno per un paio di anni; ciò mi dava tanta carica, non perché mi sentissi più furba di loro, ma perché riuscivo a farli fantasticare e gioire con poco: bastava un po’ di fantasia e creatività per improvvisare le bizzarre storie. Il mondo mi sembrava più ricco! L’età della fanciullezza e dell’adolescenza è meravigliosa, perché è della spensieratezza e dei sogni.

I momenti più belli ed emozionanti erano quando, avendo la passione per la recitazione, già alla tenera età, dai sei ai nove anni, ricordo, organizzavo a casa della nonna degli spettacolini, facevo imitazioni di animali e personaggi televisivi, ma non solo, anche di conoscenti e amici. A volte coinvolgendo anche i miei cugini, facendo da regista e così avevo l’iniziativa di far sborsa “il biglietto” a tutti i miei zii, compresa la nonna. Ricordo che chiedevo 100 lire a testa e per me era una soddisfazione, perché mi sentivo una vera attrice di teatro! I miei parenti si divertivano e ridevano a crepapelle. Che momenti felici! Non dimenticherò la frase ricorrente di mia nonna in quell’occasione, riferendosi a me: “Mascarata!” Vuol dire: “faccia tosta” (in senso affettuoso). Spesso capitava di organizzare queste scenette teatrali in Estate, nelle terrazze delle case di villeggiatura delle mie zie. La casa di mia nonna era su due livelli, suddivisa in tre appartamenti, con una grande terrazza sovrastante, situata al centro del paese.

Non potrò dimenticare la ricotta molto calda col siero: una vera prelibatezza! Mio padre, durante i giorni di festa, ogni mattina usciva molto presto per recarsi da un amico pastore (aveva una miriade di amici), il quale, molto affettuosamente, gli donava un capiente recipiente di ricotta, prodotta dalle sue pecore, al momento. Ogni mattina era quasi come un rito: mio padre arrivava a casa della nonna col recipiente in mano, ancora fumante. Era la gioia di noi bambini che correndo gridavamo: “La ricotta!” Zii e nipoti ci mettevamo in coda e mio padre ce la versava col mestolo nelle tazze.

MEMORIE

Come potrei dimenticare i giorni della mia fanciullezza vissuti a San Leone? Zona residenziale sul litorale Mediterraneo, vicina ai templi greci, è la località balneare di Agrigento, città dove hanno vissuto i miei nonni materni. Oggi S. Leone alletta per l’affascinante lungomare, adornato da lunghe file di palme e fiancheggiato da villini, ristoranti, bar, gelaterie e luoghi di divertimento come l’esteso “luna park”. Altri villini, i più eleganti e moderni, sono sparsi nella zona verde, meno vicini al mare, lungo viali e stradine interne e spesso tanto sono più belli e caratteristici quanto meno visibili ai passanti, perché trincerati dietro muri e alte siepi. Appartengono ai residenti agrigentini che possono permettersi di trascorrere le vacanze o i fine settimana nelle loro dimore estive. In effetti, vi regnava una pace, un’atmosfera familiare e rilassante, una tranquillità che oggi chiunque potrebbe solo sognare, perché c’erano poche persone e, altro componente che contribuisce a rendere tutto più bello, era il mio stato d’animo: quello di una bambina che riusciva a gustare quei momenti: attimi prolungati di felicità assoluta.

Brevi giorni di vacanza dai nonni, in alcuni mesi estivi. Con mia madre e mia sorella mi fermavo da loro nella loro accogliente casa di villeggiatura. I ricordi più impressi cominciano a partire già dall’età di quattro anni. I miei nonni erano due persone colte, buone e intelligenti. Le giornate diventavano ancora più intense quando la compagnia si arricchiva della presenza dei miei cugini e degli zii tanto affettuosi. La loro casa si trovava a due passi dal mare e per arrivare in spiaggia, bastava percorrere una stradina in discesa, fatta con lastroni di pietre scure. Mi ristoravo tutte le mattine dinanzi allo scenario naturale del mare che con le diverse sfumature di colore e vivi luccichii mi faceva sognare. La sabbia soffice, il tiepido venticello, il tepore del sole, mi rilassavano, mi rassicuravano e mi riempivano di gioia; mi sentivo parte integrante della natura, ridente e avvolgente. E quando mi immergevo nell’acqua fresca, salata, venivo sopraffatta dalle emozioni, che diventavano più intense quando per via del vento, le onde sbattevano contro il mio piccolo ed esile corpo.

Nelle prime ore pomeridiane il sole era cocente, per cui si restava in casa a riposare. Il mio passatempo preferito era colorare i disegni illustrati contenuti in un grosso libro. Mi divertivo a cercare di usare bene il colore e soprattutto a non uscire fuori dai contorni. Seguivano le lunghe passeggiate pomeridiane in spiaggia, insieme a mia madre e mia sorella, in cerca delle conchiglie più belle dalle svariate forme, dimensioni e colori, servivano per raccoglierle e successivamente svuotare a casa i sacchetti pieni. Questi sono i ricordi più belli impressi nella mia memoria, con lo stupore di una bambina dinanzi ai fenomeni e agli effetti cangianti delle stagioni. Altri momenti meravigliosi che sono rimasti impressi nella mia mente sono quelli vissuti il tardo pomeriggio verso l’imbrunire, nella campagna, dove era situata la casa di villeggiatura. Scendevo attraverso la lunga scala esterna, i cui gradini erano caratterizzati da alte alzate. Ciò che mi colpiva era il rumore dei nostri passi che creavano un rimbombo come di cassa armonica. Quei ricordi scandivano i momenti e le giornate di quegli indimenticabili e suggestivi periodi estivi.

Arrivata che ero a pochi metri dall’abitazione, mi immergevo in quel piccolo mondo naturale: spighe, cespugli, erba. L’obiettivo principale, oltre a gustare i profumi e i colori della campagna, era di andare a caccia di cavallette. Era un terreno incolto, selvaggio e tante cavallette spiccavano il “volo” con enormi salti. Quello spettacolo naturale per me era diventato un bel passatempo, un’emozione nuova ogni qualvolta ne catturavo una. Ovviamente, dopo un po’ le lasciavo andare. Mi divertivo ad afferrarle una dopo l’altra per le lunghe e articolate zampe, delicatamente e riuscivo con estrema facilità, probabilmente per via della mia agilità e prontezza di riflessi. Ricordo inoltre la fragranza dell’aria e la luce del sole che illuminava la vastità del campo con numerosi fiori. Quella distesa di brulla vegetazione, mi rendeva felice: era il mio mondo. Un pomeriggio, ricordo che era entrata in casa nostra una cavalletta abbastanza grossa. I miei nonni, mia zia e mia madre cercavano di acchiapparla per farla uscire, senza alcun risultato, perché quando sembrava che fosse tra le nostre mani, si dileguava con un grande salto. Anch’io tentavo di prenderla. Ad un certo punto me la trovai vicina e dissi ad alta voce: “Prendete un cucchiaino! Prendete un cucchiaino! Sbrigatevi!”. Tutti si misero a ridere. Io stessa non so per quale motivo mi balenò in testa una simile idea. Probabilmente perché la dimensione di questo, avrebbe contenuto la cavalletta, per poi farla uscire fuori. Logicamente la mia tenera età non mi permetteva di capire che il contesto (l’uso di una posata) era proprio fuori luogo.

La sera, dopo cena, con la mia famiglia, a volte anche con mia zia, percorrevamo la solita discesa che conduceva sul lungomare, ancora poco frequentato. Gustavamo un gelato, facevo il solito giro su una delle piccole automobili, quelle col gettone, che fungevano da giostre, non esisteva nemmeno una pista, ma semplicemente lo spazio limitato di una specie di terrazzino che apparteneva ad un bar. Eppure per me il giro su quella piccolissima autovettura era un vero idillio. Infine, di tanto in tanto, si andava al cinema: il bar che faceva angolo con la strada che percorrevamo tutti i giorni, disponeva di un grande schermo all’aperto e con un proiettore, dove si vedeva il film del momento. Mi sentivo felice.

LA CASA DI PALERMO

Facevo un segno ricorrente, scaturito da un forte desiderio: rivedere la via Cataldo Parisio e in particolare la casa dove son vissuta fino al giorno in cui sposandomi mi trasferii in provincia di Milano. Almeno un paio di volte sognai la mia casa di Palermo ed ecco i particolari: incontravo Daniela, la nipote della portiera del nostro stabile che conoscevo da bambina e che una volta sposata era andata ad abitare nella casa dei miei dopo che loro avevano lasciato la città. Il giorno atteso si presentò realmente il sedici luglio duemilasedici, sbarcata a Palermo da Genova, con mio marito e i miei figli, volli rivedere la mia vecchia casa. Il portone era chiuso, poiché il Sabato non c'è servizio di portineria, mi avvicinavo ai citofoni per suonare a quello della portiera e proprio in quell' istante si aprì il portone e incontrai Daniela, la persona che avrei più d’ogni altra voluto vedere: la giovane signora che attualmente abita la mia antica casa. Si verificava pertanto l'incontro inaspettato, quello che avevo tempo prima sognato. Ci salutammo con affetto e non esitai a chiederle di poter salire a casa sua per visitare la mia vecchia abitazione.

