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RIFLESSIONI SULL’ARTE

(dal libro “Sulle ali dell’arte – Itinerario creativo tra arte e spiritualità”, di Olga Serina)
L’arte deve essere soggettiva od oggettiva? Un opera d’arte deve essere bella? Ma cosa s’intende per bello? E ancora, l’arte deve essere razionale o irrazionale? Tanti modi di concepire un concetto complicato da definire, perché la visuale amplissima può essere, ed è, diversa da soggetto a soggetto. Correnti artistiche si inseguono da anni, percorrendo il loro modo di accostarsi alla questione. Fattori ambientali, storici, sociali, si inseriscono poi in questo mosaico che si complica al progredire della civiltà. Ecco allora, che non esiste movimento artistico che possa permettersi di ignorare il passato. L’arte non può definirsi “assoluta”, deve bensì relativizzarsi ai suddetti fattori ed agli artisti stessi, ognuno dei quali con una sua identità ben definita. Considerando allora, che ogni uomo rappresenta un mondo a sé, ecco che l’arte diventa emozione e sentimento, in netta antitesi con un’arte “intellettuale”, per questo troppo fine a sé stessa. Esiste anche un’arte razionale: ne sono un esempio le scuole Rinascimentali, l’arte greca che esaltava la bellezza della forma, partendo da un processo di elaborazione mentale in cui le scienze, la matematica, i concetti di armonia ed equilibrio si combinano. Ecco allora che l’arte non era “firmata” da individui autonomi; le varie opere si presentavano da sé e nascevano in nome di un insieme di pensieri, che portava ad un pensiero comune, dominante, condiviso da una collettività, che si identificava con una identità culturale. L’arte diventava allora oggettiva, universale. L’artista, quindi, non poteva definirsi tale. Se per artista si considera colui che nella creazione, vuole esprimere se stesso attraverso un linguaggio nuovo, da lui elaborato, ecco allora che quelle persone aderenti a un’idea dominante non possono definirsi tali, bensì operatori artistici. Tuttavia, un buon operatore d’arte merita rispetto, perché se è vero che non porta innovazione, esprime però al meglio le sue possibilità, emozioni filtrate dalla sua sensibilità che appagano il fruitore, al di là delle correnti artistiche da cui proviene. Ecco quindi che è azzardato esprimere giudizi negativi su una corrente artistica, perché ciò che importa non è tanto ciò che questa vuole esprimere, ma come i suoi esponenti riescono a renderla viva, producendo la vibrazione dell’emozione dell’estetica. Risulta dunque che, opere apparentemente al di fuori di ogni inquadramento intellettuale, riescano ad esprimere molta bellezza. Kandinskij sosteneva che un bel quadro, per essere bello, deve piacere anche se capovolto. Qui sorge un altro interrogativo: chi può affermare che un’opera d’arte deve rappresentare il bello estetico? Tra il 1910 e il 1914, nasce infatti l’astrattismo e la sua prima espressione possiamo far risalire allo stesso Kandinskij, tale corrente ha una connotazione emozionale. Con Mondrian diventa mentale, ispirato alle leggi scientifiche e matematiche. Malevic porterà l’arte figurativa verso l’astrazione assoluta. Dal suo pensiero nasce il suprematismo, ovvero il mondo della non-rappresentazione. L’arte del passato, secondo lui, vive ancora oggi non per ciò che ha rappresentato con scene mitologiche, immagini sacre e gesta di eroi, ma per una virtù atemporale. Questa virtù è la pura sensibilità plastica che distingue un capolavoro da un fallimento. Arriva poi a chiedersi se l’arte debba essere prerogativa del mecenatismo interessato, oppure debba scegliere, come lui fece, la strada della libertà, arrivando a fare della rappresentazione di un deserto mediante quadrati bianchi, l’espressione di una totale, ma pregnante rarefazione stilistica. Forse Malevic era più filosofo che pittore. Un’opera d’arte non è necessariamente l’adempimento a determinate regole del disegno, in quanto ad esempio, l’arte informale esula del tutto dal disegno, per cui avviene una comunicazione visiva attraverso il colore. Il termine “Informale” significa senza forma, quindi priva di linee costruttive e di disegno. Nel caso specifico, un’opera d’arte si può definire tale se il colore riesce però a comunicare sensazioni o sentimenti. Se per un verso nell’opera informale spariscono alcune regole, ne subentrano altre attraverso un diverso linguaggio coloristico, d‘altro canto, le regole del colore devono essere universali. Pure se sostengo (come tanti) che un’opera d’arte è tale, se riesce a suscitare emozioni in chi li guarda, ribadisco dal canto mio che queste emozioni devono essere comunque positive e perciò edificanti.
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