Quando entrai nel palazzo, camminando attraverso il lungo corridoio che conduceva nelle diverse scale, mi sembrava di sognare, percepii svariate e insolite emozioni, così forti che non riuscii a contenerle, così esplosi in un pianto. Era come se in quell'attimo tornassi indietro nel tempo. Giunta al quarto piano, Daniela mi accompagnò nell'appartamento che non vedevo da tantissimi anni. Entrai e visitai tutte le camere con attenzione, notando i cambiamenti che erano stati apportati, a cominciare dalla tinteggiatura delle pareti fino all'arredamento che stranamente era persino uguale a quello che avevo visto in sogno! Mi affacciai dai balconi per osservare la visuale dei palazzi di fronte. Che emozione! Nulla era cambiato. In quella casa era racchiuso tutto il bagaglio della mia memoria, nella prima fase della mia esistenza, perché la casa in cui avevo abitato rappresentava anche un pezzo della mia vita, quello che avevo vissuto in Sicilia e che avevo dovuto lasciare per amore della persona che avevo scelto e per motivi di lavoro.

Avevo coronato un desiderio in me latente da un po' di anni e rivivere, sia pure per pochi minuti, la mia infanzia e la mia giovinezza. Mi ricordai del sogno degli ultimi tempi. Una cosa mi colpì: era tutto uguale, ma era tutto cambiato, probabilmente perché io ero cambiata. Percepivo un'altra energia, persino quando mi affacciai, le case erano in apparenza le stesse, ma mi sembrò tutto così diverso... ! Quel mondo che avevo lasciato, mi appariva ora con una luce del tutto nuova ed ebbi la sensazione di trovarmi dentro ad un sogno, ma questa volta era la realtà.

RICORDI LICEALI E CONSIDERAZIONI DI UNA DOCENTE

I ricordi più belli del periodo liceale non risalgono alla mia scuola di appartenenza. Avevo tantissime amicizie al di fuori dell’ambiente scolastico. Non potrò dimenticare il viaggio d’ Istruzione (nel 1981) a cui partecipai con la scuola di mia sorella. Mi aggregai alla classe quinta del liceo scientifico che lei frequentava. Nonostante facessi parte d’ un’altra scuola e di un’altra classe (il terzo anno del liceo artistico) docenti e studenti mi accolsero con gioia in quell’occasione inconsueta e accattivante. Destinazione: Nizza, Cannes, Principato di Monaco, San Remo. Conoscevo i compagni di mia sorella e desideravo poter sfruttare quell’ unica possibilità, per conoscere nuovi luoghi e soprattutto poterlo fare in compagnia di gente simpatica e divertente. Ricordo che il costo fu per me leggermente maggiorato, dato che ero l’unica studentessa estranea. Mi divertii tantissimo, avendo instaurato un bellissimo rapporto di amicizia con i compagni e le compagne di mia sorella; era una classe molto unita. Il viaggio risultò davvero interessante, anche da un punto di vista culturale. La classe intera, nel comparto disciplinare si comportò abbastanza bene, ad eccezione di quando qualcuno si lasciò prendere la mano da qualche marachella, come quella di posare nelle foto di gruppo vicino al preside, simulando le corna sulla sua testa. In fondo non fu un problema, dato che quella foto non andò al preside, per cui non se ne accorse e poi all’epoca non c’era ancora il rischio che potessero essere pubblicate, non esisteva per fortuna internet e neanche Facebook. Finì semplicemente con una grande risata tra i compagni, dopo averle sviluppate successivamente. Comunque la condotta di questi ragazzi non si poteva assolutamente paragonare con quella di uno studente di un’altra classe che la stava per combinare davvero grossa.

Si tratta di un fatto dai possibili risvolti tragici, che per fortuna ebbe un lieto fine. Durante l’ultima notte trascorsa in un hotel di San Remo, mi trovai di fronte ad una scena molto critica, dove provai anche tanta paura. Era circa mezzanotte, tanti già dormivano e gli insegnanti erano rientrati nelle proprie camere. Ad un certo punto vidi uno studente di un’altra classe che rideva e si divertiva, ma lo faceva nel modo più stupido e impensabile: aveva steso un rotolo di carta igienica attraverso le maniglie di tutte le camere del corridoio dell’albergo. Da premettere che nell’albergo c’era tanta moquette e legno e bastava poco per prendere tutto a fuoco. Il ragazzo diceva con massima disinvoltura che per puro divertimento avrebbe incendiato tutta la carta, facendola passare da una porta all’altra. A quel punto io e un gruppetto di ragazze presenti alla scena pensavamo che stesse scherzando. Tuttavia, cercai di dissuaderlo. Lui però, ignorando i consigli, imperterrito appiccò il veramente fuoco. Mi sembrò di vivere in un incubo. Terrorizzata, mi misi a gridare: “Spegnete il fuoco! Spegnete il fuoco! Aiuto!” Subito da una camera uscì un docente ed accorse tempestivamente: agitatissimo, riuscì a spegnere le fiamme, sicuramente destinate a propagarsi. Tolse il rotolo di carta igienica che l’incosciente ragazzo aveva predisposto per avviare l’incendio, probabilmente non immaginava che il fuoco non sarebbe rimasto circoscritto. Rimproverò in malo modo l’artefice dell’insano gesto, ordinando a noi tutti noi di chiuderci nelle rispettive camere e dormire. Ovviamente l’insegnante mi fu riconoscente per aver dato l’allarme con tempestività, evitando un incidente gravissimo. Cosa sarebbe successo se nessuno si fosse accorto di questo serio pericolo che avrebbe sicuramente rovinato l’albergo e messo a repentaglio l’incolumità di tutti noi?

Non ho mai saputo se in seguito questo ragazzo abbia subito qualche provvedimento disciplinare da parte della sua scuola. Mi auguro proprio di sì! Certo, l’aveva combinata proprio grossa! Avrà forse bevuto o era fuori di testa? Eppure a vederlo apparentemente sembrava del tutto normale! Sta di fatto che questo è un esempio, semplicemente per far capire che adesso, con gli occhi da adulta e da insegnante, sono consapevole che per noi docenti non è affatto facile portare in gita i nostri alunni, soprattutto se si deve anche pernottare fuori. Dovremmo valutare bene prima di includere anche gli elementi più indisciplinati. Sia che si tratti di ragazzi della scuola media, che di quelli della Scuola Superiore. Chi si assume il compito di accompagnare gli studenti in gita, deve avere forse un bel coraggio e magari un pizzico di incoscienza, per le grosse responsabilità che deve addossarsi. Non sempre però i docenti possono avere tutto e tutti sotto controllo e soprattutto non possono garantire o prevenire gesti inconsulti imprevedibili legati alla totale irresponsabilità di certi ragazzi in cerca di emozioni forti, che magari ricorrono all’uso di droga o alcolici. Basta ascoltare fatti di cronaca, dove in certi casi ci scappa addirittura il morto.

Tirando le somme, credo sia opportuno che i ragazzi vadano in viaggio con le proprie famiglie o tutt’al più la scuola dovrebbe selezionare, in base al voto di condotta, soltanto un gruppo di studenti più idonei e responsabili delle proprie azioni. Logicamente anche i ragazzi con difficoltà più o meno gravi hanno il diritto di partecipare ai viaggi, ma evidentemente soltanto se hanno a disposizione l’insegnante di sostegno che possa garantire la loro tutela e che si faccia carico delle loro specifiche necessità. Nessuna famiglia dovrebbe sentirsi obbligata a permettere al proprio figlio di partecipare, per tutte le motivazioni che possano avere e a maggior ragione i docenti non possono essere obbligati (pur se retribuiti) ad accompagnare gli alunni in viaggio d’istruzione, perché la lezione va tenuta nelle aule scolastiche. Quindi i viaggi si potrebbero organizzare soltanto se esistono le condizioni di sicurezza ideali. A mio avviso, ogni cosa, non solo nell’ambito scolastico, andrebbe conquistata, oltre che valutata, mentre l’errore madornale che si tende a commettere nella nostra Società, è quello di lasciare correre, giudicare le apparenze e dare tutto per scontato. Non solo, l’errore più grave è quello di schematizzare ed etichettare persone e situazioni. Esiste molta superficialità anche tra gli adulti. La scuola dovrebbe essere soprattutto una continua lezione per crescere, per formare gli individui e integrarsi in modo adeguato nella Società. La scuola dovrebbe essere innanzitutto una scuola di vita.

VIAGGI ASTRALI

Credo di avere avuto la grazia di avere fatto l’esperienza del Paradiso, attraverso un sogno – visione, pur se, non avendo le prove, potrebbe anche essere frutto della mia immaginazione. Voglio solo limitarmi a raccontare due mie esperienze, senza chiedermi troppi perché. Non mi sento all’altezza di comprendere ciò che ho vissuto, proprio perché dinanzi all’insondabile, l’essere umano deve arrendersi e può avere tutti i suoi dubbi. Tantissimi anni fa, durante il sonno mi trovai in un luogo meraviglioso: il Paradiso. Posso affermare che mi trovavo tra tantissime persone, ognuna di esse col suo corpo glorioso. C’erano tanti splendidi Angeli alati, la Madonna, Gesù e i Santi. Volavo in loro compagnia in un cielo luminoso. Non potrò descrivere la luminosità dei colori e la luce dorata, mai vista sulla Terra. Ciò che mi colpì fu un particolare: nonostante la consapevolezza di vivere nella gloria di Dio, sentivo l’esigenza di salire sempre più in alto, perché avrei voluto conoscere Dio nella sua totalità. Percepivo infatti che in quel luogo avevo gustato l’Amore di Dio, ma parzialmente. Era come se mi trovassi in Paradiso, ma ad un livello leggermente inferiore, infatti percepivo che più su, esisteva un’altra dimensione in cui si poteva godere dell’ amore di Dio nella sua totale pienezza.

Dopo aver vissuto quegli indelebili momenti di gioia e felicità assoluta, percorsi una veloce discesa, ritornando nel mio corpo fisico: mi ritrovai nel letto e mi svegliai. La mia anima era appagata, perché consapevole di aver ricevuto una rivelazione da Dio. Il pianto fu inevitabile dato che avvertivo una grande nostalgia di quel “luogo” perduto. AVREI VOLUTO RESTARE LI’, PER SEMPRE. Si vede però che non era arrivato ancora il momento! Successivamente (dopo alcuni anni) mi ritrovai a vivere un’altra stupenda esperienza, durante un altro viaggio astrale (almeno credo). Ero un punto di luce, di color bianco o giallo oro, la mia essenza spirituale, la mia anima pura. Vagavo e volavo per l’universo, percorrendo nuovi mondi, con paesaggi svariati, meravigliosi, mai visti prima di allora. Volavo alla velocità della luce o forse di più, non saprei. Ero pura coscienza, non avevo pensieri, probabilmente perché non avevo una mente, ma ero una scintilla di Dio, ero Amore perché parte di Dio. Ero come un atomo o una sua particella. Consapevole di essere un frammento della felicità assoluta, continua, vera, eterna, reale. Viaggiavo godendo dei colori splendidi, inimmaginabili, indescrivibili e non bastano ancora i termini che potrei usare per descrivere quegli attimi. Non avevo più nulla da scoprire, perché mi era stato rivelato il mistero, un mistero che nella vita terrena non avrei mai immaginato o formulato nella mia mente.

Sarà stata suggestione? Chissà! Se lo fosse, penso che ritornerei molto volentieri a riviverla, per ritrovarmi nel ruolo di quel puntino bianco, seguito da un fascio di luce, che nel microcosmo, quale ero, riuscivo a contenere il macrocosmo. E se questa esperienza fosse l’apice di ciò che tutti noi saremo? Crollerebbe però la teoria della risurrezione dei corpi che ci ha insegnato la Chiesa, ma sia fatta la Volontà di Dio! Del resto è lecito dubitare. Ecco perché non vale proprio la pena discutere e far nascere le cosiddette lotte di pensiero, perché è ovvio che questo campo lascia il tempo che trova, infatti la Fede è una questione soggettiva e non dimostrabile, altrimenti non sarebbe tale, ma scienza. La fede è opinabile, altrimenti nel Mondo esisterebbe una Fede uguale per tutti. Anche ciò che ho descritto, chi mi garantisce che sia reale? Per questo motivo dubito di me stessa. Tuttavia (e mettendo da parte la mia religione, i discorsi filosofici o fideistici) tutti e due le esperienze mi hanno arricchita e fatto comprendere che noi siamo anima. I particolari sono secondari. Per un breve periodo della nostra esistenza terrena, l’anima è racchiusa o prigioniera del nostro corpo. In questa Terra possiamo sperimentare attimi di gioia, momenti e periodi di serenità e ben pochi di felicità. In questo mondo si soffre, per malattia, ingiustizie, cattiveria. Si soffre per amore, per i figli e per una miriade di motivi ancora.

Non posso negare che la seconda esperienza sia stata decisamente più forte e appagante spiritualmente, proprio perché ero anima pura: la mia essenza (senza togliere nulla alla prima esperienza paradisiaca). Basti pensare che non avevo pensieri o preoccupazioni e il fatto stesso di non avere un corpo fisico era proprio il massimo della libertà, della leggerezza, della felicità. Proviamo a riflettere per un attimo sul nostro corpo. Chi può negare che non sia fonte di dolore e sofferenza? Pensiamo a quanto fragile sia: soggetto alla stanchezza, alla malattia, alla pesantezza del nostro peso, agli acciacchi e al deterioramento del corpo fisico dovuto alla vecchiaia. Non a caso, spesso mi sento prigioniera del mio involucro materiale, che mi limita in tante cose e più si va avanti con l’età, più diventa difficile convivere col proprio corpo.

Ebbene, l’esperienza della dimensione del punto luminoso bianco, seguito da un fascio di luce, è stata UNICA, formidabile, esaltante. Qualcuno potrà dirmi (ed io stessa) che si possa trattare di un sogno, o pura immaginazione. Rispondo che tutto è possibile, quindi che sia pure un sogno, ma il fatto che io sia riuscita ad immaginarlo, è già per me una grazia. Ho vissuto ogni emozione così intensa da poter godere dell’Amore in tutta la sua pienezza. L’amore di Dio, l’Eternità. Anche l’esperienza del Paradiso (durante il primo viaggio astrale) è stata meravigliosa e ovviamente spero che sia la mia ultima dimora, quando lascerò il mio corpo. Credo alla risurrezione della carne, come mi insegna la Chiesa e quindi spero di poter far parte della Patria Celeste. Secondo il dogma della Chiesa, il corpo, in Paradiso, sarà glorioso, incorruttibile, quindi secondo altri parametri rispetto a questo mortale. Si tratta di due esperienze soprannaturali (o di sogni speciali) molto differenti l’uno dall’altro, per cui deduco che non mi pongo troppe domande sulla realtà del Paradiso che ci attende, proprio perché come ho accennato in un’altra mia riflessione, è un campo insondabile e non si può dimostrare. Piuttosto cerco di vivere la mia vita in modo giusto e secondo i principi morali.

Mi basta la preghiera e affidarmi a Gesù. La stessa nostra fede non sarà mai all’altezza di descrivere il Paradiso nei suoi particolari, infatti possiamo avere soltanto una vaga idea. Mi sono limitata a raccontare queste due mie esperienze, o viaggi astrali, che mi hanno toccato l’anima e molto probabilmente, avranno contribuito a rafforzare la mia Fede. Vorrei aggiungere ancora: ognuno di noi ha delle teorie o un credo per motivi diversi: per convenzione, per convinzione, per cultura, per opportunismo, per razionalità, per decisione, per condizionamenti sociali-culturali. Se io fossi nata in India, ad esempio, sarei stata induista, se fossi nata in Cina, avrei scelto quella specifica religione e così via dicendo. Ogni credente può possedere una grande fede verso la religione che professa. Persino un ateo (paradossalmente) ha una sua “fede”: crede all’inesistenza di Dio o dell’anima. Sarebbe più appropriato chiamarla fiducia (non fede). Insomma è tutto relativo dal punto di vista in cui si vede la realtà.

Non sempre il proprio credo di appartenenza coincide con ciò che si crede con il proprio cuore o con la propria anima ed ecco che subentrano i dubbi e in certi casi una crisi mistica. Esistono infatti “conversioni” da una religione all’altra o addirittura in senso contrario, ad esempio, una persona cattolica che diventa atea. Cerchiamo di restare nella nostra umiltà e di rispettare piuttosto tutti i diversi punti di vista. Tanto non ne vale proprio la pena. La troppa convinzione diventa presunzione e non a caso le religioni dividono e in tanti casi, quando si diventa fanatici, si creano le guerre. Per questo motivo comprendo maggiormente la frase bellissima di Gesù: “Non chi dice: “Signore, Signore” sarà salvato, ma chi farà la Mia volontà”. Rendiamoci conto inoltre che la Verità ci sarà rivelata quando lasceremo questo corpo e questa mente molto limitata. Molto bella la parabola di S. Agostino quando il bambino tentava di raccogliere tutta l’acqua del mare in un piccolo contenitore e Gesù ci insegna, allo stesso modo, che non dovremmo avere la presunzione di spiegare con la nostra mente il mistero di Dio.

PARTE TERZA RACCONTI DI FANTASIA LA CITTA’ INCANTATA IL GIUDIZIO Mi trovo in compagnia di un essere alato, librandomi in alto e sorvolando verdi distese, mari, fiumi e lui mi dice: “Ti porterò in alcuni luoghi inimmaginabili e dopo averli visitati, troverai il terzo incantevole, lo apprezzerai più degli altri, perché ti sentirai a casa tua. Continuiamo il nostro volo, anche se non comprendo bene ciò che vuole dirmi. Finalmente arriviamo a destinazione e dall’alto s’intravede una moltitudine di persone che camminano, avvicinandosi a degli scenari: sembrano boschi, sconfinati paesaggi, montagne, pianure, tutto è meraviglioso. Le persone si accostano a questi paesaggi, ma quando si accorgono che ciò che vedono non è reale, subentra la delusione e cominciano a protestare: “Nooooo! Cos’è tutto questo? Sembra uno scherzo di pessimo gusto! Perché siamo finiti qui?” L’Angelo mi dice: “Sono rimasti delusi perché hanno verificato che le bellezze che li circondano sono solo scenografie. È tutto finto. La cosa peggiore è che dovranno restare in questo luogo per lunghissimi anni!” “Ma perché? cosa hanno fatto?” L’Angelo: “Adesso capirai. Guarda cosa sta per accadere!”

Appare uno gnomo che con una voce tuonante si rivolge alla folla: “Tutte le persone che hanno vissuto secondo il principio “L’importante è apparire” sono finite qui, in questo luogo dove tutto è finzione, infatti le meraviglie che si possono vedere, sono scenografie: le bellezze naturali non sono reali, ma raffigurate con molta maestria da grandi artisti”. All’improvviso interviene una donna con arroganza: “Ma io cosa ci faccio qui? Perché sono finita in questo luogo stupido e insignificante? Fatemi uscire!” Lo gnomo, rivolgendosi a lei e a tutti gli altri: “Ascoltate con molta attenzione! Voi avete vissuto la vostra esistenza all’insegna della falsità. Siete state persone ipocrite. Avete dato importanza all’apparenza, alla finzione, ingannando il prossimo, e adesso è giusto che restiate in questo luogo, degno di voi, che per quanto bello potrebbe apparire, è soltanto apparenza, perché non c’è nulla di reale”. Un uomo dice: “Per quanto tempo resteremo qui?” Lo gnomo: “Non si sa, credo fin quando non vi purifichiate e soprattutto fin quando non vi pentirete amaramente del male che avete commesso”.

L’essere alato mi dice: “Andiamo, Olga. Adesso possiamo dirigerci verso un altro luogo, ma ti assicuro che sarà una visita piuttosto breve, perché non ti piacerà affatto. Se te lo concedo è solo per poter soddisfare una tua curiosità. Infine ti accompagnerò in un luogo magnifico: il migliore!” Rispondo: “Certo! Mi farà piacere!” Dopo aver volato attraversando nubi e tramonti, giungiamo in uno strano posto. Ecco cosa vedono i miei occhi: una moltitudine di persone che sono oppresse da tantissimi oggetti di ogni tipo. Fanno fatica persino a camminare perché devono spostare in continuazione tutto ciò che li circonda e che incombe su di loro. Per colmo dei colmi una gragnuola di piccoli oggetti preziosi, come bracciali e altri monili, si precipita dall’alto percuotendoli sì da far loro imprecare contro quegli oggetti che pure un tempo erano le loro “gioie”. Dico all’Angelo: “Chi sono queste persone? Cosa ci fanno qui? Poverine!” L’Angelo: “Sono coloro che hanno perso la loro libertà a causa della loro avidità, perché nella loro vita passata sono state molto egoiste. Non hanno pensato mai agli altri e hanno vissuto la loro vita secondo la logica dell’avere, pensando ad accumulare beni a dismisura. E adesso guarda dove sono finiti! In un luogo dove sono soffocati da troppe cose. Qui non si conoscono le bellezze naturali: solo cianfrusaglie, oggetti e tutto ciò che è ingombrante”. Rivolgendomi all’Angelo dico: “Guarda come si lamentano e soffrono!” “Sono qui per purificarsi e soltanto quando prenderanno consapevolezza delle sofferenze che hanno provocato agli altri, potranno uscire da questo luogo”. L’essere alato mi dice: “E’ arrivato il momento di andare. Adesso ci dirigiamo verso un altro luogo: quello meraviglioso, quelle le cui bellezze sono autentiche, inimmaginabili, emozionanti”. Non mi rendo conto del tempo che passa, quando dopo aver volato a lungo, giungiamo in una dimora stupefacente! Si tratta della città desiderata.

La città incantata (parte seconda)

Nei pressi della città sorge un grande e moderno edificio scolastico. Mi ritrovo nel ruolo dell’insegnante di educazione artistica, in una grande e luminosa aula dalle larghe vetrate, dalle quali si scorge un vastissimo prato e in lontananza dei maestosi e suggestivi alberi. Assegno agli alunni un disegno da svolgere e dopo circa un’ora, dopo aver raccolto gli elaborati, spiego una lezione di storia dell’arte. Mai come ora riesco a farmi ascoltare dai ragazzi con tanta attenzione. Questi sono tutti composti, rispettosi, amorevoli tra di loro: gli alunni ideali che avevo sempre sognato. Noto uno gnomo che mi dice. “Lo sai chi sono questi ragazzini?” Rispondo: “No. Sono deliziosi, educatissimi e la loro curiosità di conoscere mi invoglia sempre di più ad approfondire le mie lezioni. Dimmi, gnomo, chi sono?” - “Sono quei ragazzini che non hanno potuto mai frequentare la scuola, perché appartenenti a famiglie povere, che a causa delle esigenze familiari, hanno sempre lavorato fin dall’età adolescenziale. Il loro desiderio di studiare era talmente forte che sono finiti in questa città desiderata”. Dissi: “Allora non è un caso che anch’io sia finita qui!” Gnomo: “Certo! Il tuo desiderio di insegnare agli alunni volenterosi e soprattutto educati, era talmente forte, che sei arrivata in questa città”.

La città desiderata

Primo stadio

Nel posto di lavoro c’è un’atmosfera di gioia e di serenità. Tutti sono competenti, quindi sono felici perché devono svolgere il proprio lavoro senza dover litigare o danneggiare l'altro. Quando si torna a casa è tutto pulito perché i folletti hanno già pulito la casa ed è tutto in ordine. I figli sono meravigliosi, non litigano, non dicono parolacce, obbediscono, leggono, studiano, si dedicano alle loro attività con tanta gioia. I folletti di solito non si vedono, ma ogni tanto, soprattutto nei giorni di vacanza escono fuori dai loro nascondigli. Giocano coi bimbi e conversano in allegria con gli adulti. Raccontano le più divertenti storielle ed esiste un legame affettivo molto forte. Avviene un incontro tra i due mondi: i personaggi fiabeschi con gli esseri umani.

Secondo stadio:

Non occorre esercitarsi nel lavoro perché tutto è perfetto: nessuno deve imparare, tutti sanno, sono saggi. Tutti hanno, posseggono le comodità per poter vivere in modo tranquillo e felice. Non ci sono soldi perché non servono, infatti non esiste chi ha meno e chi ha di più. Le persone hanno raggiunto finalmente quella perfezione sempre desiderata, sin dai tempi più remoti. La sofferenza è svanita, grazie alla mente sana degli esseri umani e al cuore puro. Si sentono tutti fratelli e l'amore ha preso il sopravvento, infatti non si conoscono più i sentimenti negativi che in epoche passate hanno causato la rovina degli esseri umani, provocando guerre, distruzioni, sofferenze e infelicità! Si è sempre in vacanza: significa che si ha tutto il tempo a disposizione per poter viaggiare, conoscere posti nuovi, gioire delle bellezze artistiche, conoscere nuove culture. Come per miracolo, in questa città è avvenuto l’incontro tra i due mondi: quello degli esseri umani e quello di personaggi mitici. È meraviglioso, perché esiste un rapporto stupendo, soprattutto perché si tratta soltanto dei personaggi buoni, amorevoli, portatori di pace, mentre quelli negativi, come mostri, streghe cattive o personaggi diabolici, sono svaniti nel nulla, perché grazie a tutti i sentimenti positivi, gli esseri umani hanno fatto sì che solo i personaggi positivi prendessero vita, come gnomi, folletti, eroi, fate, ecc.

Terzo stadio

In questa città è tutto diverso, perché ci sono tante persone gioiose che danzano, cantano, ballano, corrono, giocano e contemplano la natura. L’Angelo mi dice: “Sai? Tutte queste persone che vedi sono degne di vivere qui, poiché hanno vissuto secondo la filosofia dell’essere, infatti ciò che era importante per loro, era la sostanza, hanno vissuto con trasparenza e sincerità, facendo valere i loro sani principi di moralità”. In questa città esiste solo la natura nei suoi aspetti più vari. Si possono osservare gli innumerevoli paesaggi dei diversi paesi di tutto il mondo: vegetazioni diverse, mari, fiumi, laghi, ghiacciai, praterie, campi, montagne, vallate, boschi, giungle, animali meravigliosi, tutti innocui. I colori dei cieli, albe, tramonti, sono infiniti. Finalmente esiste tra l'uomo e l'animale un legame molto forte, anche perché l'essere umano, avendo raggiunto la perfezione, non sottovaluta e non sfrutta più il regno animale, sottoponendolo a torture e procurandogli sofferenza, a sua volta, l'animale, anche lui si è evoluto, nel senso che non ha più bisogno di sfamarsi, mangiando il suo simile più piccolo, poiché mangiare non è più un'esigenza vitale: non esiste più la fame. E mi sovviene il concetto della cattiveria: sono sempre più convinta che (tornando indietro in epoche remote) la cattiveria dell'essere umano non era paragonabile a quella dell'animale, per il semplice fatto che questo uccideva solo per difesa o sopravvivenza, mentre la cattiveria umana era premeditata e con finalità ben precise; in poche parole, nell'uomo subentrava l'odio che gli animali non conoscevano. Qui non si sente il bisogno di nutrirsi o di togliere all’altro! Tutto ciò è meraviglioso, anche perché sia l'essere umano che l'animale non hanno più esigenze fisiche, infatti non esiste alcun tipo di sofferenza.

Si contempla intorno, si ascolta musica, forse provenienti dagli spazi siderali, si canta, si balla, ci si dedica a canti corali e all’esecuzione di brani musicali. Ci si diverte a volare con gli Angeli e a contemplare le bellezze del Creato, ormai sublimate, poiché tutte le altre gioie di cui ho parlato, descrivendo le altre città, pur se piene di amore e di armonia, rispetto a queste dell’ ultimo stadio. Si comprende che questo è il traguardo più grande ed assoluto che possa esistere! Non sono altro che le gioie dell'anima che qui si sperimentano in modo totale. Credetemi, chi non è mai stato in questa città, non immagina minimamente ciò che la sua anima può provare! È un'estasi continua. Posso assicurare che non ci si annoia, perché la noia non esiste neanche nel pensiero.

CONCLUSIONE

La nostra esistenza è come il mare: l’onda è il momento presente e le altre in lontananza ci appaiono molto piccole, sono i momenti futuri, più si avvicinano più diventano alte. Ogni onda che attraversiamo è il momento presente che una volta vissuto si dissolve, diventando passato. A volte l’onda è gigantesca e dovremmo cercare di non farci travolgere. Facciamo parte dell’oceano. L’onda rappresenta la nostra esistenza terrena. Carlo Magno, Napoleone, i politici, hanno una cosa in comune: la sete di potere. La storia si ripete perché cambiano le culture, le mode, le usanze, ma l’indole umana è la stessa. Si dice che Carlo Magno, guardando il mare, fosse colto da tristezza per non poter possedere il mondo intero. I potenti e i prepotenti purtroppo hanno fatto la storia, ma non dimentichiamo che i piccoli e gli umili sono grandi agli occhi di Dio.

LA CITTA’ INCANTATA 2

Un giorno mio figlio Francesco mi disse: "Mamma, mi sarebbe piaciuto averti conosciuta quando eri ragazzina della mia età!" Risposi: "Anche a me, sicuramente saremmo diventati amici!" Ovviamente sarebbe stato impossibile. Un giorno provai ad immaginare un'altra sfaccettatura della città incantata. In verità non è altro ciò che la mia fantasia o immaginazione può concepire, può formulare col pensiero: ciò che potrei immaginare in un'altra vita, di un'altra dimensione, o quella spirituale, come una forma di evasione dalla realtà, ma anche come potrei desiderare il Paradiso, nell'ultimo stadio della città incantata. Ecco che da questo momento scaturisce l'immagine di una incredibile e affascinante situazione, come se volessi dare vita a ciò che sto per descrivere. Durante la notte del 2050 caddero tutti gli uomini in un sonno profondo. Il giorno successivo, la terra scomparve, insieme a tutti gli abitanti che avevano fatto nuovi progetti, sia nel bene che nel male. Cosa successe in realtà?

Senza alcun dolore, tutti svanirono, ma non nel nulla, bensì nell'immersione di una vita nuova. Sono coinvolta anch'io! Che meraviglia! Ci troviamo su un altro pianeta di luce, di amore totale e quindi la nostra mente è sublimata, perché si vive nella felicità assoluta. Qui tutto è possibile! Una particolarità è che poiché il tempo non esiste, si può giocare con la dimensione temporale, per cui se un adulto vuole rivivere un periodo della sua fanciullezza, può farlo liberamente, tornando indietro nel tempo, si tratta di un'esperienza reale.

Mio figlio ad esempio decide di entrare nel mio passato di adolescente, per cui Dio gli dà questa grande opportunità: conoscere l'epoca della mia fanciullezza, pur restando il ragazzino di quindici, come se le due epoche si incontrassero, proprio perché il tempo non ha confini. Diventiamo amici, per cui per un attimo si realizza il nostro desiderio. Un pittore del 1800 decide di conoscere alcuni pittori del milletrecento e così avvengono incontri tra personaggi e popolazioni di epoche diverse. Risultato: un arricchimento totale! Una gioia incontenibile.

Questo è un mondo nuovo in tutti i sensi, dove avviene l'impensabile e dove si possono realizzare tutti i desideri. Si incontrano persone che si erano perse di vista per cause esterne, ossia per motivi non legate alla propria volontà. La città incantata esiste per conoscere, gioire, amare. Una bambina che ha vissuto fino all'età di sette anni, ad esempio, può decidere, anche solo per un giorno, (ma il tempo qui non esiste) di vivere in un’epoca futura o meglio un avvenire che per lei non c'è mai stato: fare esperienza nella veste della donna che avrebbe potuto essere. Genitori che hanno incontrato i loro figli volati in Cielo dopo un giorno, un mese o un anno, riuscendo così a gustare le gioie e la felicità che era stata loro negata. Questa felicità adesso è centuplicata! Questo modo è perfetto e per questo motivo i desideri espressi e concretizzati all'istante sono sani. Non esistono più difetti fisici o mentali, perché tutto è armonia e bellezza.

LA CITTA’ DELLA FELICITA’

Ascolto la musica classica e mi immergo nella sua poesia e melodia. Guardo il mare, contemplo il suo fascino e il pensiero sprofonda in esso. È qualcosa di sublime, qualcosa di inafferrabile. Tornando indietro in un tempo remoto, quando avevo quindici anni mi trovavo nella mia camera del villino di villeggiatura dei miei e poiché questo dominava sul golfo del Mediterraneo, fui ispirata, tanto da scrivere dei versi che rimasero indelebili nella mia memoria: “Pace di cielo, di mare, pace per scrivere, per svelare, ma che cosa devo svelare? Intanto sento abbaiare dei cani. Io resto qui, immobile a contemplare la quiete del mare. Quel mare è muto, eppure parla! Mi sento attirata da esso, come se volesse dirmi qualcosa. Il mare vuole svelare il mistero! Questi momenti di silenzio sono attimi, ma attimi veri!”

Adesso in questa città è tutto rivelato! Gusto la bellezza del creato, la quiete. Poi vedo un susseguirsi di albe e di tramonti. Percepisco pure e meravigliose emozioni, percepisco la totalità della felicità e dei desideri della mia anima che avevo conosciuto in sprazzi della mia esistenza passata, avendoli setacciati e catturati attraverso il filtro della mia mente. Qui, nella città della felicità è tutto chiaro, è totale, è assoluto, perché la mente dell’essere umano è come se fosse rinata, trasformata, poiché non esistono più pensieri, preoccupazioni, tribolazioni, sofferenze, paure, problemi da risolvere. Contemplo e gioisco delle bellezze artistiche. Se si è giunti fin qui, è perché è arrivato il momento di vivere nella città della felicità, dove tutto è amore e dove ti puoi permettere di vivere l’attimo presente pienamente, perché non hai più i pensieri che ti opprimono, legami, per il semplice fatto che ti ritrovi nel mondo. In verità, questo mondo non è altro che la conferma delle intuizioni che ognuno di noi aveva avuto nel mondo imperfetto… un mondo anelato.

L’ENORME CALAMITA

Ma non è tutto così facile. Tantissime persone si sono ritrovate in una città diversa. Una moltitudine di uomini e donne lavorano, sono sfiniti, grondanti di sudore sotto un sole cocente. Sono curvi, ansimanti, lamentosi e sempre così, senza un attimo di pausa. Tanti spiccano per la bella presenza e tanti presentano evidenti difetti fisici: grosse pance, vene varicose, denti storti, brutte espressioni, cariche di angoscia e di rabbia. Si possono individuare alcuni volti: sono quelli dei politici o di quei personaggi che avevano ambito alla gloria, al potere e al successo economico, senza scrupoli. Questi, ora sono diventati schiavi, di quelle persone che in passato erano state sfruttate e ingannate da loro e sono tantissime. In pratica le vittime di allora, in questa città hanno riacquistato quella dignità che avevano perso, a causa di questi aguzzini. Adesso queste sono diventate a loro volta i loro imperatori ed essendo persone buone, hanno tutto il diritto di essere servite e riverite. Soltanto una Volontà Suprema ha stabilito ciò. Chi meglio di loro (marpioni e infingardi) può comprendere il significato di tutto ciò? Questi finalmente devono fare i conti con la Giustizia Suprema e riguardano la gente che aveva vissuto un’esistenza all’insegna della religione, delle “Fede”, atteggiandosi a maestri di vita, a persone quasi sante, abusando del Vangelo e del messaggio di Cristo, soltanto per ingannare il prossimo e ottenere i propri scopi materiali, di prestigio, ai danni dei più deboli. Queste persone sono laiche o religiose.

Ebbene, tali usurpatori hanno poca speranza di possedere le chiavi d’oro per poter accedere alle relative porte e quindi godere delle gioie eterne della città incantata. Parallelamente, altri individui, con la stessa superbia e arroganza, spesso, occupando posti prestigiosi, a braccetto col potere, sono stati usurpatori, perché fingendo di preoccuparsi degli interessi altrui, hanno servito il dio denaro, quindi se stessi, soddisfacendo i loro scopi egoistici. Anche loro avranno un destino tristissimo! Qui nella città incantata tutto quadra, tutto torna! Finalmente è arrivato il momento di regolare i conti. Chi ha dato, deve ricevere e chi ha ricevuto, adesso deve dare e non solo, chi ha rubato non per necessità ha un prezzo alto da pagare. Chi ancora, avendo rubato, ingannando i più poveri, deve pagare un prezzo elevatissimo. La miriade di persone, premiate per la loro onestà è adesso felice, in questa città non si occupano di loro o meglio, non li sorvegliano. Basta pensare che questi attuali schiavi non possono sottrarsi ai lavori forzati, poiché una enorme calamita non li fa allontanare e li attira, costringendoli a lavorare, quindi regolarizzando ogni loro gesto. Non hanno altra scelta! Ognuno ha quello che si merita. La pena sarà eterna per quelli la cui superbia non gli permetterà di ravvedersi e di pentirsi amaramente, mentre chi chiederà perdono, contrito, ai loro imperatori (debitori) e a Dio, lasceranno per sempre questa città forzata. Successivamente, dopo un lungo periodo, anche loro avranno la possibilità di avere in possesso le chiavi d’oro.

VIAGGIO NEL TUNNEL

Un politico con aria altezzosa, troppo sicuro di sé, aspettava che gli venisse consegnato il mazzo con le chiavi d’oro, invece gli fu data una chiave d’argento. Udì una voce: “Entra pure nella tua porta d’argento!” L’uomo rispose: “Ho sentito dire che basta varcare la soglia e si dimenticano le sofferenze!” Così, con aria spavalda e troppo sicuro di sé, si precipitò verso la porta che lo attendeva, ma … anziché dimenticare le sue sofferenze, entrò nella dimensione di dolore che lui stesso aveva creato. Infatti come accennato precedentemente, le persone devono fare i conti con tutto il male che avevano provocato! Entrò in una sorta di tunnel e cominciò a rivivere il suo passato, in modo più concentrato, datosi che il tempo qui non esiste. Solo adesso si trova faccia a faccia con la sua identità, perché quella maschera che lo aveva reso cieco, adesso era crollata e così la sua anima prese coscienza di tutto il male che aveva provocato agli altri.

Il suo motto per il quale aveva vissuto era stato: “Tu sei potente perché hai potere economico, notorietà e fortuna, quindi puoi ottenere tutto ciò che desideri”. In effetti la sua esistenza era basata sul raggiungimento della gloria e dei desideri materiali, attraverso il suo potere economico, quindi pensava di poter comprare tutto, persino le donne e la fiducia della gente, promettendo loro mari e monti, ma ingannandole. Pensava che potesse ottenere tutto coi soldi, pensava che la vita fosse soltanto uno scambio: un mercanteggiare a tutti i livelli, persino i voti degli elettori, credeva di comprarli, promettendo in cambio soldi o favori, mentre non sapeva che l’amore, i sentimenti, la stima e la sincerità, non avevano un valore economico, ma un valore che esula dalla materialità, bensì un valore inestimabile. Questa persona infatti non distingueva le cose materiali da quelle spirituali, non riusciva a vedere oltre la materia!

Questa fu la rovina per tanti, nonostante il fallimento politico, continuavano a sostenerlo, un po’ perché erano stati plagiati attraverso i suoi potenti mezzi di informazione, un po’ per la troppa ingenuità, avendolo idealizzato, un po’ perché in fondo invidiavano il suo “successo”, secondo la teoria machiavellica: “Il fine giustifica i mezzi” e grazie ai loro sostenitori, l’uomo tanto discusso, si montava la testa, auto proclamandosi e insuperbendosi sempre di più. Tanti lo giustificavano con queste parole: “Perché viene colpevolizzato? Gli altri sono forse migliori di lui?” Certo, troppo comodo paragonarlo a quelli della sua stessa indole! È come se un ladro si giustificasse dicendo: “Che colpa ho io, se tanto rubano anche gli altri?” È un ragionamento privo di senso e opportunistico. L’uomo, in questo strano teatro, incontrò tutte quelle persone che erano state al suo gioco, quelli che si erano lasciati corrompere da lui, tanti per pura meschinità, tanti per opportunismo e perché prive di valori. C’erano anche tutte quelle belle donne che si erano concesse a lui in cambio di soldi, in realtà paragonabili alle prostitute di strada, ma il fatto che ci sia una differenza abissale di costi, quindi un diverso contesto (lussuoso e prestigioso) non le giustifica per sentirsi nel giusto o superiori alle altre donne che si vendono per poco! Infatti se cambia la forma, ma non il senso o il contenuto.

Rivedendo il suo passato, rivisse un momento in cui in un attimo di riflessione pronunciò queste parole a sé stesso: “Ma cosa vuol dire: moralità, sani principi, correttezza, trasparenza, lealtà, coerenza? Sono forse cose che si mangiano?” Più scendeva giù, attraverso il tunnel, che diventava sempre più buio, più vedeva la sua vita passata. Vide anche tutti quelli che si erano venduti, in cambio di prestigio o di denaro, ma la cosa peggiore fu quella di avere ingannato tantissime persone! Tante infatti avevano creduto in lui, solo per ingenuità o in certi casi per stupidità. Queste persone non erano da condannare, perché in buona fede.

Ovviamente tanti altri fecero la sua stessa o simile esperienza, accedendo alla rispettiva porta d’argento ed addentrandosi nel buio tunnel della loro vita, seguendo lo stesso suo squallido stile di vita. Vissero sulla terra secondo dei compromessi, ebbero legami con persone malavitose o legate alla mafia, ingannando il prossimo, per via della maschera, dalla parvenza bella e accattivante, quella maschera che li ha poi resi schiavi dei falsi valori in cui hanno creduto: i falsi idoli, costituendo uno spietato dio fatto a misura, che gli promise una falsa felicità, ma questa felicità li portò verso la rovina, infatti dentro di sé avvertirono un vuoto continuo e più erano insaziabili di lussuria, gloria e potere, più erano divorati da questa droga che li attanagliava. Ecco cosa videro una volta per tutte nel tunnel: oltre alle loro azioni, videro crollare quella maschera che li rese ciechi, infatti videro la loro coscienza, fino a provare ribrezzo verso sé stessi! Solo in quel momento si fecero un esame di coscienza e il dolore spirituale fu tremendo. Ma non c’è fine al peggio, infatti il dolore dell’anima più atroce e sconvolgente fu per quella miriade di persone che provocarono violenza contro i più deboli e i bambini. È impensabile ciò che provarono. Il tunnel era sempre più stretto e più buio e non ho ancora capito se questi avessero la speranza di uscirne vivi. Mi parve di sentire una voce: “Se non dovessi più uscire da qui, vorrei poter morire, piuttosto che restare imprigionato per l’eternità!”

VIAGGIO NEL TEMPO

Ognuno di noi ha la possibilità di viaggiare nel proprio tempo. Io l’ho potuto sperimentare. Chi lo desidera, come ho accennato precedentemente, gli viene consegnato un mazzo di chiavi d’oro, ognuno delle quali ne contiene tante quante sono state le fasi della nostra esistenza. Ne scelsi una, la più antica e la inserii nella serratura della porta d’oro che riguardava la mia prima infanzia, così mi trovai nei miei panni piccolissima, vivendo le mie prime emozioni! Era una impensabile scoperta. Il mondo dell’infanzia era meraviglioso! Poi presi un’altra chiave ed ebbi accesso alla seconda porta, riguardava il periodo della seconda infanzia. Anche lì provai tanti attimi di felicità. Mi addentrai anche negli anni della mia gioventù, riscoprendo altre gioie ed emozioni: i primi amori, le prime grandi soddisfazioni di quell’età e quando ebbi accesso ad un altro periodo della mia vita, quello della maturità, decisi di rivivere il giorno del mio matrimonio. Ero felicissima, probabilmente quello fu il giorno più bello della mia vita.

Dopo, rivissi i momenti della nascita dei miei figli: gustando una gioia immensa per l’arrivo e per la crescita delle due mie creature, donate da Dio. Devo premettere che tra le diverse chiavi, ne spiccava una d’argento: quella del dimenticatoio. Significa che tutti i ricordi negativi e tutto ciò che ci aveva fatto soffrire, era stato dimenticato, per cui per accedere alla porta d’argento bastava solo varcare la soglia, che tutti le brutte esperienze, venivano dimenticate. Il viaggio nel mio tempo fu fantastico, indimenticabile, perché acquisii maggiore consapevolezza dell’evoluzione della mia anima che aveva vissuto un lungo periodo della mia esistenza. Adesso nella città incantata tutto era chiaro; si fava un reso conto di tutto ciò che era stato. Nulla era perduto di ciò che avevamo vissuto prima. Con la differenza che le sofferenze, amarezze, delusioni, non c’erano più nei ricordi, perché annullati nel dimenticatoio eterno. Anche questo era un grande dono di Dio. Ovviamente chi aveva provocato del male agli altri, le sue sofferenze non finivano nel dimenticatoio, bensì rimanevano ancora impresse nella memoria e soltanto dopo aver vissuto nella città forzata di cui ho parlato, veniva liberato, progredendo verso un livello più elevato. Allora gli veniva consegnata la chiave d’argento, per poter dimenticare e infine la chiave d’oro, per poter accedere alle porte d’oro, che lo avrebbero condotto nelle diverse fasi della propria esistenza trascorsa: lo straordinario viaggio nel tempo.

MATERIA INCANDESCENTE

Mi viene in mente un remoto sogno, vissuto così intensamente che sembrava realtà. Una massa incandescente di tanti colori ruotava davanti a me e il mio animo angosciato e rapito pensava: questa è la terra dopo la fine del mondo. Scioccata, contemplavo il vortice di fosforescenti colori con un senso profondo di malinconia. La massa di forma ovoidale continuava imperterrita a girare contro il tempo che ormai non esisteva più. Pensavo di essere stata fortunata o forse miracolata per non essere amalgamata, inghiottita nella massa incandescente e consapevole di essermi salvata dalla sventura cosmica. Ma la contentezza veniva dominata dal dolore, perché i miei occhi continuavano a guardare i magmi accesi, rogo dove arde l’umanità distrutta, quindi la sua storia, la sua arte, i suoi ideali; percepivo la solitudine più grande delle solitudini, perché ero rimasta sola, senza affetti, senza il mondo, senza speranza. Davanti a me c’era il buio opprimente dell’universo e la strana materia incandescente che ruotava intorno a sé, per una forza centrifuga rallentata, accompagnata da perforanti e lontani ultrasuoni.

VIAGGIO NELLO SPAZIO

Chi ha meritato la città incantata ha la totale libertà di sperimentare altri mondi nello spazio e volteggiare nell’universo. Ciò l’ho potuto sperimentare nei diversi viaggi astrali (per grazia ricevuta) che molto probabilmente contribuirono ad aprire il mio cuore e la mia mente. Adesso nella città incantata è tutto diverso, più chiaro.

L’ALBERO GIGANTESCO E IL PICCOLO UOMO

Dopo aver osservato l’immagine di un gigantesco albero, mi è inevitabile fare delle riflessioni, immedesimandomi dal punto di vista del maestoso albero. L’uomo crede di essere al centro dell’Universo, di essere la forma di vita superiore per eccellenza. Io credo invece che sia solo un’illusione, una convinzione subordinata al proprio punto di vista e tutto è relativo. Se consideriamo ad esempio questo grandioso albero, noi essere umani siamo paragonabili a delle formiche, quindi l’albero potrebbe vederci come esseri viventi appartenenti ad una sottospecie. Chi lo dice che l’albero non abbia una coscienza, una consapevolezza o un’ intelligenza? Ogni forma di vita specifica ha un proprio intelletto legato alla propria funzione da svolgere. Il linguaggio degli umani serve per gli umani, quello dei cani serve per i suoi simili e così via discorrendo. Allo stesso modo, credo che le piante abbiano un loro linguaggio sentimentale e probabilmente hanno anche un’anima. Se crediamo che l’essere umano abbia un’anima, considerando che è la forma di vita più cattiva e distruttiva della catena alimentare in natura, perché sottomette danneggiando il regno animale, il regno vegetale e persino i suoi simili, a maggior ragione credo che gli alberi e tutto il regno vegetale abbiano un’anima.

Il fatto che pensatori, filosofi, letterati e poeti, abbiano sublimato la natura dell’uomo, suggestionandola con il romanticismo e con le belle parole, non significa che l’essere umano sia la forma di vita più evoluta o elevata dell’Universo. Analogamente potrei affermare che l’albero potrebbe pensare (sempre che sia un essere pensante) che gli alberi siano degli esseri viventi superiori in natura. Tanti non credono che le piante o gli alberi siano essere pensanti, ma chi è in grado di dimostrarlo? Non si può dimostrare nemmeno il contrario, è vero, ma ciò non toglie che la mia teoria sia infondata, per cui rimangono soltanto delle teorie opinabili. L’essere umano è sicuramente l’essere capace di modificare l’ambiente in cui vive, ma a discapito delle altre forme di vita e il suo dominio si fonda sulla distruzione. Gli alberi invece non sono distruttivi per il regno animale, quindi mi viene spontaneo sostenere che anche questi abbiano un pensiero, un’intelligenza, dei sentimenti, un’anima.

OLTRE LA SOGLIA DELLA VITA

Dopo aver varcato la soglia dell’altra vita, mi apparve uno straordinario scenario. Fu per me un’immensa e gioiosa rivelazione, poiché ebbi una nuova visione della realtà. Provai una strana sensazione, come se si staccassero da me tanti veli opachi che fino a quel momento avevano condizionato e limitato il mio modo di essere. Percepii una liberazione e un senso di leggerezza totale. Basti pensare che non avevo più il corpo fisico, quell’involucro che aveva racchiuso e custodito, ma anche imprigionato, la mia anima per tanti anni. Pur se potrebbe sembrare lungo il periodo, vi assicuro che l’arco di tempo vissuto non fu altro che un soffio. Mi trovavo ancora nel Mondo terreno, ma adesso, dopo il trapasso, percepivo l’amore della mia anima come parte integrante del Creato. Mi aggiravo con una velocità paragonabile a quella della luce, per luoghi che non avevo mai visto. Probabilmente stavo conoscendo Paesi che avrei voluto vedere durante la mia permanenza terrena e che per vari motivi non avevo mai potuto visitare. Mi balenò il pensiero della morte. Finalmente avevo realizzato che in realtà la vera morte non esiste, dato che io vivevo ancora, anche se per i miei familiari e per i miei compagni di avventura terrena, non esistevo più. L’idea mi addolorava.

Realizzai quindi che il concetto della morte è un concetto relativo al punto di vista dal quale si guarda. Infatti la morte non è altro che la cessazione della vita materiale, un passaggio, la separazione tra il corpo che si sgretola, diventando cenere e l’anima che acquista vigore, spiccando il volo tra le infinite dimore. Adesso che avevo varcato la soglia di questa affascinante dimensione, mi fu tutto molto chiaro: i dubbi svanirono, le paure crollarono e soprattutto la sofferenza fisica svanì in un solo istante. Evidentemente come avevo immaginato quando appartenevo ancora al mondo della materia, la sofferenza fisica era procurata dal corpo materiale, per cui una volta dissolto il corpo, evidentemente non esiste più sofferenza. Cosa dire allora della sofferenza dello spirito? Tutti abbiamo sperimentato quest’altro tipo di sofferenza, che può essere legata alla mente, allo spirito o all’anima e i motivi possono essere svariati. Esistono tantissime sofferenze morali, a volte anche atroci non solo causate da se stessi, ma anche dagli altri. Per non parlare dello stato di salute mentale o della differente e mutevole predisposizione dello spirito. Il mio intuito però mi suggerisce che esiste pure qui la sofferenza dell’anima e si proverà in base a come un individuo ha vissuto. Riguarda tutte quelle persone che hanno odiato e procurato la sofferenza agli altri. Non sono ancora in grado di capire fino a che punto queste anime possano espiare le loro colpe o se ci sono dei casi in cui non vedranno mai la Luce. Ho capito però che esistono vari livelli di sofferenza, proporzionati ai livelli di cattiveria e di sofferenze inflitte dalle anime racchiuse quando erano nel proprio involucro materiale.

Tante persone credono che la morte dell’anima consista nella cessazione dell’esistenza dell’anima stessa. Certo, è molto comodo, perché l’anima smetterebbe di soffrire. Per tante altre, dopo la morte fisica, a prescindere da come abbiamo condotto la nostra vita, ci dissolveremo nel nulla, quindi la nostra vita svanirà per sempre. Molti pensano che la morte dell’anima consista nell’ impossibilità di percepire la beatitudine di Dio, oltre alle indicibili pene da scontare.

Ma adesso voglio parlare di quello che io sto vivendo adesso. La prima rivelazione, anzi constatazione di ciò che avevo sempre intuito: finalmente la mia anima si è liberata dal fardello del corpo, quindi non conosce più il dolore fisico e credo sia molto importante. La seconda rivelazione: posso comunicare col mondo vegetale, infatti anche le piante hanno un’anima. A volte me lo chiedevo e lo intuivo, avevo quasi la certezza, con l’avanzare degli anni, che anche queste avessero un’anima e adesso ne ho la conferma. Ora finalmente posso sentire le loro sensazioni e posso persino comunicare con loro. Se solo i poveri mortali comprendessero che le piante non sono come le pietre, ma hanno una loro sensibilità, probabilmente con commetterebbero tutti gli scempi che commettono e che continuano a esercitare. Ma come potrebbero rispettare il regno vegetale, se non rispettano nemmeno il regno animale? E che dire allora della violenza gratuita che l’essere umano esercita persino sui propri simili?

LE UCCISIONI E I VARI LIVELLI DI COLPE

Esistono tanti tipi di gente omicida, datosi che le uccisioni possono essere di diverso tipo, che non sono soltanto di tipo fisico, ma di tipo spirituale. Prendiamo alcuni casi: i pedofili, i persecutori e tutti quelli che avviliscono il prossimo e lo distruggono moralmente, compresi coloro che esercitano mobbing, spesso utilizzano la carica sociale che rivestono, anche con la prepotenza e col potere. Anche se non uccidono il corpo fisico, uccidono sicuramente l'animo. Sulla Terra quindi vivono e si aggirano tra di noi dei demoni veri e propri, spesso camuffati da personaggi rispettabili, ma se alla parvenza possono sembrare individui innocui, chi avrà avuto modo di relazionarsi con loro, capirà chi si nasconde dietro l'apparenza. Stare perciò alla larga finché si può!

Tutti possiamo sbagliare, ma bisogna distinguere chi compie il male senza saperlo e senza volerlo e chi invece si ravvede da chi compie il male con l’intenzione di infliggerlo! Sta qui la differenza. Anche una parola usata può fare la differenza, secondo il tono con cui è detta. Quando si pronuncia una frase, bisogna vedere lo spirito che ci sta dietro. Una prostituta, se è vero che vende la propria dignità, non si può ritenere più condannabile di una persona che la vende in senso morale e sono tante quelle che venderebbero la propria anima per una manciata di soldi o per un po’ di potere. Il vero male o peccato che commette una persona è determinato dalle conseguenze che procura a qualcuno. Bisogna valutare quindi gli effetti delle sue azioni.

REALE SURREALTA'

Camminavo in una giungla di un luogo molto lontano di un tempo remoto. Ad un tratto mi trovai di fronte ad una grande gabbia dentro la quale c’erano due umani: un uomo e una donna. Erano stati rapiti da alcuni primati ed erano molto tristi perché imprigionati da un paio d’anni. Le scimmie e gli scimpanzé si erano affezionati a loro e li curavano, gli portavano il cibo, l’acqua pulita per lavarsi, persino la radio per ascoltare musica. “Dai! Ballate! Fatemi vedere come vi muovete! Di tanto in tanto si avvicinavano alla gabbia i cuccioli dei primati che divertiti, urlavano dalla gioia e facevano versi, linguacce e cercavano di emulare lo strano linguaggio degli umani. Questi si avvicinavano e si facevano accarezzare. Gli adulti primati però non percepivano la desolazione e la sofferenza della coppia di sposi privati del bene più prezioso: la libertà. Spesso facevano dei giri intorno alla grande gabbia per non perdere l'abitudine al movimento, ovviamente entro i limiti. Per sconfiggere la noia ogni tanto gli umani cantavano e i primati si mettevano a ballare euforici, facendo moine imprevedibili. Un giorno una coppia di scimpanzé si avvicinò all’uomo e alla donna, li guardò con tenerezza e si dissero: “Guarda i loro occhi, guarda come ci assomigliano!” Sembrano proprio degli scimpanzé! Peccato che non parlino la nostra lingua e non si facciano capire! Certo, loro non sono intelligenti come noi!”

C’erano tante scimmie in quella giungla e una sorta di animali che si aggiravano attorno alla coppia, incuriositi cercavano di studiare questa strana razza, ormai diventata una vera attrattiva per il loro regno. Furono vani i tentativi di supplica degli umani per essere liberati e ritornare nel loro habitat fra i loro simili, ma purtroppo le scimmie, artefici del loro destino, non comprendevano affatto la loro angoscia e la disperazione. Ai primati interessava soltanto il legame affettivo che si era inevitabilmente instaurato e utilità per la giungla in quanto questi esemplari di forme di vita davano sicuramente un tocco di colore in più in più alla giungla stessa. Mi incamminai ulteriormente e vidi altre gabbie distanti l’una dall’altra con dentro altri esemplari di essere umani: neri, gialli, mulatti e di ogni altra etnia. Ognuno parlava la sua lingua. C’era chi piangeva, chi urlava, chi cantava, chi ballava, ma tutti erano accomunati dagli stessi sentimenti: disperazione completa. Di tanto in tanto si sentivano delle urla: “Vi prego, fateci uscire!!! Liberateci!!!” Gli scimmioni più anziani e più autoritari però avevano istituito già da tanto tempo, una legge basata non sulla cattiveria ma sull’ignoranza e presunzione bestiale, poiché credevano che gli esseri umani fossero stati creati da Dio per essere asserviti alle scimmie e al regno animale.

Ogni tanto qualche scimmia più compassionevole cercava di convincere il capo a liberare i poveri esseri ed entravano in contrasto, ma alla fine i primati “potenti” non cedevano. Erano sempre i prepotenti ad avere l’ultima parola e vigeva la legge che dettava il capo branco, non il più giusto o il più intelligente. Per questo motivo i prigionieri non avevano alcuna speranza di poter vivere, perché vivere in una gabbia era una vera condanna, rappresentava la morte dell’anima. Nella giungla erano sempre i più stupidi a comandare. Bastava essere più prepotente. Finché nel mondo animale non ci sarà giustizia, non esiterà felicità. Chissà… magari un giorno i primati si evolveranno a tal punto da comprendere il male che stanno provocando alle povere persone! Molto probabilmente gli umani non arriverebbero mai a rinchiudere dentro le gabbie delle bestie indifese, soltanto per poter soddisfare i loro capricci.

CURRICULUM di Olga Serina

. Cantautrice dal 1983 al 1989 . Ritratti dal vero ai turisti in Fiera del Mediterraneo di Palermo e nella località di Taormina (dal 1983 al 1997). . Animatrice caricaturista e ritrattista presso Agenzie di Spettacolo di Milano per Convegni e feste private (dal 1990 al 1998). . Lezioni private di disegno e pittura a Legnano (dal 2006 al 2014) per bambini e adulti. . Mostre di pittura presso gallerie, Comuni, Chiese in diverse località e presso il Palazzo Ducale di Palma di Montechiaro (dal 1983 al 2014). . Video: ARTE PURA di Olga Serina (650 opere artistiche) Durata 40 minuti. . Dal 2007 Insegnante di Arte e Immagine presso Ministero della Pubblica Istruzione (provincia di Milano). . Pubblicazioni libri dal 1989 al 2018:

1 - GRANDE TERRAZZA (Racconti di esperienze di viaggio). 2 - SULLE ALI DELL’ARTE (Considerazioni e riflessioni del rapporto tra arte e spiritualità). 3 - DIO NEL CUORE (Riflessioni sul tema spirituale). 4 - IL MIRACOLO CONTINUA (Riflessioni sui segni del soprannaturale). 5 - LA REALTA’ CHE SUPERA LA FANTASIA (Racconti umoristici, reali e fantastici). 6 - SOS SCUOLA (Ricognizione di testimonianze raccolte tra persone operanti nell’ambito scolastico). 7 - IL MATRIMONIO DEL CACTUS (Racconti umoristici). 8 - USI E ABUSI DI POTERE (Storie di mobbing nella Scuola) 9 - QUANDO I NANI SI CREDONO GIGANTI (Racconti inventati e storie reali) 10 - PENSIERI PER VOLARE (Meditazioni di uno spirito libero).

. Realizzazione di video (pubblicati su youtube) riguardanti recite, poesie, racconti e riflessioni, che trasmettono messaggi educativi, illustrati dalla stessa autrice, tra cui: “Dall’ignoranza nasce il business”. “La sovversione del senso dell’arte”. www.olgaserina.it pagina fb: Olgallery pagina fb: Olgabook

INDICE

. PRESENTAZIONE DI SILVIO SGAMMA . RECENSIONE MNAMON . PREFAZIONE PARTE PRIMA . AMO . AMA LA VERITA’ . IL PENSARE . IL TEMPO . RIFLESSIONI . IL VENTO, L’AMORE, DIO . LA BONTA’ HA SEMPRE UN’ ANIMA? . LA CONCEZIONE DI DIO . LA CONVERSIONE . L’ESISTENZA DI DIO . STATUE RAFFIGURANTI STATUE GRECHE… . L’ILLUSIONE DELLA VITA . LA NEVE

. OCCHI . MEDITAZIONI . NON SFUGGIRAI . IMMAGINAZIONE . NUVOLE . IL SIPARIO . LA GELOSIA E L’INVIDIA . LA PERSONA ASULATRICE . IL POTERE DELLA MUSICA . SOGNO UNA SOCIETA’ A MISURA D’UOMO . SOGNO UN MONDO NUOVO . SE POTESSI . PERCEZIONI . INNO ALLA BELLEZZA . LA SESSUALITA’ . IN GRAZIA DI DIO O IN GRAZIA DI PECUNIA?

. SOGNO . IL DOLORE . EFFETTO BOOMERANG . BRUCEREI I SEMI . POESIA E MISTERO . IL TRAMONTO DEL SUCCESSO . IL CIELO STELLATO . RIFLESSIONI . RIFLESSIONI . COMMENTO “NUOVO CINEMA PARADISO” . COMMENTO “REGALAMI UN ULTIMO ABBRACCIO” . COMMENTO POESIE DI MARIA ROSA LUMIA

. LETTERA APERTA . ALCUNE POTENZIALITA’ DELLA MENTE UMANA . IL SIPARIO . IL GIORNO DELLA MEMORIA . LA TRADUZIONE IMPROPRIA DEL SENTIMENTO RELIGIOSO . CONSIDERAZIONI SULLE ADOZIONI . IL BULLISMO . RIFLESSIONI . IMMAGINAZIONE . LA FIDUCIA . LA PRESUNZIONE DI ESSERE NORMALI . RIFLESSIONI DEL 1988 . L’INSONDABILE . LE MIE ORIGINI . RIFLESSIONI SULL’ARTE . DALL’IGNORANZA NASCE IL BUSINESS . LA SOVVERSIONE DEL SENSO DELL’ARTE . IL MERCATO E IL SUCCESSO DELL’ARTE . IN MERITO AL NUDO ARTISTICO . ARTE E SPIRITUALITA’

PARTE SECONDA . IL CARILLON . LA CASA DELLA NONNA . MICHELINO . MEMORIE . LA CASA DI PALERMO . RICORDI LICEALI E CONSIDERAZIONI DI UNA DOCENTE . VIAGGI ASTRALI PARTE TERZA . LA CITTA’ INCANTATA – IL GIUDIZIO . LA CITTA’ DESIDERATA . LA CITTA’ INCANTATA 2 . LA CTTA’ DELLA FELICITA’ . L’ENORME CALAMITA . VIAGGIO NEL TUNNEL . VIAGGIO NEL TEMPO . MATERIA INCANDESCENTE . VIAGGIO NELLO SPAZIO . L’ALBERO GIGANTESCO E IL PICCOLO UOMO . OLTRE LA SOGLIA DELLA VITA . LE UCCISIONI E I VARI LIVELLI DI COLPA . REALE SURREALTA’ . CURRICULUM


PENSIERI PER VOLARE - Meditazioni di uno spirito libero  
© 2001 tutti il materiale presente in questo sito è proprietà dell'autore è vietata la riproduzione senza autorizzazione